Debito pubblico, la proposta “sovranista” anti-spread di Siri rischia di farlo esplodere

Il sottosegretario Armando Siri della Lega propone di emettere BTp solo per le famiglie italiane, ma la misura sarebbe un rischio per la reputazione del Tesoro di Roma.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il sottosegretario Armando Siri della Lega propone di emettere BTp solo per le famiglie italiane, ma la misura sarebbe un rischio per la reputazione del Tesoro di Roma.

Armando Siri è uno degli uomini più importanti della Lega, tra i proponenti della pace fiscale (“non è un condono”) e della “flat tax”, che spiega si ripagherà da sola dal terzo anno, grazie al maggiore gettito fiscale derivante dal taglio delle tasse. Nominato sottosegretario alle Infrastrutture, qualche giorno fa ha avanzato una proposta choc sul debito pubblico italiano, che nelle sue intenzioni servirebbe a contrastare il rialzo dello spread. Come? Emettendo titoli di stato solo per le famiglie italiane. L’esponente leghista ritiene che il differenziale di rendimento dei BTp rispetto ai bond tedeschi sia riconducibile agli investitori stranieri, i quali detengono circa un terzo del nostro stock complessivo del debito, ovvero qualcosa come 780 su 2.300 miliardi di euro. E allora, egli propone di emettere BTp solamente per le famiglie italiane, offrendo loro un rendimento più alto di quello odierno, con ciò sostanzialmente riducendo ulteriormente la quota di debito in mano agli investitori stranieri, allentando la tensione sullo spread.

La ristrutturazione del debito pubblico italiano è diventata un’opzione reale 

Siri nota che le famiglie italiane deterrebbero ricchezza liquida per 5.000 miliardi, di cui solo 120 miliardi investiti in titoli di stato tricolore. Se si riuscisse a convogliare una maggiore percentuale di tale ricchezza per finanziare le nuove emissioni di debito, si potrebbe evitare una lievitazione complessiva dei rendimenti.

La proposta del sottosegretario potrebbe apparire innocente, invece comporta rischi persino imprevedibili. Anzitutto, sul piano tecnico bisognerebbe chiedersi come si farebbe ad emettere BTp destinati ad essere comprati solo dalle famiglie. Ammesso che ci si riesca, ciò implicherebbe il divieto per i titolari di rivendere a terzi stranieri o a investitori istituzionali italiani, dando vita così a un circuito illiquido. In sostanza, sarebbe precluso a questi BTp il mercato secondario, ossia la possibilità di essere negoziati subito dopo l’emissione e fino alla scadenza. Siffatti titoli non riscuoterebbero successo, dovendo essere detenuti verosimilmente dalle famiglie fino alla scadenza. Pertanto, le emissioni non potrebbero essere di medio-lunga durata, altrimenti in pochi italiani comprerebbero.

Cattivo segnale per i mercati

Aldilà degli aspetti prettamente tecnici, i rischi sono legati al segnale che si lancerebbe alla platea degli investitori. Emettere BTp solo per le famiglie italiane significherebbe comunicare a banche, fondi, assicurazioni, soggetti fisici stranieri di non essere graditi dal Tesoro di Roma, ovvero che l’Italia starebbe procedendo verso una “nazionalizzazione” del debito pubblico, magari con il fine di seguire ricette “sovraniste” per sganciarsi dai mercati internazionali e uscire in futuro dall’euro. Se passasse questo messaggio, perché mai dovrebbero acquistare altre emissioni di BTp?

Debito pubblico italiano, i mercati volevano il governo tecnico e la BCE con lo spread c’entra

E gli investitori istituzionali italiani? Anche loro esclusi dalle emissioni di questi particolari BTp. Perché? Anche in questo caso, il messaggio che giungerebbe a destinazione potrebbe tradursi in un boomerang per il governo. Concentrarsi sulle famiglie e guardare alla loro ricchezza liquida evoca lo scenario terribile di una imposta patrimoniale. Già più volte in passato e da parte dei governi di centro-sinistra e centro-destra, nonché dei “tecnici” prestati alla politica, abbiamo sentito parlare del fatto che le famiglie italiane sarebbero ricche e lo stato piange miseria, come a volere sottolineare che, in casi estremi, le risorse per rifinanziare la montagna del debito tricolore vi sarebbero, chiaramente presupponendo che si procederebbe a una sorta di esproprio deella ricchezza privata per coprire le passività pubbliche.

