Debito pubblico a gennaio s’impenna, ma il vero dato preoccupante è un altro

Debito pubblico italiano in forte crescita a gennaio, ma il dato si spiega con ragioni tecniche. La vera preoccupazione sta in un altro numero: ecco quale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Debito pubblico italiano in forte crescita a gennaio, ma il dato si spiega con ragioni tecniche. La vera preoccupazione sta in un altro numero: ecco quale.

Sale a 2.279,9 miliardi il debito pubblico italiano a gennaio, in crescita mensile di 23,8 miliardi. Sono le cifre fornite oggi dal Supplemento finanziario al Bollettino statistico della Banca d’Italia, secondo cui l’impennata sarebbe dovuta alle maggiori disponibilità liquide del Tesoro (+25,2 miliardi a 54,5 miliardi), solo parzialmente compensate dall’avanzo di cassa delle Amministrazioni pubbliche (+1,2 miliardi) e dall’effetto combinato degli scarti di emissione, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e delle variazioni del cambio per 0,2 miliardi. Andando ad approfondire per sotto-settori, scopriamo che il debito delle Amministrazioni centrali risulta cresciuto di 23,3 miliardi in un mese e quello degli Enti locali di 0,5 miliardi, mentre invariato è stato quello degli enti previdenziali.

Quanto alle entrate tributarie contabilizzate, a gennaio hanno ammontato a 33,7 miliardi, in calo annuo di 1,6 miliardi, ma il Tesoro ha precisato che tenendo conto della disomogeneità tra le scadenze relative agli incassi e quelle dei pagamenti, le entrate sarebbero rimaste sostanzialmente invariate.

Come il debito pubblico tiene l’Italia in un purgatorio perenne 

Nel gennaio dello scorso anno, il debito pubblico italiano era aumentato di 32,7 miliardi, a causa dei +34,3 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro, salite allora a quota 77,4 miliardi. Pertanto, la dinamica di inizio 2017 non sembra preoccupante, avendo riflettuto le maggiori scorte di liquidità che il Ministero dell’economia e delle finanze tende ad accumulare nella prima parte dell’anno e che si attestano, comunque, su livelli ben inferiori a quelli di un anno prima (-33 miliardi).

Il vero dato preoccupante

Tutto bene? Magari. Dalla rielaborazione dei dati di dicembre si ottiene che gli investitori esteri avrebbero ridotto il loro possesso di titoli di stato italiani di 1,8 miliardi in un mese, ma salendo a una quota del 35,9% dal 35,7% dei titoli complessivamente in circolazione a novembre, incrementando le esposizioni in valore assoluto di 9 miliardi in un anno. Tuttavia, non solo siamo lontani dal 52% del 2010, ma dobbiamo anche tenere conto che tra gli investitori esteri figura formalmente la BCE, che con gli acquisti di BTp tramite il “quantitative easing”, rastrella praticamente più delle intere emissioni nette italiane.

A conti fatti, le esposizioni degli investitori stranieri risulterebbero diminuite e non accresciute negli ultimi tempi. Nel solo 2017, il sistema delle banche centrali dovrebbe avere acquistato titoli tricolori per quasi 85 miliardi, di cui un quinto in capo alla BCE, qualcosa come 15-16 miliardi, più dei 9 miliardi di maggiori detenzioni di debito italiano all’estero detenuto. In altre parole, senza Francoforte registreremmo verosimilmente una caduta degli investimenti stranieri, anche se i più alti rendimenti, per contro, li attirerebbero. Considerando, infine, che l’Eurotower dovrebbe essere oggi in possesso di BTp per 50-55 miliardi di euro, al dicembre scorso gli investitori stranieri privati avrebbero posseduto meno di un terzo dell’intera montagna del nostro debito, uno dei livelli più bassi da anni, ai minimi dall’esplosione della crisi dello spread. E a settembre, il QE termina o verrà ridotto fino ad annullarsi a fine anno. A quel punto, inizieremmo a fare i conti con l’oste, magari ancora una volta in piena campagna elettorale.

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Argomenti: Debito pubblico italiano, Economia Italia, Famiglie, Indicatori economici italiani