Rating debito pubblico italiano declassato da Fitch, ecco i 3 messaggi inviati

Fitch declassa il rating sul debito pubblico italiano e lancia due assist, uno al governo Gentiloni e l'altro a Matteo Renzi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Fitch declassa il rating sul debito pubblico italiano e lancia due assist, uno al governo Gentiloni e l'altro a Matteo Renzi.

L’agenzia di rating Fitch ha tagliato il giudizio sul debito pubblico italiano da “BBB+” a “BBB” con outlook stabile, venerdì sera. Alla base di questa revisione al ribasso, vi sono la bassa crescita della nostra economia, oltre che l’incapacità del governo di tagliare l’elevato rapporto debito/pil, nonché le aumentate probabilità di una maggiore influenza dei partiti euro-scettici, quando mancano dieci mesi al massimo alle prossime elezioni politiche. Un declassamento pesante, perché arriva nel bel mezzo delle tensioni all’interno della maggioranza su come reperire i 20 miliardi necessari per disinnescare le clausole di salvaguardia, che scattando farebbero esplodere l’IVA dall’anno prossimo.

E la tempistica del “downgrade” potrebbe in sé non essere del tutto slegata proprio da tale dibattito. L’agenzia ha stimato la crescita del pil italiano allo 0,9% per quest’anno e all’1% per l’anno prossimo. Come dire, che restiamo in piena stagnazione. E il rapporto deficit/pil è atteso all’1,7% nel 2018, nettamente superiore all’1,2% del target concordato tra Roma e Commissione europea. Ciò, spiega l’istituto, perché a ridosso delle elezioni politiche, il governo non vorrà imbattersi in rischi correlati al risanamento dei conti pubblici. (Leggi anche: Tasse mascherate per partite IVA, come il governo abbellisce i conti pubblici)

Le cause del declassamento di Fitch del debito italiano

Riassumendo le cause che hanno portato all’ennesimo declassamento dei nostri BTp, esse consisterebbero nella bassa crescita economica, nel lento ritmo di riduzione del deficit e nell’ascesa dei populismi in Italia. Quale messaggio emerge, quindi, da Fitch e a chi sarebbe rivolto?

L’agenzia di rating ritiene che l’Italia cresce poco e per questo avrebbe bisogno di un percorso maggiormente riformatore; che il risanamento dei conti pubblici procede a passo di gambero e che, infine, ci sarebbe il rischio di instabilità e di una maggioranza euro-scettica in Parlamento dopo le prossime elezioni. (Leggi anche: Flessibilità sul deficit? Non è più opzione per l’Italia)

Il tema dell’aumento dell’IVA

I primi due messaggi sono rivolti chiaramente al governo Gentiloni: accelerare sul taglio del deficit e riprendere il cammino delle riforme, che ad avviso degli organismi internazionali si sarebbe arrestato con la bruciante sconfitta del governo Renzi al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso. In altre parole, Fitch preme su Palazzo Chigi, affinché eviti di farsi attrarre dalle sirene anti-austerity, facendo scattare l’aumento dell’IVA, a salvaguardia dei conti pubblici italiani.

Poiché a battersi contro l’ipotesi di una stangata sui consumi è nella maggioranza proprio il segretario del PD ed ex premier Matteo Renzi, quanto sopra equivale ad affermare che nella diatriba tra democratici e Viale XX Settembre, Fitch si sarebbe schierata apertamente in favore di quest’ultimo, ovvero del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che una settimana fa aveva paventato un baratto tra aumento dell’IVA e taglio del cuneo fiscale, spostando parte della tassazione dalle imposte dirette (molto gravose sul lavoro) a quelle indirette. (Leggi anche: Aumentare l’IVA per tagliare le tasse sul lavoro)

Il sostegno indiretto a Renzi

Da questo punto di vista, Fitch lancia un assist al premier Paolo Gentiloni contro il suo predecessore, ma è con il terzo messaggio, rivolto stavolta agli italiani, che bilancia le critiche, quasi sostenendo Renzi, quando segnala il rischio di una maggiore influenza dei populismi, invitando indirettamente a votare per i partiti europeisti e appartenenti al cosiddetto “establishment”.

Se quanto abbiamo detto è vero, il declassamento del debito pubblico italiano ad opera di Fitch andrebbe nella direzione di sostenere la stangata fiscale sui consumi, a discapito delle posizioni contrarie a una nuova ondata di austerità, sposate praticamente da tutte le opposizioni e da Renzi. E così, dopo OCSE e FMI, anche il regno delle agenzie di rating si starebbe muovendo per sponsorizzare la super-manovra di autunno, nel senso di un avallo all’IVA massima al 25% e a quella intermedia al 13%. (Leggi anche: Aumento dell’IVA o via bonus 80 euro, intanto spesa pubblica corre)

 

 

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia

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