Debito pubblico italiano a 2.022,7 miliardi: è record storico

In Italia è crisi nera. Malissimo il commercio, giù l'occupazione e crolla il mercato immobiliare. La ripresa sembra essere davvero lontana

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
In Italia è crisi nera. Malissimo il commercio, giù l'occupazione e crolla il mercato immobiliare. La ripresa sembra essere davvero lontana

Il debito pubblico italiano vola ancora e secondo l’ultimo Bollettino statistico della Banca d’Italia è arrivato a gennaio alla cifra record di sempre di 2.022,7 miliardi di euro, 34 miliardi in più del mese di dicembre. Tuttavia, l’aumento del fabbisogno avrebbe inciso solo per 0,9 miliardi, mentre l’emissione dei titoli sopra la pari e l’apprezzamento dell’euro avrebbero agito nella direzione opposta per 0,5 miliardi. E altri 0,4 miliardi si devono alla partecipazione italiana per i prestiti erogati dall’Efsf, arrivando così a complessivi 43 miliardi di euro. A gennaio, poi, le entrate tributarie si sono attestate a 27 miliardi, 0,6 miliardi in più (+2,3%) sullo stesso mese del 2012, ma Via Nazionale chiarisce che i dati sarebbero poco confrontabili, a causa di slittamenti e anticipi fiscali intervenuti. Riguardo alla ripartizione tra enti, il debito delle amministrazioni centrali è cresciuto di 34,5 miliardi, quello degli enti locali è sceso di 0,5 miliardi e il debito degli enti previdenziali è rimasto stabile.  

Rapporto debito Pil Italia superiore alla media europea

Dunque, si conferma l’allarme debito per il Belpaese. A fine 2012, lo stock era pari al 127% del pil, nettamente superiore alla media europea del 90%.  

Crisi del commercio: migliaia le imprese chiuse nei primi mesi dell’anno

E se il debito cresce, l’economia va sempre più giù. Nei soli primi due mesi dell’anno hanno chiuso in Italia quasi 10 mila esercizi commerciali. E’ il dato agghiacciante reso noto da Confesercenti, che parla di 167 saracinesche al giorno abbassate per sempre a gennaio e febbraio. In particolare, hanno chiuso battenti 13.750 esercizi e ne sono stati aperti solo 3.992, per un saldo negativo di 9.783 negozi. A fine marzo le aperture del primo trimestre saranno meno di 6 mila, la metà di quelle del 2012 e il dato peggiore da 20 anni a questa parte. E le chiusure nette potrebbero arrivare a 14.674 unità entro la fine del mese, con la previsione di 200 mila posti in meno entro l’anno. Una vera emergenza sociale.  

Crisi immobiliare: tracollo delle compravendite

Il dato nerissimo del commercio fa il paio con il crollo del mercato immobiliare, che ha registrato nel 2012 un -24,8% di compravendite, secondo l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate. Gli immobili venduti sono stati appena 444 mila, quasi la metà di quelli del 2006 e ai livelli del 1985 (Italia, crisi del mattone: in 6 anni dimezzate le compravendite).  

Disoccupazione Eurozona: nuovo allarme della Bce

E la stessa BCE non fa altro che lanciare l’allarme disoccupazione, quasi a sottolineare la situazione drammatica nell’Eurozona. La disoccupazione è arrivata all’11,9%, due punti in più dal mese di aprile del 2011 e la tendenza dovrebbe essere in aumento per ancora diversi mesi, se si considera che una ripresa del mercato del lavoro avviene, in genere, con una sfasatura temporale, dopo che è iniziata la ripresa dell’economia. Ma quest’anno, l’Eurostat prevede un tonfo del pil dello 0,5%, per cui la disoccupazione potrebbe salire ancora per almeno un altro anno. E le riforme sarebbero, nonostante tutto, necessarie, specie in tema di mercato del lavoro, avverte la BCE. Infatti, uno studio di Francoforte mette in guardia dall’allentare la pressione sul rigore, perché per debiti pubblici oltre il 90-100% del pil, si hanno conseguenze negative sulla crescita di breve periodo, cosa che non avverrebbe, se i governi si attenessero al target fissato da Maastricht, ossia a un rapporto debito/pil intorno al 60%. Ieri, il vertice europeo a Strasburgo è stato l’occasione per Italia, Francia e Spagna per ribadire la necessità di puntare sulla crescita, allentando la morsa del rigore. L’ipotesi sarebbe di depennare dalle voci di spesa gli investimenti pubblici produttivi, non conteggiati così per calcolare il deficit. La misura sarebbe temporanea e solo se preventivamente approvata da Bruxelles. Ma è già scontro con la Germania e il fronte del Nord, che ribadisce come il rigore dei conti non sia affatto alternativo alla crescita, ma le due cose sarebbero interdipendenti. Pertanto, in attesa che a Bruxelles arrivino risposte e che a Roma vi sia un governo, l’economia italiana sembra realmente abbandonata a se stessa.

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Argomenti: Debito pubblico italiano