Danimarca, l’elogio dell’FMI: banca centrale più credibile con la difesa del “peg”

L'FMI elogia la banca centrale della Danimarca: più credibile con la difesa del "peg". La corona danese non si dovrebbe rivalutare. Ma attenzione alle dichiarazioni affrettate.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'FMI elogia la banca centrale della Danimarca: più credibile con la difesa del

Thomas Dorsey, a capo della missione dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale) in Danimarca, ha espresso apprezzamento per la capacità mostrata dalla banca centrale di Copenaghen di difendere il “peg” tra la corona danese e l’euro sin dal 1982 dalle pressioni in entrambe le direzioni. E dopo essere riuscita apparentemente a domare gli attacchi speculativi iniziati alla metà di gennaio,  il governatore Lars Rohde avrebbe reso ancora più chiaro agli investitori che speculare contro l’istituto non è redditizio in Danimarca. Dorsey ha anche dichiarato che l’attuale surplus delle partite correnti di Copenaghen, pari al 6,3% del pil, non giustificherebbe un’attesa di rivalutazione del cambio. Tale surplus dovrebbe scendere al 4,5% al 2020, ha continuato.   APPROFONDISCI – Danimarca: sulla corona c’è meno pressione, allentate le misure sulle banche   Un elogio da parte dell’FMI nei confronti della politica monetaria danese, che da gennaio a marzo ha dovuto fronteggiare le forti pressioni rialziste sulla corona, ancorata all’euro sin dal 2000 a un cambio di 7,46038 con un margine di tolleranza in alto e in basso del 2,25%, anche se la banca centrale non permette nei fatti oscillazioni superiori allo 0,5%. E dal 1982 al 2000, la corona era ancora al marco tedesco. Quando il 15 gennaio scorso la banca centrale svizzera annunciò che non avrebbe più difeso il cambio minimo tra il franco e l’euro, consentendo la rivalutazione del primo, il mercato iniziò a speculare che Copenaghen fosse destinata a seguire questa strada, ma Rohde avvertì esplicitamente che avrebbe stampato illimitatamente corone per difendere il “peg”. Ad aprile, la valuta è, addirittura, scivolata ai minimi contro l’euro degli ultimi 14 anni, facendo parlare gli analisti di vittoria dell’istituto sul mercato. In realtà, diverse banche scandinave hanno messo in guardia dal brindare in anticipo. Il deprezzamento della corona degli ultimi giorni sarebbe dovuto, infatti, allo stacco dei dividendi da parte delle società danesi, che per metà sono andati ad azionisti stranieri, i quali hanno dovuto, quindi, vendere corone per convertire il risultato nella loro valuta nazionale.   APPROFONDISCI – In Danimarca la corona scende ai minimi dal 2001, interventi sul cambio sospesi   Comunque sia, è pur vero che non si avvertono da settimane le stesse pressioni di fine gennaio e febbraio. Nel frattempo, la banca centrale ha tagliato i tassi 4 volte, portando quelli sui depositi delle banche a -0,75% e facendo salire le riserve valutarie al 40% del pil. Gli stessi rendimenti dei bond governativi sono risaliti dai minimi storici, pur restando molto bassi. Oggi, un titolo a 2 anni offre il -0,436%, quello a 5 anni il -0,241% e il decennale lo 0,178%. E c’è un’altra ragione per non cantare vittoria di già: l’euro potrebbe entrare in fase di forte pressione, se il negoziato tra la Grecia e i creditori pubblici dovesse naufragare definitivamente. Si consideri che la BCE sta anche comprando titoli di stato con il QE, cosa che si traduce in un deprezzamento della moneta unica. Rohde ha certamente vinto la battaglia contro la speculazione, ma se avrà anche vinto la guerra si dovrà vedere.   APPROFONDISCI – In Danimarca si guarda a un rialzo dei tassi, ora la corona è debole    

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Argomenti: cambio minimo, corona danese, Economie Europa

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