Da M5S al MES, declino irreversibile dei ‘grillini’ e crisi di governo dopo Natale

La risoluzione sul Fondo salva-stati della maggioranza passa in Parlamento e lacera il Movimento 5 Stelle, tra defezioni e senatori pronti a transitare verso la Lega. Inizia il conto alla rovescia per il governo Conte-bis.

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La risoluzione sul Fondo salva-stati della maggioranza passa in Parlamento e lacera il Movimento 5 Stelle, tra defezioni e senatori pronti a transitare verso la Lega. Inizia il conto alla rovescia per il governo Conte-bis.

La risoluzione sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) della maggioranza è passata ieri in Parlamento. Prima alla Camera con 291 sì e 222 contrari, in serata al Senato con 165 sì e 122 no. Il voto a Palazzo Madama era molto atteso, perché qui il governo Conte dispone di numeri risicati. E alla fine, il premier ce l’ha fatta, anche se la sua sembra a tutti gli effetti la classica vittoria di Pirro. Quattro senatori del Movimento 5 Stelle hanno votato contro, di cui 3 sono dati in libera uscita verso la Lega di Matteo Salvini, mentre altri 5 dello stesso gruppo si sono assentati. E assente è stato, formalmente giustificato, anche l’ex premier Matteo Renzi, all’estero.

Perché la riforma del Fondo salva-stati al Senato passerà, malgrado tutto

Alla fine, le previsioni sono state rispettate. La risoluzione sul MES passa – e non poteva essere altrimenti – ma il governo Conte-bis è politicamente finito e dopo Natale lo sarà anche sul piano dei numeri. Nessuno poteva staccare la spina ieri, con la legge di Stabilità ancora da approvare. Nemmeno le opposizioni avrebbero gradito, perché il caos penderebbe anche su di loro come una spada di Damocle. Ma la fine dell’esperienza “giallo-rossa” è vicina.

Con il placet alla riforma del MES o Fondo salva-stati, i “grillini” hanno perso del tutto la loro vocazione originaria anti-sistema ed euro-critica. Per molti sarà un passo in avanti, ma questa mutazione genetica in partito dell’establishment europeista delude la base, tra cui il senso di smarrimento è a dir poco diffuso. Lo sfarinamento dell’M5S è qualcosa che, in questi termini, non ha paragoni nella storia repubblicana, anche perché avviene ai danni del primo partito in Parlamento, ormai dimezzatosi nei consensi rispetto al marzo 2018 e, soprattutto, senza più un’identità a cui appigliarsi per risalire la china.

Rischio estinzione per i 5 Stelle

La visita di Luigi Di Maio a Tirana, Albania, ha assunto ieri sera quasi i connotati di una piacevole fuga dalla realtà di colui che, obtorto collo, sta subendo le conseguenze delle capriole programmatiche e ideologiche del fondatore del movimento, quel Beppe Grillo passato in poche settimane dal lodare il leader della Lega ad appellarsi ai giovani del PD per costruire insieme qualcosa di “meraviglioso” per il futuro. In politica, tutto è lecito, ma alla fine bisogna fare i conti con l’oste, cioè gli elettori; i quali segnalano senza soluzione di continuità di non credere più ai grillini e di avere capito che il cambiamento promesso fosse solo delle loro idee.

Grillo disperato cerca di tutelare Di Maio, ma la vendetta contro Conte è pronta

Un M5S così debole avrebbe zero convenienza ad andare ad elezioni anticipate. Perché mai staccare la spina al proprio stesso governo, quando lo scenario più realistico sarebbe di tornare all’opposizione e ormai privi di quella “verginità” istituzionale che li aveva resi così affascinanti e convincenti agli occhi di milioni e milioni di italiani? E, infatti, difficile che sia Di Maio a mandare a casa il pur (da lui) odiato Giuseppe Conte. Non avrebbe come giustificarlo alla base. Ad oggi, il più accreditato a rompere a gennaio (prima delle elezioni regionali in Emilia-Romagna?) sarebbe il PD di Nicola Zingaretti, i cui consensi non scintillano e nemmeno tracollano rispetto a quando stava all’opposizione.

Questa è diventata la maledizione dei grillini, costretti a rimanere abbarbicati alle poltrone scomode del governo, altrimenti rischiano l’estinzione. Perché una volta che questo incubo per loro sarà finito, le varie anime prenderanno ciascuna la propria strada e chissà se il simbolo dei 5 Stelle lo ritroveremo ancora sulla scheda elettorale! Ma più vanno avanti al governo facendo il contrario di quanto promesso, più gli italiani voltano loro le spalle e più vengono associati al sistema che avevano giurato di voler combattere.

Il voto di ieri sul MES si rivela una pietra tombale per la credibilità di quel che resta dell’M5S.

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