Dalla Germania sono in arrivo guai per BCE e Italia, passando per il MES

La Germania cerca il successore della cancelliera Merkel e i candidati in campo mandano un segnale negativo alla BCE e allo stesso Fondo salva-stati, con problemi per l'Italia che tenderanno a montare.

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La Germania cerca il successore della cancelliera Merkel e i candidati in campo mandano un segnale negativo alla BCE e allo stesso Fondo salva-stati, con problemi per l'Italia che tenderanno a montare.

Lo scouting per il dopo Merkel in Germania è ufficialmente partito. Dopo le clamorose dimissioni di Annegret Kramp-Karrenbauer da segretario della CDU, la formazione conservatrice guidata dalla cancelliera fino alla fine del 2018, due sono ad oggi i candidati che hanno annunciato la loro corsa per la successione. Uno è Armin Laschet, governatore del Nord-Reno Vestfalia, il Land tedesco più popolo, e l’altro Friedrich Merz, sconfitto 14 mesi fa da AKK per pochissimi voti al congresso nazionale. Il prossimo si terrà il 25 aprile ed è stato convocato in tutta fretta questo lunedì, dopo la durissima sconfitta incassata dal partito alle elezioni di Amburgo di domenica scorsa, dove ha ottenuto l’11,2% dei consensi, tra le percentuali più basse mai prese persino in una votazione locale.

Perché la Germania è finita nel caos politico

Laschet rappresenta l’anima più spostata a sinistra della CDU, ma la curiosità sta nel fatto che la sua candidatura venga appoggiata dall’attuale ministro della Sanità, Jens Spahn, che pur essendo un gay dichiarato incarna i valori più autenticamente conservatori del centro-destra, considerato molto critico con la cancelliera, specie sulla politica migratoria. Merz, ex manager di BlackRock in Germania e già capo-gruppo al Bundestag prima che la Merkel prendesse in mano le redini del partito, vorrebbe spostare a destra l’asse dello schieramento e su temi come Europa e immigrazione. Viene considerato un “arci-nemico” della cancelliera, per quanto abbia aperto a una “intesa” nel caso di vittoria.

Annunciando la candidatura, ieri ha confermato di essere molto critico sulla politica monetaria della BCE. E nemmeno questa è una novità, sebbene alla precedente corsa per la segreteria sembrò smussare gli angoli, sostenendo la necessità per i conservatori tedeschi di ammorbidire alcune loro posizioni classiche sull’euro, nell’interesse nazionale.

“Nessuno più della Germania ha beneficiato della moneta unica”, ammise l’uomo.

Spostamento a destra?

Comunque vada a finire, la continuità con l’era Merkel sarà solo a parole, perché nei fatti tutto il partito oggi prende atto di rischiare di precipitare a percentuali marginali proseguendo sulla stessa linea ultra-centrista e tendenzialmente di sinistra di Mutti. Quest’ultima non si ricandiderà più per la cancelleria dopo il mandato in corso, che formalmente scade nell’autunno del prossimo anno. Merz ha dalla sua un cavallo di razza come Wolfgang Schaeuble, ex ministro delle Finanze, oggi presidente del Bundestag e notabile autorevolissimo della CDU, noto per le sue posizioni molto inclini all’austerità fiscale (è l’ideatore dello “Schwarze Null”) e ostili all’allentamento monetario.

Il fatto stesso che Laschet sia sostenuto da Spahn implicherebbe la sussistenza di una sorta di patto tra due anime del partito apparentemente distanti e chiaramente a sfavore di una continuità con le posizioni merkeliane sull’Europa. Chiunque vinca, Francoforte rischia di trovarsi nel mirino di Berlino per la prosecuzione della politica monetaria ultra-espansiva dell’era Draghi. Il governatore Christine Lagarde sta incontrando già molte difficoltà nel fare digerire alla Bundesbank i tassi zero e quelli negativi sulle banche, nonché il “quantitative easing”. Ma ad oggi, gode del supporto della cancelliera, che è stata suo sponsor per la nomina a numero uno dell’Eurotower.

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Nel tentativo di recuperare il consenso perduto alla sua destra e andato quasi tutto agli euro-scettici di Alternative fuer Deutschland (AfD), la nuova CDU dovrà mostrarsi più ferrea su temi come tassi, debito pubblico e salvataggi di stati e banche. Per l’Italia, oltre che per la BCE, saranno dolori. Senza il sostegno politico della prima economia dell’Eurozona, Lagarde non potrà permettersi certamente di andare avanti a lungo con politiche non ortodosse. Dovrebbe gradualmente studiare e comunicare l'”exit strategy” per una graduale normalizzazione monetaria, ambita dai risparmiatori tedeschi, indispettiti dei tassi azzerati e del rischio di incorrere in quelli negativi (“Strafzinsen”) sui depositi bancari oltre certe soglie.

Cosa accadrebbe al MES

E le ripercussioni si avrebbero anche in fase di riassetto del Meccanismo Europeo di Stabilità. Le posizioni più dure dei tedeschi sono state ammorbidite dopo settimane e mesi di trattative più o meno palesi su questioni dirimenti come le Clausole di Azione Collettiva dei titoli di stato, la previa ristrutturazione dei debiti sovrani nei casi di richiesta di assistenza e l’analisi preventiva sulla sostenibilità dei debiti degli stati. Una svolta a destra di Berlino riproporrebbe l’esigenza che il MES intervenga solo a favore degli stati che accettino la ristrutturazione del debito, agevolata da clausole più favorevoli all’emittente. Il mercato ne prenderebbe atto, colpendo i titoli percepiti più a rischio, come i BTp, già in affanno con l’eventuale ritiro degli stimoli BCE.

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E sulle banche crescerebbe la pressione per recidere il rapporto con gli stati, limitando gli acquisti dei titoli del debito pubblico. Un problema non di poco conto per un paese come l’Italia, in cui gli istituti detengono circa il 20% dello stock negoziabile. Infine, per non parlare della maggiore severità con cui la Germania pretenderebbe che la Commissione europea, presieduta dalla tedesca Ursula von der Leyen, vigilasse sui bilanci nazionali. Si ridurrebbero le dosi di flessibilità fiscale concesse ai governi e si porrebbe l’accento sul rispetto di accordi come il Fiscal Compact, i quali prevedono tra l’altro l’azzeramento del deficit. Il 25 aprile potrebbe sorgere un problema Germania per l’Italia, proprio nel giorno in cui celebreremo la Festa della Liberazione.

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