Debito pubblico record e crescita più bassa d’Europa: stime UE su economia italiana

Economia italiana ultima in Europa per crescita attesa e con un debito pubblico record quest'anno. Le stime della Commissione UE certificano il fallimento del governo Renzi.

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Economia italiana ultima in Europa per crescita attesa e con un debito pubblico record quest'anno. Le stime della Commissione UE certificano il fallimento del governo Renzi.

Le stime economiche della Commissione europea per il triennio 2016-2018 confermano che l’Italia è e resterà ultima della classe, pur in un contesto continentale più favorevole, dato che quest’anno sarebbe la prima volta nell’arco di un decennio, che tutti i paesi membri della UE sono attesi con un pil in crescita. Nel dettaglio, sono state riviste al rialzo le stime di crescita per il 2016 dal +1,8% al +1,9%, così come per quest’anno dal +1,6% al +1,8%, stessa percentuale attesa per l’anno prossimo. Nell’Eurozona, il pil dovrebbe aumentare rispettivamente del +1,7% (+0,1%), +1,6% e +1,8% (+0,1%). L’economia italiana, però, farà molto meno bene della media, crescendo quest’anno solamente dello 0,9% e l’anno prossimo dell’1,1%. Il 2016 si sarebbe chiuso con un +0,9%, leggermente meglio del +0,8% previsto a novembre.

Le cattive notizie per il nostro paese non si fermano alla crescita attesa quasi dimezzata nel triennio, rispetto alla media dell’Eurozona. La Commissione ha anche previsto un peggioramento dei nostri conti pubblici, rispetto alle aspettative del nostro governo, che con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, continua a parlare di “calo del rapporto debito/pil” a partire da quest’anno. Tutt’altro: il debito pubblico dovrebbe salire dal 132,8% dello scorso anno al livello record del 133,3% quest’anno e scendere solamente al 133,2% nel 2018. (Leggi anche: Debito pubblico: Padoan scopre che è alto, ma con Renzi lo ha fatto esplodere)

Conti pubblici italiani peggiorano

Oltre alla bassa crescita, a impedire una discesa del nostro grado di indebitamento sovrano concorre il deficit, che nel 2016 dovrebbe essersi attestato al 2,3%, mentre quest’anno salirebbe al 2,4% e l’anno prossimo al 2,6%, in assenza di correzioni da parte del governo. Non solo: il deficit “strutturale”, al netto delle misure una tantum, è atteso in crescita dall’1,6% del 2016 al 2% di quest’anno e al 2,5% del 2018.

Ricordiamo, che per gli impegni assunti dai paesi europei con il Fiscal Compact, tale disavanzo dovrebbe scendere annualmente dello 0,5%, mentre da noi risulta persino aumentare.

Nemmeno sul fronte del lavoro arrivano buone notizie, perché il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere dall’11,7% medio del 2016 all’11,6% di quest’anno e all’11,4% dell’anno prossimo, restando sostanzialmente intorno ai livelli attuali, a causa dell’indebolimento della dinamica dell’occupazione, spiega Bruxelles, legato alla fine degli incentivi fiscali alle assunzioni stabili. (Leggi anche: Conti pubblici e banche, l’eredità di Renzi)

Fallita la gestione dell’economia del governo Renzi

Questi numeri certificano il fallimento del governo Renzi in materia di conti pubblici ed economia. L’Italia rimane ultima della classe con il secondo debito più alto di tutta la UE dopo la Grecia e la crescita più bassa di tutto il Vecchio Continente. Naturale che non possano essere creati nuovi posti di lavoro, per quanto positivo sia stato nell’ultimo biennio l’impatto del Jobs Act. Insomma, altro che polemica sulla manovra da 3,4 miliardi richiesta dalla UE e che dovrebbe tradursi in un aumento delle accise. Ad attenderci c’è quel conto da quasi 20 miliardi, che l’anno prossimo dovremmo pagare per evitare di fare scattare i maxi-aumenti dell’IVA. Di quali elezioni anticipate stiamo parlando? (Leggi anche: Sull’economia italiana l’ombra di una nuova e più grave crisi del debito)

 

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