Debito Grecia al 250%, condono necessario per l’FMI

Il debito della Grecia non sarebbe sostenibile per l'FMI. Le stime appaiono scoraggianti, mentre quelle della UE raccontano un'altra storia. E l'istituto chiede ai governi dell'Eurozona il condono "incondizionato".

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il debito della Grecia non sarebbe sostenibile per l'FMI. Le stime appaiono scoraggianti, mentre quelle della UE raccontano un'altra storia. E l'istituto chiede ai governi dell'Eurozona il condono

Stime divergenti su debito Grecia tra FMI e UE. A sei anni dal primo salvataggio della Grecia, non c’è ancora la luce in fondo al tunnel della crisi di Atene, che domenica sera ha dovuto approvare una nuova “lenzuolata” di misure di austerità per complessivi 3 miliardi, alle quali si sono aggiunti tagli automatici per 3,6 miliardi, che scatterebbero nel caso in cui non fossero raggiunti i target fiscali concordati con i creditori europei (UE e BCE) entro il 2018. Ieri, una bozza della Commissione europea ha fatto intravedere l’imminente erogazione della nuova tranche di aiuti da parte dei governi dell’Eurozona per 11 miliardi, quasi il doppio del 5,7 miliardi ad oggi previsti, sufficienti a coprire le esigenze di finanziamento dello stato ellenico fino alla fine dell’anno, incluso il pagamento dei 2,3 miliardi dovuto a luglio a beneficio della BCE. Sempre secondo Bruxelles, i tre quarti dei fondi stanziati nel 2015 per ricapitalizzare le banche elleniche sarebbero recuperabili dalla privatizzazione degli assets bancari.

Aiuti Grecia, Eurogruppo verso il sì

L’accordo è alla portata e l’Eurogruppo di oggi dovrebbe sbloccarlo, concedendo alla Grecia i nuovi aiuti e ponendo fine a mesi di tensioni tra le parti. Lo ha compreso il mercato, tanto che il bond a 10 anni del paese rende ora il 7,25%, il livello più basso da oltre sei mesi e in calo di circa 93-94 punti base rispetto all’inizio dell’anno. Bene anche la Borsa di Atene, che ieri ha chiuso in rialzo dell’1,5%, segnando un guadagno di quasi il 3% quest’anno. Il vero problema della Grecia, però, è il suo futuro. I creditori si mostrano in profondo disaccordo tra di loro sulla sostenibilità del debito pubblico ellenico. Secondo gli europei, Atene registrerà quest’anno un avanzo primario dello 0,5% del pil (al netto degli interessi sul debito), dell’1,75% nel 2017 e del 3,5% nel 2018, mantenendo quest’ultimo per i successivi 10 anni, dopo i quali inizierebbe ad avere avanzi sempre più bassi, fino ad arrivare all’1,5% nel 2040.    

Stime debito Grecia, divergenze tra FMI e UE

Stando a queste proiezioni, Bruxelles stima che il rapporto tra debito e pil crescerà fino all’apice del 182,9% quest’anno, ma scendendo al 181,8% nel 2017, al 157,3% entro il 2020, al 145,5% nel 2022 e al 100,7% nel 2060. Di tutt’altra opinione è, invece, il Fondo Monetario Internazionale (FMI), secondo cui il debito potrebbe esplodere al 250% del pil entro il 2060. Nel dettaglio, l’istituto stima un rapporto del 174% entro il 2020, al 167% entro il 2022, un calo graduale sotto il 160% entro il 2030 e una risalita al 250% nei 30 anni successivi. Alla base di tanto pessimismo dell’FMI c’è una considerazione: stando agli accordi attuali tra Grecia e governi creditori dell’Eurozona, successivamente al 2022 finirebbe il periodo di grazia, dovendo Atene iniziare sia a rimborsare il debito nelle mani di questi ultimi e pari a quasi 205 miliardi di euro (su un debito complessivo di 321 miliardi), sia gli interessi, anche quelli relativi al decennio 2013-2022. Ciò spingerà lo stato ellenico a un fabbisogno di rifinanziamento lordo di oltre il 15% del pil già nel 2024, al 20% nel 2029, al 30% entro il 2040 e fino ad impennarsi al 60% entro il 2060.

