-284 euro a famiglia in interessi sul debito quest’anno

Il QE della BCE ci ha fatto risparmiare già in 9 mesi 26 euro a testa in minore spesa per gli interessi sul debito. Ma i benefici sono stati anche maggiori, guardando ai dati degli ultimi 4 anni.

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Il QE della BCE ci ha fatto risparmiare già in 9 mesi 26 euro a testa in minore spesa per gli interessi sul debito. Ma i benefici sono stati anche maggiori, guardando ai dati degli ultimi 4 anni.

Con il collocamento di oggi, il Tesoro è riuscito a coprire l’83% dei 255 miliardi di euro di emissioni nette previste per l’anno in corso, anche se alla fine potrebbero rivelarsi inferiori a tale importo, grazie al minore fabbisogno delle amministrazioni pubbliche. E il costo medio della raccolta ad oggi dall’inizio dell’anno è stato pari allo 0,70%, meno della metà dell’1,44% registrato nei primi 9 mesi del 2014. Ciò ci consente di fare un paio di calcoli per capire quanto abbiano risparmiato gli italiani in interessi sul debito pubblico. Facendo un raffronto con il periodo gennaio-settembre 2014, si ha che a fronte degli 1,48 miliardi spesi nei primi 9 mesi dell’anno, se avessimo mantenuto inalterato il costo di emissione del nuovo debito, avremmo speso 3 miliardi di euro, ossia 1,56 miliardi in più. Suddividendo tale importo per i 60 milioni di residenti nel nostro paese, si trova che ciascuno di noi ha potuto risparmiare intorno ai 26 euro, quasi 3 euro al mese, che su base annua proietterebbero la minore spesa pro-capite per interessi a 34,60 euro. Una famiglie di 4 componenti, dunque, potrebbe ritrovarsi a spendere per gli interessi sul debito pubblico quasi 170 euro in meno. Cifre ancora da verificare, risparmi magari non immediatamente tangibili, ma che rivelano senza dubbio l’impatto positivo che ha avuto sui nostri conti pubblici il varo del “quantitative easing” della BCE, il piano di acquisto dei titoli di stato, degli Abs e dei “covered bonds” per 60 miliardi di euro al mese fino al settembre dell’anno prossimo. In realtà, prima ancora che con il QE, il governatore Mario Draghi era intervenuto a sostenere i bond governativi dell’Eurozona indirettamente con le aste Ltro, tenutesi tra la fine del 2011 e il febbraio del 2012, che hanno iniettato alle banche oltre 1.000 miliardi di euro per prestiti fino a 3 anni e a un tasso di appena l’1%. Di questi, 255 miliardi sono andati nei bilanci degli istituti italiani, che hanno raddoppiato le loro esposizioni in titoli di stato italiani dai 200 miliardi di fine 2011 agli oltre 400 miliardi attuali. Nel febbraio scorso, il mese prima che iniziasse l’attuazione del QE, le banche italiane detenevano il record di 424 miliardi di euro in bond tricolori.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/calo-spread-risparmi-per-40-miliardi-in-tre-anni/  

Oltre 123 euro a testa in meno di spesa per interessi

Pertanto, se volessimo tenere in considerazione tali misure, dovremmo rivedere i nostri calcoli.

A tale proposito, facciamo presente che nell’anno di picco della crisi del debito sovrano italiano –  il 2011 – il costo medio della raccolta fu pari al 3,61%. L’anno seguente scendeva al 3,1% e al 2,1% nel 2013. Dunque, se in questi primi 9 mesi dell’anno avessimo pagato gli stessi rendimenti di 4 anni fa, avremmo dovuto spendere 7,64 miliardi, ovvero 6,16 miliardi in più. In termini pro-capite, avremmo pagato circa 127,30 euro, 101 euro in più di quanto abbiamo effettivamente sborsato. Proiettando le stime sull’intero 2015, possiamo affermare che la BCE avrebbe fatto risparmiare all’Italia 7,42 miliardi, lo 0,45 del pil. In altri termini, il contenimento del costo della raccolta ci avrebbe evitato di sforare il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e pil. E calcolando ancora che, stando all’Istat, una famiglia italiana è composta mediamente di 2,3 componenti, si scopre che il risparmio ammonterebbe a oltre 284 euro per ogni nucleo. Certo, non è detto che in assenza di un intervento della BCE le cose sarebbero rimaste del tutto inalterate. Anzitutto, il Tesoro avrebbe potuto cercare di ridurre il costo della raccolta accorciando più di quanto abbia fatto la vita media delle nuove emissioni, in modo da offrire rendimenti minori. Forse avrebbe anche accelerato il taglio della spesa pubblica e le politiche di riduzione del deficit per convincere il mercato a ridargli fiducia.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/debito-pubblico-in-20-anni-spesi-1-650-miliardi-in-interessi-25-volte-leuropa/  

Costo complessivo del debito pubblico resta alto

Sta di fatto che nel 2010, i titoli del nostro debito avevano una scadenza residua media di 7,20 anni, scesa ai 6,8 miliardi attuali, mentre la spesa per interessi sull’intero indebitamento viene stimata al 4,2% del pil quest’anno, ossia 6 volte più alta, in termini percentuali, rispetto al costo delle emissioni di questi primi 9 mesi dell’anno.

La ragione di questa apparente contraddizione è semplicissima: mentre il Tesoro piazza il nuovo debito a costi relativamente molto bassi, deve continuare a pagare gli interessi più alti sul debito contratto in passato. Con gli anni, se i rendimenti e le scadenze medie rimanessero ai livelli attuali, l’intera spesa per gli interessi sul debito crollerebbe a meno dell’1% del pil. Ma l’ipotesi appare più teorica che pratica, visto che i rendimenti sono destinati a crescere nei prossimi anni, essendo legati alle dinamiche del mercato. In ogni caso, si stima che nel 2018 spenderemo il 3,8% del pil per questa voce del bilancio pubblico, circa l’1% in meno dell’apice toccato in questi anni dalla crisi del debito sovrano. Ed è tutto merito della BCE, non certo della virtuosità delle amministrazione pubbliche italiane.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/debito-pubblico-italiano-esploso-di-613-miliardi-dal-2007-vediamo-il-costo-della-crisi/      

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