Cuba, crisi acuta con il crollo del Venezuela: torna l’incubo degli anni Novanta

L'economia di Cuba ripiomba nell'incubo degli anni Novanta, quando serpeggiava la fame tra le strade dell'isola. Vediamo cosa sta succedendo.

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L'economia di Cuba ripiomba nell'incubo degli anni Novanta, quando serpeggiava la fame tra le strade dell'isola. Vediamo cosa sta succedendo.

La riattivazione delle relazioni diplomatiche con gli USA dopo oltre mezzo secolo aveva fatto ben sperare gli abitanti di Cuba, che ambiscono a uno sviluppo dell’economia dell’isola, che li catapulti fuori dall’isolamento in cui sono piombati con il castrismo, specie con la caduta dell’Urss nel 1991.

Mosca finanziava l’economia cubana con rubli preziosi per la sua sopravvivenza.

Dopo la fine del comunismo sovietico, per anni l’isola è rimasta non solo isolata geo-politicamente, ma anche in balia dell’austerità, a causa dell’assenza di valuta pesante, con la quale importare beni e servizi. Furono anni terribili, caratterizzati da una carenza così diffusa di beni primari, che molti abitanti furono costretti persino a mangiare i gatti trovati per strada.

Cosa c’entra la Cuba di oggi con quella di un ventennio fa? Apparentemente, niente. Il presidente Raul Castro sta molto lentamente aprendo l’economia al settore privato, tanto che mezzo milione di persone, il 10% dell’intera forza lavoro, oggi è alle dipendenze di quest’ultimo. E che dire del boom di turisti americani, che nel 2015 sono arrivati alla bellezza di 700.000 unità?

Crisi Cuba legata a Venezuela

Il problema è che Cuba è alle dipendenze di un partner commerciale strategico: il Venezuela. Quando nel 1999 arrivò al potere a Caracas il presidente Hugo Chavez, per L’Avana parve quasi un sogno. Non solo poteva contare su un alleato ideologicamente alleato al socialismo, ma questi diede vita a un programma, Petrocaribe, teso a garantire forniture di petrolio a prezzi politici per tutti i paesi dell’America Latina di impronta progressista.

Grazie a Petrocaribe, mediamente Cuba ha importato dal Venezuela 90.000 barili al giorno, la metà del suo fabbisogno energetico, a costi praticamente stracciati, visto che in cambio ha dovuto inviare solo una cinquantina di migliaia di personale medico e militare a Caracas. La sproporzione dello scambio è nota da anni, ma al regime chavista questa politica serviva per costruirsi una rete di amicizie nell’area.

 

 

 

Petrolio Venezuela, export verso Cuba tagliato del 20% nel 2015

Adesso, però, il Venezuela sta colando a picco.

Il prezzo del petrolio si è più che dimezzato negli ultimi due anni, provocando una carenza acuta di dollari, a causa della quale le imprese venezuelane non possono importare beni e servizi. Nel paese si registra una carenza generalizzata e assai diffusa persino dei beni più elementari, una situazione che sta portando sull’orlo di una guerra civile, sullo sfondo di un’inflazione ormai fuori controllo, presumibilmente compresa tra il 480% e il 720% (dati FMI).

Petrocaribe è stato ridimensionato per necessità e già nel 2015 è stato inviato a Cuba il 20% in meno di greggio, con il risultato di esportare sull’isola parte dei problemi vissuti nel paese andino. Di conseguenza, il governo castrista ha dovuto tagliare del 28% i consumi energetici quest’anno, mentre le importazioni sono state ridotte del 15%.

Si teme un ritorno agli anni Novanta

Sull’isola c’è aria di panico, si teme il remake degli anni Novanta. Il governo appare intenzionato ad evitare di gravare sia sulle famiglie, sia sul settore turistico con riferimento ai tagli dei consumi energetici. Non potrebbe permettersi di compromettere proprio l’arrivo di turisti stranieri, che garantiscono all’economia l’ingresso di valuta pesante.

Di questo passo, però, stima Pavel Vidal, ex dipendente della banca centrale cubana, l’economia dell’isola andrà in recessione quest’anno e lo sarà ancora di più l’anno prossimo, quando il pil potrebbe retrocedere del 2,9%. Insomma, anziché andare avanti, proprio quando ci s’illudeva di essere usciti quanto meno dalla fase più ideologica del centralismo socialista, i cubani rischiano di fare più di un passo indietro e di rivivere la brutale austerità degli anni Novanta, quando era venuto meno l’amico russo. Forse, l’America del dopo Obama avrebbe l’occasione di mettersi in mostra, scegliendo di salvare l’isola da una nuova ondata di crisi, ma certo non potrebbe farlo con i castristi saldamente al potere.

 

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