Minaccia Renzi a UE: debito contro immigrati, ma così Europa al collasso

Minaccia di Matteo Renzi alla Commissione UE: se non approvate il bilancio italiano, bloccherò quello comunitario. Niente soldi all'Est Europa, che alza i muri contro i migranti sbarcati nelle nostre coste.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Minaccia di Matteo Renzi alla Commissione UE: se non approvate il bilancio italiano, bloccherò quello comunitario. Niente soldi all'Est Europa, che alza i muri contro i migranti sbarcati nelle nostre coste.

O la Commissione UE avalla la legge di bilancio dell’Italia o il premier Matteo Renzi minaccia di bloccare un altro bilancio, proprio quello comunitario. Lo aveva avvertito già nelle settimane passate, ma è passato ai fatti dopo avere ricevuto una lettera di richiamo sul deficit, firmata dal presidente Jean-Claude Juncker. E alla trasmissione Porta a Porta, ha tirato fuori l’ipotesi di non approvare il bilancio UE per il 2017, se Bruxelles non riuscirà ad imporre ai paesi dell’Est Europa, in primis, a Ungheria e Slovacchia, il principio solidaristico di condivisione dell’onere dell’accoglienza degli immigrati sbarcati sulle nostre cose. “Se alzano i muri, da lì i soldi italiani non passano”, ha spiegato il premier, il quale ha notato come l’Italia ha versato lo scorso anno all’Europa 20 miliardi, ricevendo 12.

Sui numeri si può discutere, mentre è fuori dubbio che il nostro paese sia un contribuente netto della UE, quando tutta l’Europa dell’Est sia un grosso “recipiente” netto, come in gergo viene definito chi prende più di quanto versi al bilancio comunitario. In un precedente articolo, vi avevamo dimostrato con numeri alla mano, che tra il 2006 e il 2014, i paesi dell’Europa Orientale hanno ottenuto dalla UE finanziamenti per un totale di 175 miliardi in più di quanto versato, mentre nello stesso arco di tempo, l’Italia abbia versato quasi 37 miliardi netti. (Leggi anche: Crisi UE, siamo il bancomat dell’Est Europa)

Debito contro migranti, la minaccia di Renzi

Mediamente, quindi, Roma sborsa 4 miliardi all’anno in più di quanto incassa, non i 12 di cui parla il premier, ma il ragionamento resta valido. La sostanza è un’altra: se la UE non approva l’ultima manovra finanziaria italiana senza alcuna rimostranza, il governo Renzi le metterà i bastoni tra le ruote in sede di approvazione del prossimo bilancio comunitario, di fatto danneggiando proprio quei paesi, che attingendo dall’Europa più di quanto non vi concorrono alle spese, pretendono anche che a sobbarcarsi l’onere dell’emergenza immigrazione siano solo i paesi di primo approdo, ovvero Italia e Grecia.

Quella di Renzi, per quanto possa essere una mossa disperata, frutto della necessità di godere di spazi di manovra sui conti pubblici, in vista del referendum costituzionale tra meno di 40 giorni, è diventata una vera opzione nucleare, che rischia di fare saltare quel che resta di una UE sempre meno coesa e sempre più in preda a dissidi tra stati membri. (Leggi anche: Crisi immigrazione, UE rischia grosso)

 

 

 

Europa divisa in tre: Nord, Sud ed Est

Renzi ha chiesto esplicitamente a Juncker di scegliere tra l’Italia e l’Ungheria di Viktor Orban, che oltre a mostrarsi euro-scettico a parole, da mesi sta passando ai fatti, impedendo l’arrivo di immigrati nel suo paese, anche innalzando un muro al confine con la Croazia. (Leggi anche: Ungheria premia Orban e punisce tecnocrati UE)

La mossa del premier italiano va nella direzione di esacerbare le divergenze all’interno dell’Europa, già spaccata in tre tronconi: il Sud Europa, desideroso di politiche fiscali più accomodanti; il Nord Europa, che ambisce a conti pubblici più ordinati; l’Est Europa, che chiede maggiore sovranità nazionale nella gestione delle problematiche più sensibili, come l’immigrazione.

Intesa obbligata tra Renzi e Juncker

Quel che chiede la Commissione al governo Renzi appare abbastanza ragionevole e affatto ideologico. Nel calcolo delle spese post-terremoto, ad esempio, Bruxelles sarebbe disposta a scomputare solo quelle effettivamente legate alla ricostruzione, in quanto componente straordinaria, ma non l’intera cifra di oltre 3 miliardi, comprensiva anche di interventi per la messa in sicurezza degli edifici in tutta Italia, quindi, non esattamente un’una tantum.

La partita deve chiudersi necessariamente con un pareggio, perché a Juncker conviene non tirare troppo la corda contro Roma, non già per il timore di un blocco del bilancio UE, quanto per l’indebolimento della leadership di Renzi, percepito a Bruxelles quale unica alternativa reale all’ascesa dei populismi in Italia. Serve tenere la bocca chiusa fino al 4 dicembre, dal giorno dopo si vedrà. (Leggi anche: Deficit Italia è sopravvivenza per Renzi e Juncker)

 

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi Eurozona, Debito pubblico italiano, Economia Europa, Economia Italia, Emergenza profughi, Governo Renzi, Matteo Renzi

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