Debito pubblico oltre il 130% del Pil a marzo. L’Italia farà la fine della Grecia?

Peggio dell'Italia c'è solo la Grecia. L'indebitamento dell'Eurozona sale al 92,2% del Pil. Meglio la UE-27, con un rapporto dell'85,9%

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Peggio dell'Italia c'è solo la Grecia. L'indebitamento dell'Eurozona sale al 92,2% del Pil. Meglio la UE-27, con un rapporto dell'85,9%

Il debito pubblico cresce in tutto lo spazio europeo.  Lo confermano i dati Eurostat pubblicati stamane, secondo cui alla fine del mese di marzo, il rapporto tra debito e pil nell’Eurozona è cresciuto al 92,2% dal 90,6% di fine dicembre del 2012. Fa un pò meglio la UE-27, dove il rapporto si è attestato all’85,9%, in lieve crescita dall’85,2% della fine del trimestre precedente. Ancora più marcata la crescita su base annua, considerando che alla fine del primo trimestre del 2012, il debito dell’Eurozona era ancora all’88,2% e quello dell’intera UE all’83,3%.Ma impressiona negativamente il dato italiano. Il nostro debito pubblica supera per la prima volta nella storia la soglia del 130% del pil, attestandosi al 130,3% dal 127% di fine dicembre 2012 e dal 123,8% di marzo 2012. Peggio di noi fa solo la Grecia, con un debito al 160,5%, peraltro, dopo avere già tagliato 107 miliardi di euro attraverso l'”haircut” del 2012, che ha sgravato Atene di qualcosa come oltre il 40% di indebitamento sul pil. A quest’ora, questo avrebbe già oltrepassato il 200%. A seguire, il Portogallo (127,2%), l’Irlanda (125,1%), mentre fanno invidia i numeri di Estonia (10%), Bulgaria (18%) e Lussemburgo (22,4%).

Sempre l’Eurostat afferma che il debito è cresciuto nel trimestre in 21 paesi su 27, mentre l’incremento italiano è stato superiore alla media, ma dietro a quelli registrati in Irlanda, Belgio, Spagna, Malta, Grecia e Portogallo.

Alla crescita del debito ha contribuito negativamente anche il versamento dei contributi degli stati per il finanziamento dei programmi di assistenza in favore degli altri paesi membri in crisi. Tale onere ha inciso per il 2,1% nell’Eurozona e mediamente dell’1,6% nella UE. Per l’Italia, il peso è del 2,4% del pil.

E pensare che al 31 marzo di quest’anno il debito italiano ammontava ancora a 2.034,763 miliardi di euro, mentre il mese successivo risultava già salito a 2.074,6 miliardi.

Pertanto, il dato non può che peggiorare, specie in assenza di una ripresa del pil che non s’intravede. E’ probabile, stando alle previsioni di diversi istituti nazionali e stranieri, che il rapporto tra debito e pil in Italia si attesti alla fine del 2013 anche al 133% o di più.

 

Faremo la fine della Grecia?

Ma di peggioramento in peggioramento, dove andremo a finire? E’ ipotizzabile che l’Italia faccia la fine della Grecia, ossia che sia costretta nei prossimi mesi a chiedere assistenza alla Troika (UE, BCE e FMI), facendo scattare il meccanismo anti-spread messo a punto da Mario Draghi un anno fa e che al contempo debba ristrutturare il suo immenso debito?

La fase più acuta della crisi finanziaria sembra essere alle spalle, ma non è detto che non ritorni. Non solo sulla base di eventi da noi non dipendenti, come il “tapering” del QE3 negli USA e il conseguente rialzo prevedibile dei tassi sui bond pubblici e sovrani, ma anche basandoci sulla contingenza politica ed economica del nostro paese. Il rischio di elezioni anticipate entro la metà del 2014 è altissimo. I mercati non la prenderebbero bene, perché l’instabilità non piace agli investitori. Per non parlare dello stato anemico della nostra economia, che impedisce di fatto di calcare la mano sul fronte dei tagli alla spesa e delle già elevatissime imposte.

Se da un lato sembra catastrofismo facile immaginare una qualche forma di uscita temporanea dell’Italia dai mercati per chiedere aiuto a Bruxelles, dall’analisi della situazione socio-economico tale possibilità non sembra affatto remota, per quanto tremenda.

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