Debito pubblico alle stelle, ma ecco i numeri che ci fanno ben sperare

Nuovo record per lo stock a maggio, sebbene il costo di emissione continui a scendere, toccando a giugno nuovi minimi storici.

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Debito pubblico italiano ai nuovi massimi storici

Il debito pubblico italiano continua a correre e a maggio ha toccato un nuovo record storico di 2.686,8 miliardi di euro. Probabile che entro la fine dell’anno salirà ancora e fino a toccare e finanche superare i 2.700 miliardi. Di fatto, nel biennio 2020-2021 la pandemia ci sarà costata ben 300 miliardi. L’ammontare esatto dello stock a fine dicembre, tuttavia, dipenderà dai primi fondi del Recovery Plan che l’Italia riceverà già da questa estate e attesi nell’ordine dei 25 miliardi, di cui una parte in forma di sovvenzioni, cioè senza obbligo di restituzione. Il loro ottenimento sgraverebbe le emissioni di BTp, cioè frenerebbe la corsa dello stock.

Suddividendo i 2.687 miliardi per il numero degli abitanti, abbiamo che ciascun residente (inclusi i neonati) in Italia porti sulle spalle un debito pubblico di 44.500 euro. Se facciamo ricadere tale montagna solamente sul numero degli occupati pre-Covid, il fardello per ciascun lavoratore dipendente o autonomo, pubblico e privato, s’impenna sui 115.300 euro. Se ci concentrassimo, infine, solamente sui lavoratori del settore privato, si arriva a circa 134.350 euro.

I numeri positivi del debito pubblico

Le cifre non hanno bisogno di alcun commento. Tuttavia, ne esistono di altre ad attenuarne la gravità. Infatti, il Tesoro ci fa sapere che al 30 giugno scorso il costo di emissione del debito pubblico italiano risulti sceso ai minimi storici dello 0,17%. Era allo 0,59% nel 2020. Se restasse sempre così, questa immensa montagna ci costerebbe ogni anno appena circa 4,5 miliardi, cioè 60 miliardi in meno della spesa per interessi dell’anno scorso. Praticamente, oltre 3 punti di PIL risparmiati. Riusciremmo persino a chiudere i conti pubblici in attivo, tornando ai livelli di avanzo primario del 2019.

Altro andamento positivo è l’allungamento tendenziale della durata media del nostro debito pubblico. Siamo saliti a 7,11 anni dai 6,95 anni di fine 2020. Dunque, non solo emettere BTp ci costa di meno, ma oltretutto stiamo allungando le scadenze e abbiamo così minori impellenze nel breve e medio termine. Parte di questi risultati si deve agli acquisti ingenti della BCE di questi anni. Al 30 giugno scorso, l’istituto possedeva debito pubblico tricolore per 421,6 miliardi con il “quantitative easing” e al 31 maggio altri 183 miliardi con il PEPP. In tutto, 605 miliardi, il 22,5% dell’intero stock.

Tra un quinto e un quarto del debito pubblico dell’Italia lo possiede la BCE, sui quali nei fatti l’Italia non paga gli interessi. In effetti, le cedole versate vengono restituite dall’istituto alle banche centrali nazionali, che a loro volta le girano ai governi. E’ come dire che il debito pubblico realmente fruttifero sia meno dell’80% del totale. E la percentuale scenderà ulteriormente con il prosieguo degli acquisti di Francoforte.

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