Debito pubblico, grazie a Draghi risparmiati 8 miliardi in 3 mesi: deficit/pil verso il 2%?

Con il varo del QE di Mario Draghi, lo stato italiano ha già risparmiato 8 miliardi in 3 mesi sugli interessi sul debito pubblico. Andando avanti così il deficit potrebbe scendere al 2% del pil?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Con il varo del QE di Mario Draghi, lo stato italiano ha già risparmiato 8 miliardi in 3 mesi sugli interessi sul debito pubblico. Andando avanti così il deficit potrebbe scendere al 2% del pil?

Nei primi 3 mesi dell’anno, il Tesoro italiano ha emesso titoli del debito pubblico per 137 miliardi di euro, di cui 66 miliardi in BTp, pari a emissioni nette per 55 miliardi. In media, questi bond sono stati collocati al rendimento lordo ponderato dello 0,58%, 60 punti base in meno rispetto ai primi 3 mesi del 2014. Dunque, sui titoli di stato emessi da gennaio ad oggi, lo stato ha registrato oneri per 7,946 miliardi di euro, meno della metà di quelli che sarebbero serviti ai rendimenti di un anno fa. Il risparmio è stato di ben 8,22 miliardi, pari allo 0,5% del pil. Poiché si tratta di un risparmio pressoché inatteso, quindi, non contabilizzato nel bilancio preventivo dello stato, dovremmo ipotizzare e sperare che si dovrebbe tradurre in un calo del deficit superiore a quello preventivato. Se la Commissione europea ha stimato che il disavanzo dei nostri conti pubblici si attesterà quest’anno al 2,6% del pil, potremmo supporre che esso potrebbe avvicinarsi più alla soglia del 2%, ceteris paribus. E non stiamo tenendo conto dei possibili risparmi nei restanti 9 mesi, qualora i rendimenti dovessero attestarsi mediamente al di sotto delle attese.   APPROFONDISCI – L’Italia torna in deflazione a gennaio: -0,6%. Più sacrifici per fare scendere il debito pubblico  

Cosa farà il Tesoro con il debito pubblico?

Ovviamente, questo dimezzamento dei rendimenti è frutto dell’annuncio prima e dell’attuazione poi del “quantitative easing” della BCE, che ha anche ridotto gli spread ai livelli più bassi degli ultimi 5 anni. C’è, poi, un altro aspetto positivo dei dati analizzati dalla fixed income strategist di Intesa Sanpaolo, Chiara Manenti. Al netto del debito in scadenza e da rifinanziare, il Tesoro ha già emesso 55 miliardi di euro in più, pari a quasi il 3,5% del pil, circa 14-15 miliardi in più di quanto gli servirebbe nell’intero anno per coprire il deficit atteso dalla Commissione e dalle sue stesse stime.   APPROFONDISCI – Il quantitative easing spinge Bund e BoT, ma sui BTp a lunga scadenza effetto svanito   Anche volendo tenere conto dei pagamenti versati dall’Italia per i fondi di salvataggio Efsf-ESM, non conteggiati nel deficit e del fatto che il governo Renzi abbia scritto una legge di stabilità improntata già all’ottimismo delle cifre sui rendimenti sovrani e con riguardo a determinate coperture abbastanza ambigue, grosso modo il nostro governo non avrebbe bisogno da qui alla fine dell’anno di emettere più titoli di stato di quanti non ne giungano a scadenza. E questa è già una buona notizia, perché implica che, anche dovendo fronteggiare eventuali turbolenze derivanti dal caso Grecia o da altre situazioni imprevedibili, la domanda di liquidità del Tesoro sarebbe non superiore al debito in scadenza, quindi, saremmo in una posizione relativamente tranquilla. Tuttavia, come abbiamo notato anche nel 2014 con l’accumulo delle scorte di liquidità, è molto realistico ipotizzare che, in assenza di tensioni finanziarie, il Tesoro continuerà ad emettere più debito del necessario almeno fino al periodo giugno-luglio, approfittando dei rendimenti infimi. Nel frattempo, cercherà di allungare la vita media del nostro debito pubblico, portandola dai 6,3 anni delle settimane precedenti anche a oltre 7 anni.   APPROFONDISCI – Debito pubblico a gennaio a 2.165,9 miliardi, ecco perché sfiora il record storico   In pratica, nei prossimi mesi, lo stato italiano cercherà di approfittare dei rendimenti così bassi per ottenere qualche risparmio ulteriore per i conti pubblici e per allungare le scadenze delle prossime emissioni, che vedranno sempre meno BoT offerti e sempre più BTp. E l’eccesso di liquidità messo in cascina sarà impiegato per ridurre i collocamenti dei bond negli ultimi mesi dell’anno, quando i rendimenti tendono leggermente a crescere.

Deficit/pil al 2%

Ieri, il governatore della BCE, Mario Draghi, ha dichiarato a Roma che il QE genererà fino a un punto di pil in più entro il 2016. Il giorno prima, Confindustria aveva stimato un ritorno alla crescita nel primo trimestre di quest’anno, con una variazione positiva del pil dello 0,2%. Se la crescita nominale (pil+inflazione) sarà maggiore delle attese e i risparmi sui rendimenti pure, non sarebbe irrealistico far scendere il deficit al 2% del pil. Ma proprio da Intesa Sanpaolo è arrivata una frenata all’euforia delle analisi di questi giorni. Il capo economista Gregorio De Felice spiega che i segnali di inizio anno non sono positivi, come dimostrano i dati sugli ordini e il fatturato dell’industria a gennaio. Non sarà facile, spiega, centrare l’obiettivo di un deficit al 2,6%, mentre definisce “ardita” la previsione di Confcommercio di una crescita del pil all’1,% per quest’anno.   APPROFONDISCI – Italia a crescita zero a fine 2014 e il debito pubblico sale di 66,2 miliardi in un anno    

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Argomenti: Debito pubblico italiano