Dal Fiscal Compact al debito pubblico subordinato, la Germania accerchia Renzi

Lo scontro tra Commissione europea e governo italiano è solo l'inizio di una fase, che si preannuncia molto "calda" per l'Italia sul fronte dei conti pubblici. La Germania preme su Jean-Claude Juncker e Mario Draghi.

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Lo scontro tra Commissione europea e governo italiano è solo l'inizio di una fase, che si preannuncia molto

L’attacco inatteso del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, contro Matteo Renzi, accusato di offendere le istituzioni europee, non è davvero nulla, rispetto a quello che potrebbe attendere prestissimo l’Italia. Sappiamo già che da qui ai prossimi 2-3 mesi, Bruxelles dovrà finalmente esprimersi sulla legge di stabilità per l’anno in corso, su cui il giudizio è stato rinviato, a causa di alcuni approfondimenti resi necessari.

Renzi isolato dentro la Commissione

Il governo Renzi ha inviato, infatti, a Bruxelles una manovra improntata all’uso massimo della flessibilità concessa sui conti pubblici, sfruttando sia le concessioni sugli investimenti, sia quelle sull’accoglienza degli immigrati, tanto che il deficit strutturale (calcolato al netto della congiuntura economica) crescerà nel 2016 dall’1% all’1,50% del pil. Un’evoluzione assai sgradita alla Commissione, che vede in queste operazioni un indietreggiamento di Roma sul fronte del risanamento dei conti. La conferenza stampa infuocata di Juncker non farebbe più escludere un richiamo formale all’Italia, un fatto che porrebbe fine a oltre 4 anni di convivenza piuttosto pacifica tra Roma e Bruxelles, dopo i mesi turbolenti dell’agonizzante governo Berlusconi nel 2011. Ma il peggio dovrebbe arrivare nei prossimi mesi.        

Scontro su Fiscal Compact

Contrariamente a quanto sinora creduto dal premier Renzi, la Commissione avrebbe tutta l’intenzione di fare rispettare gli accordi sul Fiscal Compact, quel patto siglato meno di 4 anni fa, quando a rappresentare l’Italia vi era Mario Monti, approvato a stragrande maggioranza dal Parlamento, che impone a ciascun paese dell’Eurozona di tagliare il rapporto tra debito pubblico e pil del 5% all’anno per la quota eccedente il 60%. Avendo il nostro paese un indebitamento intorno al 130% del pil, ciò presuppone che dovremmo iniziare ad abbassare il rapporto di circa il 3,5% (5% del 70%, ossia della quota eccedente il 60% del pil). Affinché tale risultato possa essere raggiunto credibilmente, servirebbe alla nostra economia una crescita del pil non inferiore all’1,5%, un’inflazione vicina al 2% e conti pubblici prossimi al pareggio. Al momento, nessuna delle 3 condizioni è anche solo lontanamente soddisfatta.

Italia non soddisfa target fiscali

Qualora il pil dovesse crescere intorno all’1%, l’inflazione sostasse anch’essa all’1% e il deficit si attestasse poco al di sotto del 2%, il rapporto tra debito e pil scenderebbe poco più dell’1%, quindi, resterebbe un “buco” da 40 miliardi da coprire formalmente con tagli alla spesa o altre misure alternative. Roma confida in un’interpretazione flessibile del Fiscal Compact, perché tra il 2017 e il 2018 ci sarebbero da sventare anche le cosiddette clausole di salvaguardia, di cui lo stesso Renzi ha fatto un suo abnorme per oltre 50 miliardi per il triennio 2016-2018. Senza interventi del governo, scatterebbero aumenti dell’IVA per una decina di miliardi nel prossimo biennio. Soldi, che si sommano ai suddetti 40 miliardi per il solo 2017, che si renderebbero necessari per adempiere alle previsioni del Fiscal Compact.        

