Debito pubblico al 127% del Pil, radiografia Eurostat sull’Italia

Il deficit è previsto al 2,1%, ma nel biennio 2013-2014 potrebbe pesare lo sblocco ai pagamenti dei debiti della PA

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il deficit è previsto al 2,1%, ma nel biennio 2013-2014 potrebbe pesare lo sblocco ai pagamenti dei debiti  della PA

I dati Eurostat confermano l’alto livello del debito pubblico italiano, attestatosi al 127% del pil nel 2012. E il deficit dello scorso anno è stato del 3%, superiore dello 0,1% al 2,9% segnalato provvisoriamente a febbraio. In ogni caso, il nostro Paese è riuscito a contenere il deficit pubblico al livello massimo consentito da Bruxelles, mentre la Commissione potrebbe a maggio fare uscire l’Italia fuori dalla lista degli stati sottoposti alla procedura d’infrazione dal 2009. Infatti, l’istituto europeo di statistica stima un rapporto deficit Pil al 2,1% sia per il 2013 che per il 2014, sufficiente, se confermato, a togliere alla nostra economia l’etichetta di stato con “deficit eccessivo”. Ma nei calcoli non compare ancora l’impatto del recente decreto del governo uscente con cui sono stati sbloccati debiti commerciali della PA per complessivi 40 miliardi tra questo e l’anno prossimo e che saranno ripartiti in parti uguali tra i due esercizi (Debiti PA verso imprese: sblocco crediti è solo una beffa?).  

Crisi economica Italia: le due facce del pagamento dei debiti della Pa

Il governo stima che tale aggravio porterà l’Italia ad avere un rapporto deficit/pil a ridosso del livello massimo consentito, ma non oltre. Tuttavia, basterebbe un peggioramento delle entrate stimate o un un peggioramento del pil nel biennio a comportare uno sforamento rovinoso. E Roma vanta un non invidiabile secondo posto per gli stati UE più indebitati, superata solo da Atene con un debito del 156,9% del pil. Al terzo posto il Portogallo con un rapporto del 123,6% e al quarto l’Irlanda al 117,6%. A livello di Eurozona, il deficit è sceso al 3,7% medio dal 4,2% del 2011, mentre nella UE la discesa è stata al 4% dal precedente 4,4%. E se la Spagna è al primo posto con un disavanzo del 10,6% del pil, la Germania registra un avanzo dello 0,2%. In crescita, però, il debito pubblico dell’Area Euro, passato dall’87,3% del 2011 al 90,6% del 2012 e dall’82,5% all’85,3% della UE-27.  

La sola austerità non convince l’Fmi

E la politica di solo rigore non convince il Fondo Monetario Internazionale, che questo fine settimana ha emanato un comunicato in cui si sottolinea come la crescita sia non equilibrata tra le aree avanzate del pianeta. Secondo il direttore generale Christine Lagarde è necessaria l’adozione di un mix di misure, che comprenda una politica monetaria accomodante e il risanamento dei conti, perché sia la ripresa che la creazione di nuovi posti di lavoro procederebbero a un ritmo molto debole. La presa di posizione dell’istituto di Washington suona come un’implicita benedizione alle politiche della Bank of Japan di inizio aprile, consistenti in misure molto aggressive di politica monetarie. Nemmeno il G20 finanziario ha sconfessato Tokyo, anzi, sostenendo come sia dovere per una banca centrale di mantenere la stabilità dei prezzi, cosa che il Giappone avrebbe fatto, appunto, contrastando la deflazione, ossia la discesa dei prezzi. L’invito dell’FMI non potrà, però, essere raccolto dalla BCE, che per statuto ha il solo obiettivo della stabilità dei prezzi, avendo già tagliato i tassi ai minimi della sua breve storia e adottato misure non convenzionali, quali le aste Ltro, ma senza rilevanti successi al fine di stimolare la ripresa.

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Argomenti: Debito pubblico italiano