Attenzione, perché dal 2012 il Tesoro emette i cosiddetti BTp Italia, il nome assegnato ai bond retail, destinati alle famiglie. Si dirà che vi sarebbe un precedente che giustificherebbe la proposta di Siri, ma non è così. E’ verissimo che nella sostanza i collocamenti di questi titoli si rivolgono alle famiglie italiane, ma formalmente sono aperti a tutti gli investitori individuali, nazionali o stranieri, mentre da qualche anno alcune sedute sono aperte esclusivamente anche agli investitori istituzionali (sempre nazionali e stranieri). Qui, invece, saremmo a una esclusione a priori degli investitori stranieri dalla platea dei potenziali acquirenti, un fatto che avrebbe ripercussioni gravi sulla reputazione del nostro Tesoro, una mossa che puzzerebbe di autarchia quasi da stato sudamericano.

Il ritorno ai BoT people

Nella visione di Siri, evidentemente si vorrebbe tornare agli anni Ottanta e inizio anni Novanta, quando la maggioranza del debito pubblico italiano era in possesso delle nostre famiglie, le quali oggi detengono appena poco più di un ventesimo del totale. Erano i tempi d’oro dei “BoT people”, ma che sarebbe bene non mitizzare. La durata media del nostro stock di debito si aggirava sui 2 anni contro gli oltre 7 attuali e i rendimenti medi superavano anche il 10% contro il 3% di oggi. Dunque, pagavamo molto di più e il governo era esposto totalmente agli umori dei mercati, dovendo ogni anno rifinanziare circa la metà del debito complessivo. Le famiglie investivano la loro ricchezza sostanzialmente in titoli abbastanza remunerativi, anche se lo erano molto meno in termini reali, ovvero al netto dell’inflazione. Quel meccanismo ha dato vita a una cultura economica parassitaria, che ha tenuto più a lungo l’Italia lontana dai mercati finanziari evoluti, ovvero dagli investimenti azionari, obbligazionari, dai fondi, dalle assicurazioni, con tutte le implicazioni negative che ciò continua ad avere per la nostra economia. Si pensi, ad esempio, al basso grado di copertura previdenziale integrativa, un fatto che costringe milioni di lavoratori ancora oggi a dipendere esclusivamente dagli assegni Inps per la loro vecchiaia.

Infine, va detto che gli investitori stranieri posseggono ormai una quota relativamente molto bassa di debito pubblico italiano, cosa che dovrebbe preoccuparci, non entusiasmarci. Nel 2010, prima che esplodesse la crisi dello spread, erano al 52%. Da allora, il crollo. E’ chiaro che il rialzo dei rendimenti nel 2011-’12 fu dovuto proprio alla loro fuga dall’Italia, nel timore che l’euro potesse sparire e che Roma non fosse più in grado di gestire uno stock così elevato di debiti. La BCE ha calmierato i rendimenti con il “quantitative easing” dal 2015 e ancora prima con altre azioni di allentamento monetario, ma l’addio di gran parte della finanza straniera al nostro Paese è stato definitivo. L’unico modo che avremmo per abbattere lo spread sarebbe di attirare nuovi investitori stranieri, allargando la platea attuale, anziché allontanarli con emissioni loro precluse. E aldilà dei meccanismi automatici insiti nel funzionamento dei mercati finanziari, il loro ritorno avverrebbe solamente riguadagnandoci la fiducia, cioè mostrandoci fiscalmente responsabili e varando riforme che stimolino la crescita economica nel medio-lungo termine.

Sul debito pubblico non esistono soluzioni fantasiose alla Gabanelli

Sparate come quelle di Siri rischiano di avere l’effetto opposto. Dire agli investitori stranieri che non siano desiderati non crea certo appeal per i nostri BTp, anzi segnala ai mercati che l’Italia sarebbe sulla via dell’autarchia finanziaria, magari in previsione di uno sganciamento dall’euro e/o per finanziare a colpi di spesa pubblica allegra provvedimenti che risultano privi di coperture. Siamo sicuri che non vi saranno simili BTp per le sole famiglie italiane, così come non prepareremo un piano B per uscire dall’euro. Tuttavia, alcune esternazioni verbali fanno danni anche quando rimangono tali. Bisognerebbe imparare a parlare molto meno e a capire che quanti acquistano il nostro debito siano i nostri creditori e, pertanto, vanno rassicurati, non insultati.

[email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: bond sovrani, Debito pubblico italiano, Economia Italia, Politica italiana, rendimenti bond