La proposta del debito sovrano subordinato

Per fortuna, l’Italia si trova in abbondante compagnia tra le difficoltà. Quasi nessun paese dell’Eurozona, infatti, sarebbe in grado di onorare gli impegni. Ma prima di pensare che ciò porti automaticamente a un ammorbidimento delle regole, dovremmo sapere che la Germania di Angela Merkel sta facendo grossa pressione sulla Commissione europea, affinché essa rinunci a fungere da controllore dei conti pubblici, in favore di un’authority tecnica, indipendente, il cui giudizio sarebbe non politico e slegato da considerazioni non strettamente oggettive. L’ultima parola spetterebbe ai ministri delle Finanze dell’Eurozona, all’Eurogruppo, sul rispetto o meno dei target da parte di uno stato membro. Proprio nel tentativo di non vedersi indebolito nella sua azione di monitoraggio dei bilanci statali, Juncker ha fatto appello nelle settimane scorse all’Europarlamento, perché difenda il ruolo della Commissione. Il presidente è attaccato dai tedeschi, che gli rimproverano di essere stato fin troppo benevolo con Italia e Francia, in particolare, oltre tutto, in cambio di un evidente atteggiamento di minore prudenza sui conti pubblici da parte di questi paesi. Sarà anche questa la ragione dello sfogo di Juncker di venerdì contro Renzi. In alternativa, per evitare che l’impossibilità di rispettare il Fiscal Compact si traduca in un lassismo contabile, la Bundesbank ha proposto qualcosa di estremamente sensibile per il mercato del debito sovrano, ossia la possibilità anche per i governi di emettere bond subordinati, quelli che ad oggi sono permessi alle banche e su cui sono ricadute le perdite degli ultimi salvataggi in Italia, per intenderci.

       

Le pressioni tedesche su Draghi

Si tratterebbe di titoli, che i governi emetterebbero a un rendimento superiore a quello degli altri bond, in quanto sconterebbero il rischio di mancato rimborso totale o parziale al verificarsi di determinati eventi. Insomma, sarebbe una sorta di salvataggio pubblico del bilancio statale a carico degli investitori. L’ipotesi sarebbe una sciagura per paesi come l’Italia, se passasse, perché sancirebbe ufficialmente l’idea che gli stati dell’Eurozona potrebbero fallire. A quel punto, scatterebbe la corsa degli obbligazionisti ad acquistare solo i bond dei paesi considerati sicuri, come la Germania, appunto, mentre in pochi comprerebbero BTp, Bonos, bond lusitani, etc., essendo titoli più a rischio. In un solo colpo, quindi, potrebbe essere annullato il beneficio apportato ai rendimenti sovrani dal “quantitative easing” della BCE. E proprio sul governatore Mario Draghi si addensano le altre pressioni della Germania. La cancelliera lo ha ricevuto a Berlino in visita, venerdì scorso, mentre si moltiplicavano gli appelli dei deputati conservatori del suo stesso partito, affinché esplicitasse al numero uno dell’istituto il malessere dei tedeschi sulla politica monetaria ormai considerata troppo accomodante. Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, spiegava i rischi di mantenere tassi così bassi a lungo e stimoli monetari ingenti, paventando il pericolo di arrivare alla stessa crisi finanziaria di questa fase in Cina.      

Si va verso uno scontro davvero duro tra Germania e Italia

Per quanto la BCE sia indipendente dal potere politico, sarà più complicato per Draghi decidere un eventuale potenziamento del QE per ravvivare l’inflazione, anche perché la Bundesbank gode di un ampio sostegno dentro il board, che passa per i governatori di Olanda, Belgio, Lussemburgo, Austria, Slovenia e Finlandia. In poche parole, è probabile che sul fronte monetario non arrivi un’altra mano santa per tenere i rendimenti sovrani ai minimi storici, mentre sul fronte fiscale potrebbero esserci per l’Italia di Renzi sorprese amarissime, dovendo rientrare bruscamente dall’uso della flessibilità di questi mesi. Non ultimo, lo scontro sulle banche. Palazzo Chigi vorrebbe citare in giudizio la Commissione europea per avergli impedito il salvataggio di Tercas tramite il Fondo a tutela dei depositi, così come sul caso Ilva. Se la notizia sarà ufficializzata, si tratterebbe di un atto di “guerra” di Roma contro Bruxelles, ma che non illudiamoci possa finire in nostro favore. La sensazione è che siamo giunti al capitolo finale di una crisi ormai trascinata da troppi anni e che la Germania voglia chiudere i conti con quello che considera un partner inaffidabile, dopo avere disarcionato il Cavaliere, accolto con speranza i governi Monti e Letta, con entusiasmo quello dell’attuale premier, salvo osservare che la ripresa nel nostro paese non attecchisce e il debito continua a crescere.

 

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