Dal Coronavirus al telelavoro, così l’Italia scopre in emergenza il suo futuro “smart”

Il telelavoro in Italia resta poco diffuso, ma l'emergenza Coronavirus sta facendo conoscere a molte nuove imprese e relativi dipendenti i vantaggi di questa pratica, destinata a rivoluzionare in meglio il futuro.

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Il telelavoro in Italia resta poco diffuso, ma l'emergenza Coronavirus sta facendo conoscere a molte nuove imprese e relativi dipendenti i vantaggi di questa pratica, destinata a rivoluzionare in meglio il futuro.

Una Milano spettrale in questi giorni, con poche auto in giro persino nelle ore di punta per il traffico cittadino, numerosi posti liberi per parcheggiare e poca gente in giro. E’ l’effetto dell’emergenza Coronavirus, che ha spinto imprese e lavoratori a cercare risposte alternative per gestire il quotidiano. Superata questa fase, però, l’Italia intera dovrà interrogarsi su quale futuro intenda puntare. Nel capoluogo lombardo, e non solo, tante imprese stanno consentendo ai propri dipendenti di continuare a svolgere la loro attività con il telelavoro.

Il telelavoro è una pratica niente affatto nuova, ma che in Italia stenta a decollare, per quanto anche da noi in forte crescita. Consiste nella possibilità per il dipendente di lavorare da casa, senza recarsi in azienda, gestendo il lavoro da remoto, vale a dire tramite PC, portatile, smartphone, tablet, etc. A dirla tutta, oggi si parla più che altro di “smart working”, letteralmente “lavoro furbo o scaltro”, in quanto non è nemmeno detto che il dipendente debba restare a casa, potendo benissimo lavorare da qualsiasi altra postazione che gli risulti comoda e compatibile con l’attività svolta.

Telelavoro e “smart working”: perché confonderli è uno sbaglio

Ad esempio, si possono anche gestire le pratiche d’ufficio da un luogo pubblico, quale sarebbe un bar, una piazza, persino una spiaggia, purché il contesto non incida negativamente sulla produttività. In altre parole, il dipendente può scegliere se lavorare a casa o se continuare a mantenere livelli di socialità, svolgendo il proprio lavoro altrove. Il telelavoro, che molti italiani stanno scoprendo anche solo come termine in piena emergenza Coronavirus, è destinato ad essere tutt’altro che una risposta straordinaria a un evento imprevisto.

Esso può rappresentare il futuro dell’Italia, con vantaggi per tutti: imprese, lavoratori, traffico, ambiente e lo stesso stato.

Telelavoro possibile per gran parte dei lavoratori

Quante volte si è dovuto rinunciare a un impiego, solo perché lontano da casa e non facilmente raggiungibile con mezzi pubblici o perché avrebbe richiesto un dispendio di tempo e costi eccessivo per raggiungerlo con un mezzo privato? E quante donne nemmeno provano a cercare lavoro, perché hanno figli piccoli a casa da accudire? E quanti meridionali sono costretti a lasciare le loro città e gli affetti al sud per andare a vivere in pochi metri quadrati in una qualche città del nord, sostenendo costi che a malapena spesso vengono coperti dagli stipendi? Potremmo continuare, ma il concetto è chiaro: il telelavoro annulla tante delle difficoltà che ad oggi si frappongono tra lavoratore e azienda e tra di loro e lo stesso stato.

Smart Working, come viene regolato il telelavoro?

Immaginate quanti giorni di malattia in meno verrebbero goduti dal dipendente, che standosene a casa, potrebbe continuare a lavorare anche con una punta di febbre o qualche acciacco. Per non parlare della flessibilità degli orari, nei limiti del possibile: anziché svolgere tutto il lavoro nei classici orari d’ufficio, si possono utilizzare fasce più compatibili alle proprie esigenze. Ho il figlio da prendere a scuola alle 13.30? Ebbene, stacco per una mezz’ora e recupero il tempo perduto nel pomeriggio. E così via.

