Debito pubblico e la sfida di Padoan alla matematica

Debito pubblico in calo rispetto al pil quest'anno. La promessa è del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che tradisce un'ottimismo sospetto. I numeri dicono altro.

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Debito pubblico in calo rispetto al pil quest'anno. La promessa è del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che tradisce un'ottimismo sospetto. I numeri dicono altro.

Intervenendo al Workshop sulle buone pratiche di finanza pubblica della Regione Lazio, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha definito un “mostro” il nostro debito pubblico, ma ha promesso che il governo sarebbe nelle condizioni di domarlo, visto che avrebbe smesso di crescere e già da quest’anno dovrebbe iniziare a scendere in rapporto al pil.

Il ministro ha aggiunto che la spesa pubblica è sotto controllo, “non fuori controllo, come spesso si dice”, perché in termini nominali, al netto degli interessi e delle prestazioni sociali, essa si mostra stabile, il ché significa che diminuisce in termini reali, in un ambiente di bassa inflazione.

Padoan promette una discesa del debito, sfidano la matematica

Dunque, il ministro Padoan conferma che il rapporto tra debito pubblico e pil sarebbe destinato a scendere quest’anno. Peccato che a contraddirlo non è un qualche ragionamento filosofico, bensì la calcolatrice. Affinché il debito non cresca rispetto al pil, è necessario che esso aumenti nella stessa percentuale del prodotto interno lordo o anche meno. Sappiamo che l’obiettivo del governo per i conti pubblici è di perseguire per il 2016 un deficit al 2,2% del pil. Rispetto al debito, implica una crescita dell’1,7%. In parole povere, all’Italia servirà una crescita nominale (pil + inflazione) pari ad almeno l’1,7% per stabilizzare il rapporto.      

Crescita pil Italia sarà non superiore all’1%

La cifra sarebbe alla portata, se solo l’Italia registrasse un tasso d’inflazione sostanzialmente in linea con quello del target della BCE. In quel caso, anche con una crescita reale del pil dello zero percento, la promessa di Padoan si avvererebbe. Ma quest’anno sarà tanto se l’Eurozona, Italia compresa, riuscirà ad esitare un tasso medio di crescita dei prezzi positivo. La BCE ha tagliato a marzo le sue previsioni allo 0,1% medio per il 2016 dal +1% stimato solamente nel dicembre scorso. L’Italia formalmente continua ancora a prevedere un’inflazione all’1%, anche se è certo che la stima sarà rivista al ribasso nell’aggiornamento al Def. E che dire del pil? Il governo Renzi ha previsto in sede di varo della legge di stabilità un roboante +1,6%, che se allora apparve esagerato, oggi si mostra ridicolo.

Lo stesso premier ha ammesso di avere abbassato le aspettative a un più contenuto +1,4%, ma è quasi certo che alla fine cresceremo forse anche meno dell’1%.

Debito Italia non scenderà quest’anno

Ponendo che l’economia italiana si espanderà proprio dell’1% e che l’inflazione salisse a una media annuale dello 0,5%, la crescita nominale del pil sarebbe inferiore al tasso necessario per stabilizzare il rapporto debito/pil. E stiamo escludendo gli effetti che un abbassamento della crescita comporta sulle entrate. In assenza di una manovra correttiva dei conti pubblici, il deficit potrebbe salire a non meno del 2,6%, al netto del computo delle spese per i 3 miliardi stanziati per l’emergenza immigrazione. A meno che Padoan non cambi le regole della matematica, è improbabile che riesca a centrare l’obiettivo di un calo della percentuale di indebitamento pubblico. Le sue parole semmai tradiscono l’ostinata convinzione che l’Italia quest’anno cresca quasi in linea con le previsioni di un semestre fa, con ciò confermando che il vero problema del governo non sarebbe la retorica “anti-gufi” del premier, ma la posizione di replicante e di totale asservimento ai suoi desiderata di Viale XX Settembre, ormai auto-declassatosi a valletto di Palazzo Chigi.  

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