Debito pubblico italiano: flessibilità finita? A dire basta sono i leader europei

Flessibilità sul debito pubblico italiano forse finita, dopo le critiche sia dell'Eurogruppo che della BCE alla Commissione.

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Flessibilità sul debito pubblico italiano forse finita, dopo le critiche sia dell'Eurogruppo che della BCE alla Commissione.

Debito pubblico italiano a 2.230,8 miliardi ad aprile, nuovo record storico. Dall’inizio dell’anno, la crescita è di 62 miliardi, di cui la metà per effetto del fabbisogno finanziario della Pubblica Amministrazione. Una cosa inizia ad apparire sempre meno probabile, la promessa del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di una discesa del rapporto debito/pil da quest’anno. Seppur di qualche decimale, invece, è probabile che ci avvicineremo a quota 133%.

La flessibilità di cui l’Italia ha goduto per quest’anno è pari a circa 14 miliardi di euro. La Commissione europea ha chiuso entrambi gli occhi dinnanzi all’esigenza della nostra economia di avere maggiori risorse a disposizione per gli investimenti e a sostegno della crescita. Ma Bruxelles è stata chiara il 18 maggio scorso: a novembre, l’Italia dovrà dimostrare di volersi mettere in carreggiata per rispettare le regole fiscali. Dall’anno prossimo entra in vigore il Fiscal Compact, che ci imporrebbe un taglio del rapporto tra debito e pil di almeno il 3,5%. Allo stato attuale, è già un successo se riusciremo a limare tale rapporto di qualche decimale.

Fine flessibilità su debito?

In Europa, la flessibilità con cui la Commissione si è approcciata ai conti pubblici di paesi come Italia e Francia ha dato molto fastidio a Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo e ministro delle Finanze olandese. Da rappresentante di un piccolo paese, ha lamentato una disparità di trattamento tra grandi e piccoli, a discapito dei secondi, richiamando i commissari a una gestione meno “politica” e più oggettiva.

Dietro a Dijsselbloem c’è la Germania, che da mesi ha esternato il suo malessere per l’eccessiva flessibilità mostrata da Bruxelles nel fare applicare le regole fiscali, tanto da avere proposto la creazione di un’authority a presidio dell’imparzialità del giudizio dei bilanci statali; insomma, una sorta di commissariamento dei commissari.

 

 

 

Critiche BCE a Italia

Ma nei giorni scorsi c’è stato anche un altro intervento critico verso la Commissione, arrivato niente di meno che dalla BCE, di certo non un “falco” sui conti pubblici sotto Mario Draghi.

Eppure, nell’ultima dichiarazione sui conti pubblici, l’istituto ha spiegato di ritenere che Bruxelles non avrebbe tenuto conto delle “precedenti mancanze” in fatto di risanamento dei conti, che dovrebbero essere giudicate un “aggravante”. E ha continuato che il nostro paese non avrebbe dato sufficienti spiegazioni sul mancato rispetto delle regole.

Pertanto, la BCE ha lamentato il rischio che “diversi paesi” non rispettino le regole sui debiti e ha chiesto da un lato ai governi con margini sui conti pubblici di utilizzarli, mentre a quelli che tali margini non li posseggono di adempiere alle previsioni del Patto di stabilità.

Margini stretti per conti italiani

Dunque, anche Draghi spinge perché la Commissione europea torni a fare il suo mestiere e bacchetti, ove necessario, l’Italia. Finora, egli ha coperto politicamente l’Italia, per cui queste dichiarazioni, lette alla luce anche delle rimostranze di Dijsselbloem, rappresentano un possibile cambio di passo nell’atteggiamento che le istituzioni europee potrebbero avere nei confronti del nostro paese a breve. Un messaggio non troppo cifrato, indirizzato al governo Renzi, che dopo l’estate dovrà reperire più di 15 miliardi per evitare che scattino nel 2017 le clausole di salvaguardia, che porterebbero a un maxi-aumento dell’IVA.

Nuovi sconti non ve ne sarebbero. I margini per un taglio delle tasse (in deficit) e per rendere più flessibili le pensioni in uscita sono quasi inesistenti, considerando la difficoltà di ridurre per un pari importo la spesa pubblica. Un fronte formato da BCE, Germania ed Eurogruppo sarebbe un po’ troppo forte da contrastare da parte dei commissari.

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