Dalla Cina la minaccia di una guerra valutaria per contrastare il rischio deflazione

La Cina teme di scivolare nella disinflazione o nella deflazione, potendo così reagire con una pericolosa svalutazione dello yuan, i cui effetti sul resto delle economie mondiali sarebbero devastanti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Cina teme di scivolare nella disinflazione o nella deflazione, potendo così reagire con una pericolosa svalutazione dello yuan, i cui effetti sul resto delle economie mondiali sarebbero devastanti.

La Cina inizia a temere seriamente di non restare immune dal rischio che la sua economia scivoli nella deflazione, così come sta accadendo per tutte le altre più grandi economie del pianeta. A febbraio, i prezzi al consumo nello sterminato paese asiatico sono cresciuti dell’1,4% su base annua, trainati più dall’inflazione riguardante il paniere alimentare (+2,3%), mentre per il resto dei beni i prezzi sono variati dello 0,9%. E per il 37-esimo mese di fila, i prezzi alla produzione sono diminuiti e di ben il 4,6%. Se è vero che un’inflazione all’1,4% sarebbe considerata vicina all’obiettivo della BCE nell’Eurozona, a Pechino le cose stanno diversamente, perché qui si ha a che fare con un’economia che pur crescendo al ritmo più basso degli ultimi 25 anni,  è attesa in espansione del 7%. Una bassa inflazione rifletterebbe una debole domanda interna, cosa che il governo potrebbe considerare alquanto indesiderabile, dato che mira proprio a riconvertire progressivamente la Cina da un’economia export-led a una più basata sui consumi interni.   APPROFONDISCI – C’è un grande pericolo per l’economia dell’Eurozona e arriva dalla Cina, ecco quale   Proprio per questo, finora ha accettato insieme alla People’s Bank of China di vedere rivalutato il cambio del 25% nell’ultimo anno contro l’euro e del 18% contro lo yen, mentre contro il dollaro si è registrata una variazione quasi nulla, nonostante il biglietto verde sia cresciuto ai massimi degli ultimi 12 anni contro le principali valute, apprezzandosi mediamente del 18% nel 2014.

Svalutazione yuan minaccia l’Eurozona

Se lo spettro della disinflazione si materializzasse a Pechino, le autorità monetarie non rimarrebbero a guardare passivamente e potrebbero decidere che sarebbe arrivata l’ora di reagire all’eccessivo rafforzamento dello yuan contro l’euro e lo yen, varando a loro volta stimoli monetari e tagliando i tassi per indebolire il cambio. Se la seconda economia del pianeta con un pil di quasi 10.000 miliardi di dollari decidesse per una reazione così decisa, si darebbe il via alla fase forse più allarmante della guerra valutaria in corso nel pianeta negli ultimi anni, perché interverrebbe in un periodo in cui l’Eurozona è già in deflazione, gli USA temono di alzare i tassi, registrando un’inflazione ancora lontana dall’obiettivo del 2%, mancato da 34 mesi, così come il Giappone non esclude in ritorno a un’inflazione zero e il Regno Unito vede contrarsi il ritmo di crescita dei prezzi. Indebolendo lo yuan, la Cina esporterebbe deflazione verso il resto del pianeta e il “quantitative easing” di Mario Draghi andrebbe a farsi benedire. E Pechino non può permettersi una disinflazione eccessiva della sua economia, gravata da un peso dei debiti complessivi al 240% del suo pil e da un settore immobiliare enormemente dilatatosi dal 2009 ad oggi, in conseguenza di una politica monetaria fin troppo accomodante.   APPROFONDISCI – La Cina ha più debiti degli USA, ma lo yuan si rafforza e l’FMI lo vuole tra le sue riserve

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Argomenti: deflazione, Economie Asia, stimoli monetari