La riforma fiscale di Trump punta a combattere il debito privato, vediamo come

Il debito privato negli USA potrebbe essere contrastato sotto l'amministrazione Trump. Vediamo come il presidente eletto punta a ridurlo.

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Il debito privato negli USA potrebbe essere contrastato sotto l'amministrazione Trump. Vediamo come il presidente eletto punta a ridurlo.

La crescita dell’economia americana è trainata dal debito privato e pubblico. Se il debito pubblico totale è esploso dell’88% sotto l’amministrazione Obama, salendo intorno al 125% del pil, quello delle famiglie è diminuito rispetto al picco toccato nel 2008, scendendo a meno dell’80% del pil, ma tornando a correre negli ultimissimi anni. Le imprese a stelle e strisce, infine, detengono esposizioni per altri 6.000 miliardi di dollari, pari a un terzo del pil.

Stando a uno studio del Congresso USA, il solo debito federale entro il 2026 passerebbe dal tendenziale 86% del pil al 105% per il caso di attuazione del programma economico del presidente Donald Trump, un mix di tagli alle tasse e di spesa per le infrastrutture. (Leggi anche: Economia USA trainata dai consumi, ma Trump stia attento ai debiti delle famiglie)

Si direbbe, quindi, che il neo-presidente sia un tifoso del debito, ma non è così. Nonostante in campagna elettorale si sia auto-nominato “il re del debito”, volendo segnalare la sua competenza nel gestire le passività, il tycoon punterebbe a combattere il debito privato, attraverso una serie di misure volte a disincentivarlo. Come?

Minori detrazioni sul debito privato

Alle famiglie Trump vorrebbe rendere meno allettanti le detrazioni fiscali per gli interessi sui mutui e al contempo, stando alla proposta dello speaker della Camera, Paul Ryan, uno dei leader del suo partito, verrebbe raddoppiata a 24.000 dollari la “no tax area” per una coppia. Il risultato di queste due misure sarebbe un disincentivo per l’80% dei contribuenti rispetto ad oggi a prendere in prestito un mutuo per acquistare casa, mentre il reddito disponibile delle famiglie aumenterebbe, consentendo loro di risparmiare per comprare casa. (Leggi anche: Trump versus Clinton: sulle tasse, ecco chi offre di più ai poveri)

E sempre il programma di Trump prevede l’indeducibilità degli interessi pagati dalle imprese sui debiti contratti, nonché un’imposizione fiscale neutrale sulle varie forme di investimento, sia esso a debito o tramite il ricorso agli aumenti di capitale. In questo modo, sarebbe disincentivato il ricorso all’indebitamento e sostenuto l’uso di risorse proprie.

 

 

 

 

Maggiore domanda interna per Treasuries?

Di più: la politica fiscale pro-crescita di Trump farà lievitare l’inflazione e i tassi USA. A differenza dell’amministrazione Obama, il presidente eletto punta a una stretta monetaria più incisiva, con il risultato di rendere ancora meno allettante il debito privato, in quanto più costoso per famiglie e imprese. (Leggi anche: Effetto Trump, inflazione attesa accelera)

Non sappiamo se i propositi di Trump si tradurranno in azioni concrete. Se così fosse, l’economia americana tenderebbe a indebitarsi di meno e a risparmiare di più, segnando una svolta nel trend ormai pluridecennale di aumento delle esposizioni dei privati. A beneficiarne potrebbe essere lo stesso Tesoro americano, che troverebbe al suo interno una maggiore domanda per vendere i propri Treasuries, allentando la dipendenza dall’estero. Considerando che la Cina segnala già di volersi sbarazzare di parte dei titoli del debito USA e che i rapporti tra Washington e Pechino non si annunciano idilliaci sotto Trump, non sarebbe una conseguenza secondaria.

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