Debito pubblico record e l’Italia sborsa ancora per aiutare gli altri

Quanto costa la partecipazione dell'Italia all'Efsf, all'Esm e ai vari piani di aiuto ai paesi in difficoltà? Ecco cosa si nasconde dietro l'aumento vertiginoso del debito pubblico italiano

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Quanto costa la partecipazione dell'Italia all'Efsf, all'Esm e ai vari piani di aiuto ai paesi in difficoltà? Ecco cosa si nasconde dietro l'aumento vertiginoso del debito pubblico italiano

A fine settembre, il debito pubblico italiano è arrivato alla cifra record di 1.995,1 miliardi, a un soffio dalla soglia psicologica dei 2.000 miliardi. E’ quanto riporta il Supplemento al Bollettino Statistico della Banca d’Italia. Rispetto al mese precedente, il dato risulta in crescita di 19,5 miliardi, di cui 11,6 miliardi per il fabbisogno del mese di settembre e 8,6 miliardi per incrementi delle disponibilità liquide del Tesoro, detenute presso la Banca d’Italia (Tassi in calo per i Bot, ma cresce ancora il debito pubblico). L’indebitamento dei primi nove mesi del 2012 sale così a 88,4 miliardi, di cui 61,9 miliardi per il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (era 61 miliardi nello stesso periodo del 2011), 21,7 miliardi per incrementi delle disponibilità liquide del Tesoro e 5,2 miliardi per emissioni di titoli sotto la pari. Sempre a settembre, le entrate tributarie italiane sono state di 22,6 miliardi, invariate rispetto ad agosto, mentre in tutti i primi nove mesi dell’anno esse hanno ammontato a 280 miliardi, 7 miliardi in più del periodo gennaio-settembre 2011 (+2,6%). Escludendo gli aiuti alla Grecia, la partecipazione dell’Italia all’Efsf e la riforma della Tesoreria, che ha fatto riversare a livello centrale 9 miliardi dagli enti decentrati, l’indebitamento sarebbe stato in linea con quello dello stesso periodo del 2011. Nel corso dell’anno precedente, infatti, gli aiuti alla Grecia ci sono costati 5 miliardi, mentre la partecipazione al Fondo salva-stati altri 2,2 miliardi. Quest’anno, invece, la sola quota di pertinenza dell’Italia per l’Efsf ammonta a 17,1 miliardi. Spulciando i dati anno per anno, ci accorgiamo che dall’inizio della crisi greca nel 2010 ad oggi, l’Italia ha già sborsato ben 48,2 miliardi di euro, pari a oltre il 3% del suo pil. Nel 2010, Roma ha sborsato 3,9 miliardi per aiutare la Grecia, mentre a fine 2011 l’impegno italiano risultava già salito a 9,2 miliardi. E l’Italia calcola di spendere complessivamente per Grecia, Irlanda e Portogallo 29,5 miliardi, a cui vanno aggiunti i 5,7 miliardi corrisposte all’ESM pro-quota in due tranche a luglio e ottobre. Si tratta del Fondo permanente, che andrà a sostituire entro un anno l’Efsf, sorto nel 2010 per l’emergenza finanziaria in Grecia. Ma attenzione, non è finita. Le banche spagnole battono cassa e a fine giugno è stato deliberato uno stanziamento massimo fino a 100 miliardi, di cui l’Italia sarà resa partecipe per il 19,8%. In sostanza, gli esborsi italiani al 2012 risultano già per 48,2 miliardi, a cui vanno sommati gli impegni da corrispondere entro il 2014 in altre tre rate pro-quota, per alimentare l’ESM. E per fortuna che a fronte dei 700 miliardi di capitale complessivo sottoscritto per l’Efsf-ESM, solo 83 miliardi circa saranno versati al 2014, ossia l’11,4%, che resta comunque la quota più alta per istituzioni simili. A conti fatti, da qui al 2014 dovremmo ancora sborsare altri 8,6 miliardi.  

Indebitarsi per prestare a tassi bassi: il meccanismo degli aiuti ai paesi in difficoltà

La questione è che tali esborsi sono finanziati con l’emissione di titoli di stato, in quanto certamente il Tesoro non dispone delle risorse cash per fronteggiare l’impegno assuntosi. Da qui, il paradosso che il nostro Paese risulta indebitarsi ancora di più di quanto necessiterebbe per fare fronte solo alle spese interne, per via della politica degli aiuti. Ad esempio, già quest’anno avremo un debito al 123,3% del pil, ma che sale al 126,3% circa, nel caso in cui conteggiamo anche i 48,2 miliardi stanziati in favore dei Pigs. Vero è che tale esborso sarà prima o poi ripagato con gli interessi, quando gli stati beneficiari restituiranno gli aiuti ricevuti. Ma, anzitutto, cadendo il fabbisogno finanziario in una fase di così acute tensioni sui mercati, l’Italia ha dovuto prendere a prestito denaro dagli investitori a rendimenti superiori a quelli che riceverà dai Pigs. Inoltre, non è scontato che la Grecia ripaghi il 100% degli stanziamenti ricevuti, data la criticità della sua situazione e il rischio nemmeno così basso che ancora possa uscire dall’euro e dichiarare default (il Fondo Monetario Internazionale ha già proposto ieri che i governi europei si accollino perdite per 50 miliardi sui 148 miliardi già stanziati). Avrà avuto ragione l’euro-scettico deputato inglese a Strasburgo, Nile Farrage, che a proposito degli aiuti che anche Italia e Spagna devono corrispondere agli altri stati in crisi, nonché all’Efsf-ESM, ha concluso “ma che minchiata è questa?”, riferendosi al fatto che Roma e Madrid siano costrette a indebitarsi a tassi maggiori di quelli applicati ai prestiti verso Atene, Dublino e Lisbona.

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Argomenti: Economia Italia