Debito pubblico in calo, crescono le entrate tributarie

I conti non tornano e così il governo Monti apre la porta inevitabili nuove manovre finanziarie nei prossimi anni

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I conti non tornano e così il governo Monti apre la porta inevitabili nuove manovre finanziarie nei prossimi anni

Il debito pubblico italiano cala a 2.017,562 miliardi di euro a febbraio, rispetto ai 2.022,7 miliardi di gennaio, record storico assoluto. Lo conferma il supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia sulla finanza pubblica. Il calo sarebbe frutto di 18,5 miliardi in meno di disponibilità liquide presso il Tesoro, attestatesi a 49,6 miliardi (40,8 miliardi a febbraio 2012), mentre il fabbisogno del mese si è attestato a 13,1 miliardi. Quanto alla ripartizione territoriale, il debito delle Amministrazioni centrali è sceso di 5,2 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è cresciuto di 0,2 miliardi e quello degli Enti di previdenza è rimasto stabile. Sempre a febbraio, il sostegno all’Efsf da parte dell’Italia è valso 0,7 miliardi, portando complessivamente a 43,7 miliardi l’ammontare complessivo degli aiuti agli stati dell’Eurozona in crisi, inclusi gli aiuti bilaterali e quelli corrisposti tramite l’ESM. Infine, le entrate tributarie del mese sono cresciute del 2,3% su base annua a 27 miliardi, 0,6 miliardi in più.  

Una nuova manovra finanziaria all’orizzonte?

Ma le buone notizie si fermano qui. Anzitutto, perché lo stock di debito resta elevatissimo e ai massimi storici, mentre il governo uscente a guida Mario Monti ha lanciato l’ultimo allarme sulla tenuta dei conti pubblici (ma non li aveva messi in sicurezza?). Secondo il Documento di Economia e Finanza, tra il 2015 e il 2017 potrebbero essere necessarie nuove manovre aggiuntive per 20 miliardi di euro, al fine di mantenere il pareggio di bilancio strutturale e il calo del debito. Ma tenendo presente che l’impostazione sull’IMU avviata dal 2012 arriva in scadenza nel 2015, se essa non verrà confermata dai successivi governi, l’importo delle nuove manovre salirà a 60 miliardi nel triennio, ossia 15 miliardi sul 2015, 20 miliardi sul 2016 e altri 25 miliardi sul 2017. L’impatto sul deficit sarebbe, infatti, pari a 11 miliardi. Esso passerebbe dall’1,5% programmatico al 2,5% tendenziale. Ma già quest’anno potrebbero essere necessari altri 6-8 miliardi, tra rinvio della Tares, dell’aumento dell’IVA, finanziamento esodati, cassa integrazione in deroga, rinnovo accordi con Anas, Poste, Ferrovie e bonus energetico del 55% sulle ristrutturazioni “verdi”. E attenzione: questi calcoli sono persino ottimistici, perché tengono in conto un calo del pil di solo l’1,3% per quest’anno, una crescita media dell’1,3-1,4% per gli anni successivi e la dismissione di un punto di pil all’anno di beni pubblici. Tutte ipotesi, se vogliamo, irrealistiche. La recessione per l’anno in corso potrebbe arrivare all’1,7-1,9% per diversi istituti, mentre la crescita prevista per i prossimi anni sembra calcolata al rialzo. Per non parlare delle privatizzazioni. Davvero crediamo che Roma sarà in grado di vendere 16 miliardi circa di patrimonio all’anno?  

Rapporto debito Pil Italia al 130,4%

Nel frattempo, la certezza è che il debito schizzerà quest’anno al 130,4% del pil e sempre se le cose non peggioreranno, esso inizierà a scendere solo dal 2014, per arrivare al 117% nel 2017 (ma sperando in una crescita ad oggi ambiziosa e in conti pubblici a posto) (Il governo peggiora le stime sul debito/Pil 2013). Vi immaginate il peso e le conseguenze di una nuova manovra fiscale restrittiva per un altro mezzo punto di pil quest’anno e di ben 20-60 miliardi per il triennio 2015-2017?

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Debito pubblico italiano