Debito pubblico italiano, perchè il boom è inarrestabile?

Il debito pubblico dell'Italia sembra essere destinato a crescere inesorabilmente affondando il nostro Paese. Cerchiamo di capire le ragioni tecniche alla base di un simile andamento e le prospettive future. In piena epoca Monti

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il debito pubblico dell'Italia sembra essere destinato a crescere inesorabilmente affondando il nostro Paese. Cerchiamo di capire le ragioni tecniche alla base di un simile andamento e le prospettive future. In piena epoca Monti

1.975,631 miliardi di euro. A tanto ammonta il debito pubblico dell’Italia  nel mese di agosto, stando all’ultima rilevazione della Banca d’Italia. E non si tratta di un record assoluto, che era stato raggiunto, invece, il mese precedente, quando il debito si era attestato a 1.977,494 miliardi. Su base trimestrale, invece, il record è sempre del secondo trimestre, quando la montagna del debito ha raggiunto la cifra impressionante di 1.982,239 miliardi. Ormai, siamo indebitati per il 126,1% del nostro pil, ossia della ricchezza annua prodotta , anch’esso un record, se si pensa che il dato più alto risaliva al 1994, quando il debito pubblico era arrivato all’apice, al 121,8%.  

Ammontare debito pubblico italiano: numeri da capogiro e meccanismi matematici

Dunque, più sacrifici facciamo e meno si vedono i risultati. Perché? La ragione è semplice, quanto matematica. Il rapporto debito pil varia sulla base della relazione con cui aumenta il primo, rispetto al secondo. Ora, il debito cresce o diminuisce per effetto del deficit, ossia della differenza tra entrate e spese dello stato e di tutte le altre amministrazioni pubbliche. Il pil, invece, varia in base alla crescita annua della ricchezza prodotta più l’inflazione (valore nominale). A sua volta, il deficit è frutto della somma dell’avanzo/disavanzo fiscale e degli oneri pagati annualmente sul debito accumulato. Quindi, è il rapporto tra queste singole voci a determinare il risultato finale di un debito in crescita, in diminuzione o costante sul pil.  

Andamento debito pubblico italiano: dal 2007 la crescita è stata inarrestabile

Riguardo all’andamento di questi ultimi anni, notiamo che dopo che il debito aveva raggiunto un rapporto minimo del 103,6% sul pil nel 2007, l’avanzata è stata netta dal 2008 in poi e la data non è casuale. Quell’anno, infatti, il pil si contraeva dell’1%, per effetto della crisi finanziaria esplosa negli USA, mentre il deficit pubblico iniziava a crescere, per via dell’erosione delle entrate. Nel 2009 eravamo già al 116%, conseguenza di un crollo del pil del 5,3% e di un deficit altrettanto alto. Da allora, il rapporto è sempre cresciuto, in quanto la crescita nominale del pil è stata insufficiente a tenere il passo della crescita dell’indebitamento pubblico, a sua volta esploso per via di un alto deficit fiscale e di un aumento degli oneri per rifinanziare il debito pregresso. Questa è la ragione per cui il rapporto è destinato a impennarsi anche quest’anno, vista la profonda recessione in corso, che dovrebbe determinare un calo del pil di almeno il 2,5%, mentre il deficit pubblico dovrebbe attestarsi tra il 2,5% e il 3% del pil.  

Il debito pubblico in Italia e il ruolo dei Comuni

Attenzione, però, a non pensare che tutto il debito pubblico (i suddetti 1.975,631 miliardi) sia quotato sul mercato secondario, nel senso che si trovi in forma di titoli di stato. Infatti, di questi sono bond pubblici solo 1611 miliardi circa, per citare il dato di marzo. La differenza è data dal fatto che non tutti coloro che prestano soldi allo stato, lo fanno attraverso le obbligazioni. Pensiamo a un Comune, che fa debito con la contrazione di un mutuo bancario. Questa forma di indebitamento non sarà quotata sul mercato, ma sempre debito pubblico è! E le amministrazioni pubbliche locali (regioni, province e comuni) detengono complessivamente un debito di quasi 200 miliardi di euro, per la quasi totalità espresso nella forma di mutui e prestiti dal Tesoro, quindi, non quotato sul mercato.  

Chi detiene il debito pubblico italiano

Chi detiene il nostro debito? Banche e istituzioni finanziarie risultano creditrici dello stato italiano per il 45,9% del nostro debito totale (marzo 2012), mentre i privati (famiglie e imprese) detengono una quota del 14,17%. Segue la Banca d’Italia con il 4,73%. Un’altra fetta del 35,18% è nelle mani di creditori stranieri, i quali, tuttavia, salgono al 41,5%, quando ci riferiamo al debito quotato. Quest’ultimo dato è dimostrativo anche del favore che i nostri titoli pubblici incontrano tra gli investitori stranieri, malgrado negli ultimi mesi il rapporto si è un pò incrinato, per via della crisi di fiducia nell’Eurozona.  

L’indecifrabile destino del debito pubblico dell’Italia

Ma la domanda che tutti ci poniamo è la seguente: potrà diminuire il debito nel corso dei prossimi anni? La risposta non è scontata, né può esserlo. Dipende essenzialmente dalle dinamiche della crescita e del deficit pubblico italiano. Per comprimere in modo sostanzioso il rapporto di cui sopra sarebbe necessario accelerare il tasso di crescita del pil nel medio-lungo termine e pareggiare costantemente i conti pubblici. Se, ad esempio, riuscissimo in tale operazione sin dal 2013 (ipotesi quasi impossibile), con una crescita nominale del pil del 4% annua (pil reale+inflazione) e con deficit zero, da qui al 2020, il debito scenderebbe a poco più del 92%. Si capisce benissimo, quindi, come il rilancio della crescita e il pareggio di bilancio debbano essere obiettivi di lungo periodo, irrinunciabili per risanare la nostra economia. Anche se, nel breve, il guaio è che i due obiettivi potrebbero risultare incompatibili, come dimostra questo primo anno di governo Monti. A furia di imporre tasse e di tagliare le spese per ridurre il deficit, il pil è crollato e il debito si è addirittura innalzato in rapporto al pil. Fino a quel clamoroso record storico del 126,1%.

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Argomenti: Economia Italia