Debito pubblico italiano: quale austerità? Gli interessi pesano più del 2011

Flessibilità fiscale, ma il debito pubblico non ce lo consente. Ecco le cifre, che dimostrano quanto l'Italia sia esposta a una potenziale nuova crisi dello spread.

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Flessibilità fiscale, ma il debito pubblico non ce lo consente. Ecco le cifre, che dimostrano quanto l'Italia sia esposta a una potenziale nuova crisi dello spread.

La polemica sulle nuove richieste di flessibilità fiscale da parte dell’Italia accende i fari in questi giorni sull’enorme montagna di debito pubblico accumulato dal nostro paese nel corso dei decenni. A luglio, stando agli ultimi dati di Bankitalia, ha segnato il nuovo record storico di 2.252,2 miliardi di euro. E’ probabile, però, che il 2016 si chiuda con un indebitamento intorno ai 2.215-2.216 miliardi, perché negli ultimi mesi dell’anno il Tesoro inizierà a utilizzare gran parte delle scorte di liquidità rastrellate sul mercato finora.

Analizziamo adesso l’andamento del debito dal 2011, ovvero dallo scoppio della crisi dello spread, che spinse alle dimissioni l’allora governo Berlusconi. In quell’anno, l’Italia pagò per gli interessi sul debito 79 miliardi, il 4,14% dell’intero stock di passività. Considerando il dato al netto dell’inflazione, in termini reali si ebbe, quindi, un costo reale medio del debito dell’1,34%.

Spesa interessi debito, la discesa

L’anno successivo, le cose andarono peggio, poiché sborsammo il record di spesa per interessi a 86,5 miliardi, pari al 4,3% dello stock di debito totale. Al netto dell’inflazione, il costo reale medio risultava sceso, però, all’1,3%. Un lieve miglioramento si percepì nel 2013, quando la spesa per interessi scese a 82 miliardi, pari al 4% del totale, ma in termini reali saliva al 2,8%.

E passiamo agli anni più recenti, quelli del governo Renzi. Il sentore di nuovi stimoli monetari da parte della BCE comprime i rendimenti sovrani e l’Italia risparmia un bel po’ di miliardi sugli interessi, spendendone “solo” 74,3, corrispondenti al 3,5% del debito complessivo. Tuttavia, a causa di un’inflazione poco sopra la zero, il costo reale s’impenna al 3,3%.

 

 

 

Interessi su debito scesi solo grazie a Draghi

Nel 2015, anno del “quantitative easing”, la spesa scende ancora a 68,4 miliardi, il 3,1% del debito, uguale al costo reale, data l’inflazione zero mediamente registrata nell’anno. Per quest’anno, in attesa delle cifre definitive, disponibili solo dal febbraio del 2017, prevediamo una spesa per interessi intorno ai 67 miliardi, che si attesterebbe al 3% del debito totale, percentuale uguale al costo reale, visto che anche quest’anno l’inflazione italiana dovrebbe essere azzerata o, addirittura, lievemente negativa.

Il paradosso di questa breve analisi è che nel 2011-2012, anni di massima crisi del nostro debito sovrano sui mercati, il costo reale della spesa per interessi è stato nettamente più basso di quello dell’ultimo triennio. E meno male che ci ha pensato la BCE a far crollare il costo di rifinanziamento del debito in scadenza, passato dal 3,61% di 5 anni fa allo 0,7% attuale.

Se rendimenti BTp risalgono a livelli passati saranno dolori

Questi dati mettono in evidenza un altro aspetto: rispetto a 5 anni fa, la spesa per interessi è scesa, in valore assoluto, di 12 miliardi, pari allo 0,7% del pil. Considerando che nel 2011 si ebbe un rapporto tra deficit e pil al 3,9%, mentre per quest’anno è atteso al 2,5%, significa che il 50% del tanto sbandierato “risanamento” fiscale è dovuto solamente alla discesa dei rendimenti sovrani, ovvero a Mario Draghi, che dal 2014 ad oggi li ha compressi ai minimi storici.

E se improvvisamente i rendimenti dei nostri BTp risalissero ai livelli del 2011? Pagheremmo sui 91 miliardi di euro di interessi sul debito, una cifra pari all’1,5% del pil in più rispetto a quella sborsata oggi. In assenza di correttivi sul deficit, il suo rapporto con il pil schizzerebbe al 4% e addio Patto di stabilità. Quando all’estero ci chiedono di risanare i conti, prima che la festa sui mercati finisca, si riferiscono proprio a questo. A buon intenditore, …

 

 

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