Debito pubblico a gennaio a 2.165,9 miliardi, ecco perché sfiora il record storico

Il debito pubblico italiano è salito a gennaio quasi ai massimi di sempre a 2.165,9 miliardi di euro, +31 miliardi un mese. Ecco cosa è accaduto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il debito pubblico italiano è salito a gennaio quasi ai massimi di sempre a 2.165,9 miliardi di euro, +31 miliardi un mese. Ecco cosa è accaduto.

Il debito pubblico in Italia è salito a 2.165,9 miliardi di euro dai 2.134,9 di dicembre, +31 miliardi in un mese. Lo comunica il Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia. Di fatto, l’indebitamento sfiora così il livello record toccato nel luglio dello scorso anno, quando era salito a 2.167,7 miliardi. L’incremento è dovuto all’aumento di 36,3 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (82,6 miliardi), compensate in minima parte dai 4,6 miliardi di avanzo di cassa della Pubblica Amministrazione e dai 700 milioni derivanti dall’emissione dei titoli sopra la pari, del deprezzamento dell’euro e dagli effetti della rivalutazione dei titoli legati all’inflazione. A gennaio, sempre Bankitalia, le entrate tributarie sono cresciute su base annua dello 0,9% a 31,3 miliardi dai 31 miliardi dello stesso mese del 2013. Ma come mai quest’impennata del debito di quasi 2 punti del pil in un solo mese? Le ragioni sono essenzialmente tecniche. Il Tesoro tende a indebitarsi di più nei primi mesi dell’anno, quando i mercati finanziari sono più liquidi e maggiormente disponibili a prestare liquidità, approfittando così dei costi generalmente più contenuti. Questo vale a maggior ragione quest’anno, dato che a gennaio, in attesa del varo del QE, ufficializzato il 22 del mese dalla BCE, i rendimenti di tutti i titoli di stato dell’Eurozona, ad eccezione di quelli della Grecia, hanno iniziato a crollare letteralmente. A queste condizioni, conviene allo stato indebitarsi e mettere da parte quanta più liquidità possibile, da utilizzare all’occorrenza, sfruttando l’ottimo momento sui mercati. E dato lo schiantarsi dei rendimenti anche nelle ultime settimane (decennali all’1% e trentennali all’1,75%), è molto probabile che assisteremo anche nei mesi seguenti a un aumento vertiginoso dell’indebitamento pubblico dell’Italia e non solo. Niente paura, però. Non stiamo correndo verso il baratro, è pura convenienza.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, come gestiranno i governi europei il crollo dei rendimenti?  

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Argomenti: Debito pubblico italiano