La UE domani ci richiamerà sul debito pubblico

Il debito pubblico italiano è nel mirino della Commissione europea, che domani invierà un avvertimento formale. Serve la manovra da 3,4 miliardi al più presto.

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Il debito pubblico italiano è nel mirino della Commissione europea, che domani invierà un avvertimento formale. Serve la manovra da 3,4 miliardi al più presto.

L’Italia dovrebbe ricevere domani un avvertimento specifico da parte della Commissione europea, che riguarda il suo debito pubblico eccessivo, atteso salire quest’anno al 133,3% del pil dal 132,8% del 2016. In teoria, le regole fiscali sottoscritte nel 2012 e note come Fiscal Compact, impongono una riduzione del deficit strutturale (al netto delle misure una tantum) dello 0,5% all’anno, così come del 5% del rapporto debito/pil eccedente il 60%.

In nessuno dei due casi starebbe avvenendo ciò (il primo è atteso salire dall’1% del 2015 al 2,5% del 2018), per cui Bruxelles richiamerà domani formalmente Roma, per informarla che in assenza di misure correttive dei conti pubblici, rischia l’apertura di una procedura d’infrazione a maggio.

Il warning dovrebbe essere un modo per spingere il governo italiano ad apprestare le misure necessarie a copertura dei 3,4 miliardi di euro sollecitati dai commissari a gennaio per ridurre dello 0,2% del pil il nostro disavanzo fiscale. Ad oggi, il governo Gentiloni non ha presentato un piano concreto e il clima di incertezza politica rende ancora più complicato il varo della manovra. (Leggi anche: Manovra conti pubblici, Renzi scherza col fuoco)

Il vero sforzo arriva a fine anno

Questa sarebbe lo sforzo minimo richiesto all’Italia per evitare sanzioni, un modo per salvare le forme e consentire ugualmente al nostro paese di continuare a godere di ulteriore flessibilità fiscale per 7 miliardi di euro, dopo i 19 dello scorso anno, ma in vista di un aggiustamento rilevante previsto per l’anno prossimo, quando dovranno essere disinnescate clausole di salvaguardia per quasi 20 miliardi, che se scattassero farebbero salire l’aliquota IVA più alta al 25% e quella intermedia al 13%.

Ieri, al margine dell’Eurogruppo, il commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, ha rassicurato il nostro ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sui tempi flessibili per giungere a un’intesa sulla manovra correttiva dei conti pubblici, anche se il Tesoro aveva confermato nei giorni precedenti l’entità da 3,4 miliardi. Nessun commento, invece, sulle lacerazioni interne al PD, anche se Bruxelles guarda con preoccupazione all’indebolimento della maggioranza.

Serve un governo forte per fornire certezze sul risanamento fiscale, mentre a Roma si va in tutt’altra direzione. (Leggi anche: Se Gentiloni dovrà fare il lavoro sporco)

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