Debito pubblico: nuovo record a luglio e con il deficit come siamo messi?

Il debito pubblico a luglio segna un nuovo record storico, ma solo per l'aumento delle scorte di liquidità del Tesoro. Resta da capire se davvero abbiamo un "buco" di 7 miliardi con riferimento al deficit-obiettivo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il debito pubblico a luglio segna un nuovo record storico, ma solo per l'aumento delle scorte di liquidità del Tesoro. Resta da capire se davvero abbiamo un

Nuovo record per il debito pubblico italiano, stando agli ultimi dati del Supplemento finanziario al Bollettino statistico della Banca d’Italia: a luglio, risulta salito a 2.341,7 miliardi di euro, in rialzo di 18,4 miliardi rispetto a giugno. In realtà, nel mese si è registrato un avanzo di cassa di 15,1 miliardi, ma che è stato più che compensato dall’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro per 31,6 miliardi a quota 80 miliardi, nonché dal combinato tra scarti di emissione, variazioni dei tassi di cambio e dei titoli indicizzati all’inflazione per 1,9 miliardi. Anche le entrate tributarie contabilizzate sono aumentate su base annua a luglio, per l’esattezza del 4,8% a 49,4 miliardi, portando il gettito dei primi sette mesi dell’anno a 236,5 miliardi, pari a +1,4% rispetto allo stesso periodo del 2017. Quanto alla ripartizione del debito tra i vari livelli, troviamo che quello delle Amministrazioni centrali risulta salito di 20,4 miliardi, quello degli Enti locali diminuito di 2 miliardi, mentre invariato è rimasto sostanzialmente quello degli enti di previdenza.

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Guardando ai numeri, si capisce che, fatto salvo che la montagna del nostro debito sia mostruosamente alta, i nuovi record estivi non segnalano un deterioramento della situazione peggiore delle attese. Semplicemente, com’è accaduto anche negli anni passati, il Tesoro ha rastrellato sul mercato più debito di quanto non fosse necessario, al fine di approfittare della maggiore liquidità disponibile tra gli investitori nella prima parte dell’anno. Questo eccesso di debito verrà gradualmente ridotto entro la fine dell’anno, quando le scadenze fiscali faranno registrare un avanzo complessivo di cassa per lo stato e generalmente rifinanziarsi sul mercato diventa più costoso.

Come siamo messi con il deficit?

Considerando che alla fine del 2017 le scorte liquide del Tesoro ammontavano a 29,3 miliardi e che a luglio sono arrivate a 80 miliardi, anche solo supponendo che il loro livello verrà ricondotto a quelli del dicembre scorso, significa che a disposizione vi sarebbe una potenza di fuoco di oltre 50 miliardi da impiegare nei restanti 5 mesi dell’anno e che smaltirà il peso delle nuove emissioni necessarie per rifinanziare le scadenze. Lo scorso anno, poi, il livello delle scorte è stato abbassato di 13,8 miliardi rispetto al 2016, per cui non è detto che il Tesoro non decida di fare lo stesso anche quest’anno, per quanto non si possa scendere al di sotto di alcune soglie critiche. Al netto della variazione delle scorte, quindi, il debito pubblico reale sarebbe a 2.291 miliardi, in rialzo di quasi 35 miliardi in 7 mesi, un importo che dovrebbe equivalere al 2% del pil, supponendo che la crescita nominale di quest’ultimo risulterà quest’anno del 2,6%.

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L’Italia ha concordato con la Commissione europea un target dell’1,6%, ragione per cui avremmo ancora a disposizione 5 mesi per abbatterlo dello 0,4%, ossia di oltre 7 miliardi. Prendendo come riferimento i dati dello scorso anno, al netto delle scorte di liquidità, si scopre, però, che il debito pubblico tra luglio e dicembre saliva di quasi 12,5 miliardi, anche se sui dati tende a influire spesso la disomogeneità tra scadenze e incassi. Se così non fosse, vi sarebbe un “buco” di 7 miliardi da coprire con l’eventuale ulteriore riduzione delle scorte liquide rispetto al 2017.

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Argomenti: Debito pubblico italiano, Economia Italia

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