De-globalizzazione: il mondo commerciale ha inserito la retromarcia

Secondo la ricerca della banca giapponese Nomura sono 6 i fattori che trainano il fenomeno della de-globalizzazione.

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Secondo la ricerca della banca giapponese Nomura sono 6 i fattori che trainano il fenomeno della de-globalizzazione.

Un tempo esisteva la globalizzazione, simbolo della seconda metà del XX secolo e dei primi anni del nuovo millennio. Qualcosa però è cambiato da allora, tanto che alcuni esperti del settore sostengono come sia in atto il fenomeno inverso: la de-globalizzazione. A lanciare l’allarme è la banca giapponese Nomura, il cui studio è stato ripreso qui in Italia dalle principali testate giornalistiche, tra cui Repubblica. L’importanza dello studio nipponico è testimoniato dalla copertina che l’autorevole rivista Economist gli ha dedicato. Secondo quanto riportato nella propria ricerca, ci sono 6 fattori che stanno pilotando il mondo verso la de-globalizzazione.

I 6 fattori che trainano il fenomeno della de-globalizzazione

#1 I flussi di capitale investiti oltrefontiera sono crollati dopo il 2007, in concomitanza con la crisi economica. Si parla di una riduzione superiore al 50 per cento.

#2 In circa 20 anni, il costo del lavoro si è dimezzato, con il rapporto tra i lavori più desiderati e quelli meno che è passato da 3,5 a 1,7.

#3 Il protezionismo dei costi non tariffari, che ha un’incidenza maggiore (ma non la stessa visibilità) su quello delle tariffe e dei dazi.

#4 Nel corso degli ultimi anni si è assistito a un disallineamento delle tariffe commerciali, nonostante si registri una loro diminuzione rispetto agli ultimi 10 anni.

#5 Secondo quanto appreso dal Dai (Digital adoption index), le nuove tecnologie stanno contribuendo ad aumentare il divario tra le nazioni ad alto reddito e quelle più povere.

#6 L’impatto sempre meno fondamentale della Cina nell’economia mondiale. Di recente, il Paese asiatico ha visto diminuire l’export delle merci lavorate da un valore iniziale del 55 per cento a quello attuale del 35 per cento.

L’Italia potrebbe trarne beneficio

Paradossalmente, l’Italia potrebbe trarre beneficio dalla situazione che si sta delineando anno dopo anno, in quanto è una delle poche nazioni che sono riuscite a mantenere inalterata la propria capacità produttiva, senza dimenticare le competenze manifatturiere.

A sostenere tale tesi è il professionista Mazzucchelli, advisor di Bain & company sui servizi finanziari per Medio Oriente, Europa e Africa. Secondo quanto riferito da Marco Mazzucchelli, l’Italia potrebbe cogliere tale opportunità soltanto qualora il governo non sottovaluti l’importanza di rimanere una nazione aperta e responsabile. Inoltre, nella sua analisi l’advisor di Bain & company ha sottolineato come “una globalizzazione parcellizzata e più densa nelle aree regionali possa rivelarsi una soluzione più armonica”, evidenziando le implicazioni positive dell’ingresso della Cina all’interno del Wto (Organizzazione Mondiale del Commercio, World Trade Organization).

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