Dati Ocse su Pil e occupazione: l’Italia e l’illusione dell’austerità espansiva

Il Professor Marco Fortis dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano commenta i recenti dati dell’Ocse sull’Italia e il flop delle politiche economiche europee

di , pubblicato il
Il Professor Marco Fortis dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano commenta i recenti  dati dell’Ocse sull’Italia e il flop delle politiche economiche europee

Nelle sue previsioni aggiornate l’Ocse ha confermato la stima di una contrazione del Pil dell’Italia dell’1,8% nel 2013. Il dato italiano è l’unico tra i Paesi del G7 a essere negativo per l’anno in corso (Italia pecora nera del G7. Sul Pil ci battono tutti).

Secondo il Professor Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison e docente di economia presso l’Università Cattolica di Milano, il dato sull’Italia non deve stupire «in quanto è la conseguenza degli scossoni politici che il nostro Paese ha subito nel 2011, con la conseguente “cura da cavallo” imposta dall’Europa».

 

I dati Ocse e il flop dell’austerità espansiva

Se l’Italia rimane l’unico Paese del G7 con un tasso di crescita negativo per il 2013 lo si deve alle politiche di austerità. «Solo la Spagna e alcuni Paesi periferici dell’Europa – spiega il Professor Fortis a ilsussidiario.net – hanno adottato misure economiche simili a quelle decise dal governo italiano nel 2012 per superare la diffidenza dei mercati e uscire rapidamente dalla procedura d’infrazione».

I Paesi che hanno invece attuato politiche opposte a quelle europee, più orientate alla crescita e alle politiche monetarie espansive anziché al rigore, sono già usciti dal tunnel della recessione. Le stime dell’Ocse parlano, infatti, di un tasso di crescita dell’1,6% per il Giappone, dell’1,7% per gli Stati Uniti e dell’1,8% per la Gran Bretagna, guarda a caso – osserva il Professor Fortis – tutti paesi a moneta sovrana.

 

Disoccupazione: ecco come la Germania “gonfia” i dati

Un altro dato che sicuramente balza all’occhio nei recenti bollettini statistici diramati dall’Ocse è quello relativo alla disoccupazione.  Il tasso di disoccupazione in Italia è cresciuto in modo costante negli ultimi due anni, raggiungendo il 12,2% nel maggio 2013.

Nello stesso arco di tempo, la nostra performance occupazionale è peggiorata rispetto a quella degli altri membri dell’Unione Europea e, in particolare, della Germania anche se occorre annotare che i dati tedeschi sono in gran parte “gonfiati” dall’enorme numero di lavoratori occasionali e part-time. «Si tratta di persone che risultano occupate – spiega il docente dell’Università Cattolica di Milano – ma che in realtà stanno poi facendo dei “lavoretti”, e che in Italia non comparirebbero come forza lavoro perché certe mansioni sono svolte in nero».

 

Il prestiti bancari e la stretta sul credito

Tra le altre ferite aperte dalla crisi vi è poi quella della stretta sul credito alle imprese. Secondo Fortis, la situazione italiana è molto particolare. «Le banche italiane non hanno mai avuto dei dissesti di bilancio come è avvenuto nel 2007-2008 negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania. I nostri istituti di credito – aggiunge il vicepresidente della Fondazione Edison – erano solidi e non erano esposti né nei Pigs né attraverso i titoli tossici».  Ad aver innescato la cosiddetta “morsa del credito” sarebbero state quelle banche che «si sono avventurate in terreni impropri andando in cerca di profitti anche nel campo immobiliare», avviando così un circolo vizioso «che non riguarda le banche in quanto tali, ma piuttosto la strategia di rilancio del nostro Paese».

 

STEFANO FUGAZZI

Dello stesso autore è disponibile in cartaceo e in versione eBook il saggio “Idee per l’Italia: abbattere il debito pubblico per restituire allo Stato la sovranità in politica economica”. Per maggiori informazioni si prega visitare http://www.amazon.it/Idee-lItalia-Stefano-Fugazzi/dp/1291426280/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1377958992&sr=8-1&keywords=idee+per+l%27italia

Argomenti: