DDL tortura: i quattro punti chiave della legge approvata al Senato

Passa al Senato, anche se pesantemente trasformato, il DDL tortura: ecco i quattro punti chiave e perché suscitano grandi polemiche da destra a sinistra.

Carlo Pallavicini

DDL tortura: i quattro punti chiave della legge approvata al Senato

C’è chi lo ha definito il classico pasticcio all’italiana: un po’ come per la legittima difesa, il DDL tortura, completamente stravolto dal testo originale, riesce a mettere d’accordo tutti, dall’Associazione Nazionale dei Funzionari di Polizia e Lega Nord fino ad Amnesty International e Sinistra Italiana: si tratta, da qualunque punto di vista, della peggiore legge sul reato di tortura possibile. Certo, l’Italia è sotto i riflettori: il massacro del G8 di Genova, le morti di Cucchi e Aldovrandi dovute alle percosse subite dalle forze dell’ordine, e altri casi di ‘tortura’ applicata portano all’Italia grandi critiche da parte dell’Europa. Il DDL tortura prevede una serie di procedure contraddittorie e genera confusione: il commento icastico di Ilaria Cucchi è molto semplice, si genera confusione giuridica per condurre all’impunità.

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DDL tortura: i primi due punti fondamentali – le critiche

C’è chi parla di legge inapplicabile e di difficile interpretazione, ma sono almeno quattro i punti del DDL tortura sotto i riflettori e che non potranno che portare sul nostro paese nuovamente gli strali dell’Europa. Uno dei cambiamenti maggiori nel passaggio al Senato per il disegno di legge sul reato di tortura riguarda la trasformazione della tipologia di infrazione a ‘reato comune’ e non proprio: significa in parole semplici che lo si slega dalla connessione con l’operato dei pubblici ufficiali – la critica riguarda il fatto che la politica avrebbe deciso di ‘tutelare’ gli apparati di stato.

Un altro emendamento inserito al Senato – e arriviamo al secondo punto chiave – riguarda la non sussistenza del reato ‘nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti’ – la formulazione è talmente ‘vaga’ che è proprio a partire da questo elemento che il reato di tortura diventa inapplicabile: dov’è, ad esempio, che una misura privativa sfocia nella tortura? Se un pubblico ufficiale vieta ad una persona di sedersi per 12 ore di fila, è tortura oppure no? Grande confusione, insomma, nella possibilità di interpretazione.

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DDL tortura: altri due elementi sotto i riflettori

Un’ulteriore correzione che si è avuta al Senato sul DDL tortura sembra essere soltanto una questione ‘terminologica’, ma aiuta a creare ancora più confusione – almeno, secondo i detrattori (cioè: quasi tutto l’arco politico dall’estrema destra all’estrema sinistra, insieme a poliziotti e Amnesty International): l’espressione violenze ‘reiterate’ è stata sostituita da ‘più condotte’, con il termine ‘reiterazione’ si può condannare anche soltanto per un gesto di tortura, reiterato (continuato) nel tempo e nella medesima ‘sessione’, con ‘più condotte’ si salva il pubblico ufficiale che la commette soltanto una volta. Infine, la questione della ‘tortura psicologica’: i traumi di carattere psichico potranno essere oggetto di indagine e condanna, soltanto se potranno essere verificati. La domanda che ci si pone è la seguente: se si apre un processo per tortura a 5 anni di distanza, come si fa a ‘dimostrare’ i traumi subiti? Insomma, un DDL tortura all’italiana.

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