Certo, non tutti potranno in futuro ambire al telelavoro. Il lavoro manuale non si presta a questa tipologia, richiedendo la presenza fisica del dipendente in azienda. Ma l’Italia impiega oggi il 70% degli oltre 23 milioni di occupati nei servizi e un’alta percentuale dei dipendenti nell’industria svolge attività sostanzialmente d’ufficio. Un buon 80% sarebbe teoricamente legato a lavori intellettuali, sebbene non tutti credibilmente potranno essere praticati con lo “smart working”. Un commerciante potrà anche puntare su internet per vendere, ma dovrà sempre tenere il punto vendita “fisico” per i clienti.

Un barman dovrà servire i clienti da dietro il bancone e non certo online. Un docente potrà anche tenere qualche lezione agli studenti su Skype, ma la scuola difficilmente sarà presto rimpiazzata da un computer.

I vantaggi del telelavoro

Ad ogni modo, se i dati disponibili ci dicono che oggi i telelavoratori sarebbero più di mezzo milione, questo numero sembra destinato a crescere repentinamente. E l’emergenza Coronavirus ha fatto aprire gli occhi su una realtà ad oggi a molti sconosciuta, se non volutamente ignorata. E i benefici non verrebbero confinati alle sole parti del rapporto lavorativo. Pensate a quanto minore traffico di auto si avrebbe in giro, a quanti parcheggi disponibili si troverebbero e a quante minori emissioni inquinanti verrebbero prodotte nell’arco di una giornata, grazie al fatto che milioni e milioni di persone non avrebbero più motivo di spostarsi da casa per recarsi a lavoro. Per non parlare dell’emergenza abitativa, tipica delle realtà urbane ad alta concentrazione di imprese.

La scarsa fiducia che l’italiano medio nutre per il futuro gli impedisce ancora oggi di vedere i grandi vantaggi che la tecnologia ci ha messo davanti. La questione meridionale non potrà certo essere finalmente eliminata solo con il telelavoro, ma pensate a quanti giovani del sud potrebbero trovare lavoro in questo modo, senza spostarsi da casa e abbattendo il loro costo della vita, senza dover più pagare affitti esorbitanti per un cubicolo e senza dovere necessariamente rinunciare alla propria esistenza nei luoghi di provenienza.

Il telelavoro fungerebbe anche da stimolo alla crescita economica italiana. E’ accertato che renda i lavoratori più produttivi, oltre che più soddisfatti. Le ore perse in mezzo al traffico potranno essere dedicate al lavoro stesso, aumentando la produzione. E la flessibilità degli orari mette il dipendente nelle condizioni di svolgere al meglio l’attività, sfruttando ogni parte della sua giornata. Non ci sarebbe più l’assillo del cartellino da timbrare, bensì la misurazione del rendimento attraverso altri metodi e tali da spingere le parti a porre l’accento più sulla produttività e al merito individuale.

Emergenza Coronavirus come opportunità

Occorre adesso il salto di mentalità. Il Coronavirus da emergenza potrebbe trasformarsi in opportunità per agevolare il cambiamento. Cosa impedisce alle imprese sinora di praticare massivamente il telelavoro? La carenza di fiducia verso i dipendenti. Esse temono che il minore controllo sulla loro attività porti a un clima di rilassamento, cioè a una diminuzione della produzione e della produttività. Il rischio esiste, ma riguarda più la normativa giuslavoristica del nostro Paese, che rende poco sanzionabile la condotta inoperosa del dipendente. Le leggi in materia andrebbero adeguate, per consentire alle imprese di godere di maggiori margini d’intervento per minimizzare i danni possibili.

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Passata l’emergenza, sarebbe davvero curioso se quelle aziende che in questi giorni stanno approfittando del telelavoro per contenere i danni continuino ad ignorarne i vantaggi, proseguendo come se nulla fosse accaduto. Le grandi realtà inizieranno con ogni probabilità a mostrarsi più flessibili su questa pratica, facendo attecchire un “modus operandi”, che nel tempo diverrebbe il nuovo “benchmark” di riferimento anche per le imprese di minori dimensioni. E quando questo si tramuterà in numeri critici, il futuro per buona parte degli italiani diverrà meno stressante, più comodo e redditizio. E si avrà molto più tempo da dedicare alla famiglia, ai figli, ai propri anziani, anzi lo si potrà fare contemporaneamente al lavoro stesso.

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