Debiti PA verso le aziende? Ecco la verità che fa male al governo

Aumenta il debito della Pubblica Amministrazione verso le imprese e anche sui tempi l'Italia è fanalino di coda in Europa. In futuro potrebbe andare anche peggio

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Aumenta il debito della Pubblica Amministrazione verso le imprese e anche sui tempi l'Italia è fanalino di coda in Europa. In futuro potrebbe andare anche peggio

Il problema dei debiti della Pubblica Amministrazione verso le aziende italiane non è affatto risolto. A confermarlo sono gli ultimi dati della Banca d’Italia e le considerazioni dell’Ufficio studi della Cgia.

Prima di venire ai numeri di quella che si prospetta come una nuova tegola per il governo Renzi, è bene, però, fare una premessa. I biblici tempi per il pagamento delle fatture da parte della Pubblica Amministrazione erano finiti nel mirino dell’agenda politica alcuni anni fa. In quella circostanza, governo e forza politiche si indignarono per quella che venne definita come una vergogna. Seguirono poi delle leggi il cui obiettivo era quello di alleggerire il carico dei debiti della PA verso le aziende. Tali provvedimenti andarono a sanare situazioni ai limiti della fantascienza in un contesto generale che avrebbe dovuto portare ad un accorciamento delle tempistiche medie di pagamento delle fatture delle aziende.

Il bilancio da allora non è però affatto positivo. Mentre il governo Renzi ha dato quasi per assodato la risoluzione del problema, i numeri dicono invece l’opposto. L’ammontare del debito delle PA verso le aziende è tornato a quota 65 miliardi di euro. In questa massa di debiti ci sono anche crediti risalenti al periodo dell’emergenza oltre a nuovi importi. Il messaggio è quindi chiaro: il sistema Italia non è capace di accorciare i tempi per il pagamento dei debiti delle PA.

 

L’analisi della Cgia

Secondo Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, “dall’ultima stima elaborata dalla Banca d’Italia emerge che i mancati pagamenti della pubblica amministrazione ammontano a 65 miliardi di euro: 34 a causa dei ritardi di pagamento e altri 31 sono legati ai tempi di pagamento contrattuali, che secondo la direttiva europea entrata in vigore nel 2013 non possono superare i 30-60 giorni dall’emissione della fattura“.

I numeri dicono che si è tornati alla situazione pre-emergenziale che, a questo punto, sembra essere la normalità dell’Italia.

La Cgia ricorda che “l’Italia rimane fanalino di coda nella graduatoria dei 27 Paesi Ue con un tempo medio di pagamento registrato quest’anno di 131 giorni“. Si tratta, prosegue Zabeo, di “un arco temporale più che doppio rispetto al limite fissato da Bruxelles“.

Se il presente è negativo, il futuro potrebbe anche essere peggiore. La Cgia, infatti, teme che  “per rinnovare il contratto dei dipendenti pubblici, per ritoccare le pensioni e per far quadrare i conti pubblici dopo la frenata del Pil” il governo possa decidere di ritardare ulteriormente i pagamenti della Pa. Zabeo, infatti, ricorda che quest’ultima è una prassi “che fino a qualche anno fa ha consentito a molti esecutivi di recuperare ingenti somme di liquidità, gettando però sul lastrico moltissime imprese“.

 

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