Debito Brasile difficile da fermare, il nuovo governo già in crisi di fiducia?

Debito in Brasile in forte crescita di anno in anno. Il nuovo governo cerca di arrestarne il boom, ma i mercati non si mostrano molto pazienti.

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Debito in Brasile in forte crescita di anno in anno. Il nuovo governo cerca di arrestarne il boom, ma i mercati non si mostrano molto pazienti.

Sono trascorse meno di tre settimane dall’avvio della procedura di impeachment contro Dilma Rousseff in Brasile, che ha portato alla sua temporanea sostituzione alla presidenza da parte di Michel Temer, suo vice. Il nuovo capo dello stato ha stravolto del tutto la squadra di governo, specie quella economica. Il cambiamento più importante ha riguardato il ministro delle Finanze, che oggi è Henrique Mereilles.

Goldman Sachs ha definito quello di Temer un “dream team”, evidenziando le elevate aspettative nutrite nei confronti dei nuovi ministri. Eppure, la situazione non è facile. L’economia in Brasile è in recessione per il secondo anno consecutivo, registrando la più elevata caduta del pil dal 1990 e la crisi peggiore dagli inizi del Novecento.

Debito Brasile in forte crescita con recessione

Nel primo trimestre, l’economia si è contratta del 5,4% su base annua, meno delle attese, ma pur sempre una percentuale elevata. La disoccupazione nel frattempo è più che raddoppiata all’11,2% in meno di due anni e l’inflazione in aprile è stata del 9,28%. Tutto questo, mentre il deficit pubblico dovrebbe attestarsi anche nel 2016 intorno al 10%, segnando il secondo disavanzo fiscale più alto tra i paesi del G20 dopo l’Arabia Saudita.

Il rapporto tra debito e pil è esploso dal 52% di fine 2010, quando la Rousseff arrivò alla presidenza, al 67% attuale. Entro il 2018, diversi analisti speculano che esso possa salire all’80%, soglia che il Fondo Monetario Internazionale ritiene uno spartiacque, aldilà del quale l’economia inizia a rallentare. E non è ciò di cui il Brasile avrebbe oggi bisogno.

 

 

 

Taglio deficit Brasile non è facile

La nuova amministrazione si mostra ottimista sulla possibilità di tagliare la spesa e contenere così il deficit. Mereilles ha annunciato nelle scorse ore che sarebbe alla portata l’approvazione del Congresso dell’introduzione di un tetto alla spesa pubblica, cosa che non era riuscita alla Rousseff. Ma quand’anche fosse vero, ci sarebbe poco da stare ottimisti.

L’80% della spesa pubblica brasiliana è, infatti, vincolata, mentre solamente il 20% è definibile come discrezionale, ovvero oggetto di possibili interventi da parte dello stato. Ma tra questo 20% stesso ci sono voci come scuola e sanità, che non possono essere compresse, almeno non più del dovuto.

Segnali di impazienza dei mercati

In questo momento, il 90% del deficit è provocato dal pagamento degli interessi. Considerando il loro rapporto con il debito, essi si aggirano intorno al 13%. Grazie alla prospettiva di uno sblocco della paralisi politico-istituzionale dell’ultimo anno e mezzo, dall’inizio dell’anno i mercati avevano scontato grosso modo il nuovo corso, tanto che ancora oggi la Borsa di San Paolo guadagna il 15%, mentre il cambio tra il real e il dollaro risulta rafforzatosi di oltre il 10%.

Eppure, dall’impeachment ad oggi si sta registrando un’inversione di tendenza. Il cambio si è già indebolito del 2,6% a 3,5778, mentre l’indice Ibovespa ha ceduto il 6,3%. Stesso andamento anche sul mercato secondario dei titoli di stato. Rispetto all’inizio dell’anno, i rendimenti decennali sono diminuiti di 368 punti base, quelli biennali di 382 bp. Ma con il nuovo governo, i primi sono risaliti di 63 e i secondi di 4 bp.

 

 

 

Serve fiducia contro crisi Brasile

Il trend era in parte prevedibile. Gli investitori hanno iniziato a monetizzare i guadagni delle settimane precedenti, restando in attesa di novità positive sul fronte dell’economia e della gestione della crisi per proseguire nel rally. Ma non sarà facile che arrivino così presto.

Tagliare il deficit significa tagliare la spesa pubblica (inimicandosi gli elettori ancora di più), aumentare le tasse (mandando ulteriormente in recessione l’economia) o entrambe le cose. Inoltre, qualsiasi politica di austerità potrebbe essere inefficace, se i rendimenti sovrani restano così alti, impedendo al deficit di scendere. Ma essi sono elevati per l’inflazione altrettanto alta, che costringe la banca centrale a tenere i tassi al record del 14,25%.

La spirale negativa potrebbe interrompersi con l’effetto fiducia. Se il mercato si convince che il governo ha imboccato la strada giusta, tornerà a investire nel paese, rafforzando il cambio e rallentando l’inflazione. Ciò creerà margini di manovra per possibili tagli dei tassi, a beneficio dei bond governativi, che vedrebbero diminuire i rendimenti, facendo scendere la spesa per interessi del governo. Un circolo virtuoso, che dovrà attendere diversi mesi, prima di innescarsi. Sempre che prima non torni alla presidenza la Rousseff.

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