Danimarca, boom di riserve valutarie per difendere la corona

Le riserve valutarie della banca centrale della Danimarca sono cresciute di 26 miliardi di dollari a febbraio, arrivando al 40% del pil. La pressione sulla corona non sembra finita.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le riserve valutarie della banca centrale della Danimarca sono cresciute di 26 miliardi di dollari a febbraio, arrivando al 40% del pil. La pressione sulla corona non sembra finita.

La banca centrale della Danimarca, retta dal governatore Lars Rohde, ha comunicato ieri di avere innalzato a febbraio le riserve valutarie di 173 miliardi di corone danesi, pari a 26 miliardi di dollari, portandole a un ammontare complessivo di 737 miliardi, il 40% del pil del paese. Si tratta di un aumento record per l’istituto di Copenaghen, che nelle ultime 6 settimane e mezzo, dopo che la Svizzera ha annunciato la fine della difesa del cambio minimo, ha dovuto fronteggiare un’ondata speculativa sulla sua valuta. L’aumento delle riserve valutarie, infatti, segnala che l’istituto è costretto a vendere corone e  ad acquistare valuta straniera per allentare la pressione sulle prime. Il mercato continuerebbe a credere che anche il cambio di riferimento (“peg”) tra la corona danese e l’euro, fisso a 7,46038 dal 2000, sia destinato ad essere abbandonato, da qui la corsa agli acquisti. Il compito di Rohde è di consentire oscillazioni non superiori al 2,25% rispetto al target, ma nei fatti non è consentito un apprezzamento superiore allo 0,50%. Nelle ultime sedute, la pressione sulla corona sembra essersi attenuta, tanto che i rendimenti a 2 anni dei bond governativi danesi sono saliti a -0,7% dal -1% di metà febbraio e i decennali rendono adesso sopra lo 0,3%, dopo avere toccato un minimo in zona 0,15%. Tuttavia, non pare che la battaglia tra banca centrale e mercato sia finita. I futures a 12 mesi dimostrano ancora che i trader continuerebbero a scommettere per un cambio più forte dello 0,8% rispetto al target, all’interno del range teorico di oscillazione, ma al di fuori di quello realmente consentito dalla banca centrale dello 0,5%.   APPROFONDISCI – Danimarca, la corona s’indebolisce e crescono i rendimenti dei bond. Vediamo che succede   Inoltre, già da questo mese, Copenaghen potrebbe dovere fare i conti con l’attuazione del QE della BCE, che aumentando la liquidità sui mercati, dovrebbe ulteriormente indebolire l’euro, nei fatti ponendo a rischio la tenuta del “peg”. I flussi dei capitali verso la Danimarca potrebbero riprendere e non si esclude che Rohde possa esplorare misure estreme, dopo avere già tagliato 4 volte i tassi sui depositi delle banche in appena 3 settimane, portandoli a -0,75%, stesso livello della Svizzera. Il governo ha temporaneamente sospeso tutte le aste di titoli di stato, in modo da abbassare l’offerta e provocare un calo dei rendimenti, allontanando l’ingresso di nuovi capitali dall’estero e attenuando così la pressione rialzista sulla corona. Il punto, spiegano gli analisti, è che non solo potrebbe essere difficile arrestare la pressione, ma vi sarebbero anche rischi dal rialzo dei tassi, una volta che sarà venuta meno la percezione del rischio da parte della banca centrale. A quel punto, infatti, minimi interventi potrebbero provocare grosse variazione nei flussi dei capitali, destabilizzando potenzialmente il cambio.   APPROFONDISCI – Danimarca, LNG sfida la banca centrale: non vincerete la battaglia sulla corona  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: cambio minimo, corona danese, Economie Europa