Debito pubblico, Draghi ci ha fatto risparmiare 50 miliardi in 5 anni

L'unico risanamento in Italia è stato fatto dalla BCE, che ha tagliato gli interessi sul nostro debito pubblico di 50 miliardi in 5 anni. I governi a Roma si sono seduti sugli allori.

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L'unico risanamento in Italia è stato fatto dalla BCE, che ha tagliato gli interessi sul nostro debito pubblico di 50 miliardi in 5 anni. I governi a Roma si sono seduti sugli allori.

Il debito pubblico italiano dovrebbe attestarsi al 133% del pil quest’anno, ma potrebbe essere persino più alto, se il governatore della BCE, Mario Draghi, non ci avesse dato una mano negli ultimi 5 anni, prima annunciando il varo di un piano anti-spread e successivamente dando vita al “quantitative easing”, il tutto condito da una politica monetaria mai così accomodante, che ha azzerato i tassi e abbassato i rendimenti dei titoli di stato. L’effetto combinato di queste misure si è tradotto per l’Italia in un beneficio di 50 miliardi dal 2012 ad oggi. A tanto ammonterebbe, infatti, il risparmio per il nostro Tesoro sugli interessi maturati sul debito.

Nel 2012, all’apice della crisi dello spread, l’Italia dovette sborsare per onorare il suo debito 85,6 miliardi. Quest’anno, stando alla Nota di aggiornamento al Def del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il conto dovrebbe scendere dai 66,4 del 2016 a 64 miliardi, per quanto meno favorevole a quello ipotizzato nell’autunno scorso, scontando il rialzo dei rendimenti degli ultimi mesi, sul quale influiscono anche le tensioni politiche interne, oltre che a quelle europee. (Leggi anche: Debito pubblico italiano, 760 miliardi di interessi in 10 anni)

Senza Draghi niente risanamento

Dunque, i risparmi cumulati dal 2012 ammonterebbero a circa 50 miliardi di euro, il 3% del pil. Senza Draghi, quindi, il rapporto debito/pil sarebbe stato probabilmente già in area 136%. Considerando che nello stesso arco di tempo, il disavanzo fiscale è rimasto sostanzialmente stabile, riducendosi di uno 0,5% del pil cumulato al 2016, ciò implica che Draghi sarebbe stato l’unico contributo al risanamento dei nostri conti pubblici, i quali altrimenti avrebbero registrato un peggioramento complessivo dei saldi di circa il 2,5% del pil.

Le cifre non depongono in favore dell’Italia, perché dimostrano quanto debole sia stata l’azione dei governi di questi anni nel tagliare il deficit. Al contempo, però, segnalano a Draghi di avere involontariamente arrestato il processo di risanamento fiscale, facendo sedere la politica italiana sugli allori, potendo questa confidare nei tassi zero e negli acquisti dei bond da parte della BCE. (Leggi anche: Cattivi governi e populismo in Italia hanno nome e cognome: Mario Draghi)

 

 

 

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