Dubbi su sostenibilità debito e avanzo primario

Secondo l’FMI, non solo la Grecia avrebbe bisogno di un finanziamento lordo non superiore al 15%, ma, addirittura, contenuto al 10% fino al 2040 e risalendo fino al massimo del 20% entro il 2060. Stando a questi numeri, quindi, Washington ha un messaggio chiarissimo per i creditori europei: condono “incondizionato” del debito pubblico. Il ragionamento dell’istituto retto da Christine Lagarde è il seguente: il debito pubblico ellenico non è sostenibile nemmeno nel lungo periodo. Anche prendendo per buone (e non solo sono) le stime di Bruxelles, la Grecia sarebbe un paese ultra-indebitato da qui ai prossimi 40 anni e più. Man mano che dovrà rimborsare il debito ai creditori europei, contratto a condizioni molto vantaggiose e fuori mercato (interessi medi all’1%), dovrà rimpiazzarlo con debito rastrellato tra gli investitori privati, i quali pretenderanno certamente rendimenti più alti e scadenze meno lontane. Ciò accrescerà sensibilmente il costo di rifinanziamento a carico di Atene. E vi immaginate chi sul mercato presterebbe denaro a un’economia, il cui solo indebitamento pubblico virerebbe al 200%?      

Condono debito, proposta-choc dell’FMI

Da qui, la proposta dei giorni scorsi dell’FMI, che la Germania considera provocatoria, una pura tattica negoziale, ma che probabilmente non lo è: estendere il periodo di grazia fino al 2040 e farsi rimborsare il debito tra il 2040 e il 2080. Solo così, anche senza un taglio vero e proprio (escluso da Berlino), le dimensioni dell’economia ellenica sarebbero divenute nel frattempo tali, da rendere possibile la sostituzione di debito contratto a tassi infimi con altro a condizioni di mercato. I tedeschi hanno, invece, una visione diversa: la Grecia potrebbe iniziare a rimborsare i prestiti nei prossimi anni, se registrerà avanzi primari alti e stabili. Dalla loro, volendo, avrebbero proprio l’esempio dell’Italia, che è arrivata ad avere negli ultimi decenni avanzi primari fino al 5% del pil (circa al 2% oggi). Grazie ad essi, una parte consistente del maggiore costo di rifinanziamento del debito sarebbe coperta e si eviterebbe quell’esplosione attesa dall’FMI. Alzi la mano, però, chi crede realisticamente che, anche raggiunto nel 2018 il target concordato, Atene sia in grado di mantenerlo per almeno un decennio! Sarebbe politicamente poco sostenibile in un paese dalla spesa pubblica facile e che potrebbe restare in stagnazione ancora per anni.        

Concessioni su debito non prima del 2018?

Per questo, la Germania potrebbe accettare l’ipotesi di nuove concessioni sul fronte del debito, ma non prima del 2018. La scadenza sarebbe legata ufficialmente proprio alla verifica del rispetto dei target imposti nel medio periodo ad Atene (il famoso avanzo primario del 3,5%), ma più di un maligno è pronto a scommettere che abbia a che fare anche con le elezioni federali tedesche, che si terranno nel settembre dell’anno prossimo. Prima di allora, è difficile immaginare che la coalizione conservatrice al governo di Berlino, già sotto pressione da parte degli euro-scettici di destra, che macinano consensi su consensi, possa presentarsi al cospetto elettorale con alle spalle un condono sul debito. La Grecia dovrà pazientare sulla ristrutturazione del debito. Di fretta non ce n’è, dato che il periodo di grazia scade solo nel 2022 e fino a quell’anno non dovrà pagare né interessi, né i prestiti ricevuti. Per il governo Tsipras è più una necessità politica l’accordo. Dopo avere subito nell’ultimo anno la Troika tanto contestata, ha l’esigenza di “vendere” qualcosa ai suoi elettori delusi e scorati. Non è detto che convenga agli altri governi accontentarlo: meglio sarebbe attenderne la fine politica, concedendo qualcosa a un leader più filo-UE.  

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Argomenti: austerità fiscale, avanzo primario, banche Grecia, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Grexit, Troika