Debito pubblico, ecco la stretta della BCE che colpirebbe i nostri BTp e le banche

In arrivo possibili nuove regole della BCE sulla detenzione dei titoli di stato da parte delle banche, i cui effetti sui nostri BTp e sui conti degli istituti italiani sarebbero pesanti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
In arrivo possibili nuove regole della BCE sulla detenzione dei titoli di stato da parte delle banche, i cui effetti sui nostri BTp e sui conti degli istituti italiani sarebbero pesanti.

Il presidente del Consiglio di Vigilanza del Meccanismo Unico di Vigilanza della BCE, Danièle Nouy, è stata intervista dal quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt e ha ripreso un’argomentazione già avanzata più volte dalla Bundesbank e ripresa appena la settimana scorsa del suo governatore, Jens Weidmann. Nouy, che è a capo dell’organo di controllo dei bilanci delle maggiori banche europee, tra cui 15 italiane, ha sostenuto la necessità di evitare che gli istituti concentrino eccessivamente i loro impieghi verso un unico debitore, spiegando come una banca non dovrebbe prestare a un singolo cliente denaro per un ammontare superiore a un quarto del suo capitale. La Nouy ha aggiunto che tale regola dovrebbe valere anche per i titoli di stato.   APPROFONDISCI – Crisi del debito, ecco la proposta della Bundesbank che ci metterebbe nei guai   Il dibattito è tornato in auge in questi giorni con riferimento al caso della Grecia, dove gli istituti sono diventati ormai gli unici creditori privati dello stato e nei fatti tengono a galla finanziariamente Atene, ma vanno incontro a una gigantesca crisi di liquidità, che potrebbe tradursi in un crac vero e proprio, nel caso in cui il governo Tsipras dovesse essere costretto a dichiarare default.

Banche italiane molto esposte

La materia, però, è molto sensibile anche per l’Italia, dove Citigroup ha stimato che mediamente le nostre banche deterrebbero titoli di stato tricolori per il 175% del loro capitale, 9 volte in più il limite ventilato dalla Nouy. A gennaio, gli istituti italiano avevano aumentato di ben 16 miliardi in un mese a 416 miliardi (+4%) le loro esposizioni verso BoT e BTp, mostrando un legame affatto virtuoso con il debito sovrano, raddoppiato in appena 3 anni.   APPROFONDISCI – Le banche non fanno prestiti, ma continuano a comprare titoli di stato. Colpa del QE?   Nonostante lo stesso vigilante abbia  chiarito come la BCE sarà severa nel chiedere alle banche che le regole siano rispettate, ma senza eccessi, le nuove regole potrebbero avere, in ogni caso, effetti molto pesanti sia sulle nostre banche che sui nostri bond governativi. Weidmann ha proposto la scorsa settimana non solo di limitare gli acquisti da parte delle banche di bond pubblici dello stesso emittente, ma di porre fine alla loro valutazione “risk-free”, che le incentiva a preferire questi titoli ad altri investimenti, in quanto i loro acquisti non devono essere coperti da capitale a garanzia. Una distorsione, va riconosciuto, che ha spinto in questi anni le banche italiane a comprare titoli di stato, ufficialmente a rischio zero per la BCE, anziché sostenere gli investimenti delle imprese o i consumi delle famiglie, dato che a differenza dei primi, questi vanno garantiti con il capitale, a seconda del grado di rischio.

Rischio fuga dai BTp

Per quanto graduali potrebbero essere le nuove regole, se approvate da Francoforte, ciò implicherebbe per le banche la necessità di accantonare nel tempo una quota anche minima di capitale per i titoli di stato in pancia, spingendole così a vendere le quantità considerate in eccedenza, dando vita a una fuga dai bond governativi molto pericolosa per l’Italia, dove ormai quasi un quarto del debito pubblico quotato è concentrato nelle mani degli istituti nazionali.   APPROFONDISCI –Grecia, Draghi vieterà alle banche l’acquisto di bond. Pressione o paura di un default?   E’ stato, ad esempio, grazie alle banche italiane se tra il 2011 e il 2013, i nostri BTp hanno, tutto sommato, retto alla crisi di domanda degli investitori stranieri, la cui quota è crollata dal 52% di fine 2010 al 32% minimo registrato all’inizio del 2012. E ancora oggi ammonta a meno del 40%. Sarà forse anche per questo che ieri sera il governatore Mario Draghi è voluto tornare sulla questione della durata del “quantitative easing”, il piano di acquisto di titoli di stato dell’Eurozona, di Abs e “covered bonds” da 60 miliardi al mese, iniziato nel marzo scorso e che dovrebbe concludersi nel settembre del 2016. Draghi ha ribadito che non solo il  QE durerà fino a quando l’inflazione nell’Area Euro non si sarà portata al target del quasi 2%, ma che la BCE vorrà anche verificare che essa si stabilizzerà a quei livelli. Dunque, nessuna fretta: anche quando sarà centrato l’obiettivo, gli stimoli monetari proseguiranno ancora un pò. Che non sia una rassicurazione ai mercati, mentre l’istituto segnala l’intenzione di una stretta regolamentare sul legame vizioso tra bilanci bancari e conti pubblici?   APPROFONDISCI – Il QE di Draghi potrebbe finire prima del previsto e il rischio scarsità di bond esiste  

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Argomenti: Crisi del debito sovrano

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