Crollo petrolio e recessione mondiale, perché la crisi dei prezzi crea timori

Prezzi del petrolio in calo verso i 30-35 dollari nel 2018. E il crollo potrebbe trascinare l'economia mondiale in recessione. Parola di esperto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Prezzi del petrolio in calo verso i 30-35 dollari nel 2018. E il crollo potrebbe trascinare l'economia mondiale in recessione. Parola di esperto.

Altra seduta no per i prezzi del petrolio, in calo dello 0,49% a metà pomeriggio per il Brent a 48,49 dollari e dello 0,69% a 46,14 dollari per il Wti americano. La lobby del settore negli USA, American Petroleum Institute, ha stimato a 511,4 milioni di barili le scorte di greggio al 9 giugno scorso, in crescita di 2,8 milioni rispetto a una settimana prima. Il dato arriva dopo quello dell’OPEC, che ha comunicato nei giorni scorsi un aumento della produzione a maggio di 336.000 barili al giorno a 32,1 milioni. Il cartello si è impegnato a tagliare al suo interno l’offerta di 1,2 milioni di barili al giorno, ai quali si aggiungono 600.000 di altri 11 paesi produttori esterni, tra cui la Russia.

A conferma che nemmeno dopo gli sforzi dell’OPEC, l’eccesso di offerta mondiale sarebbe venuto meno, vi è il livello delle scorte nelle economie avanzate, salite a 292 milioni di barili sopra la media quinquennale e segnando un rialzo di 360.000 barili al giorno quest’anno, nonché di 18,6 milioni di barili nel solo mese di aprile. Le scorte sono percepite quale proxy per valutare l’eccesso di offerta, in quanto segnalano i barili estratti ed accantonati dalle compagnie petrolifere, evidentemente incapaci di venderli nell’immediato. Per l’OPEC, tali scorte si attesterebbero a 251 milioni di barili in più rispetto al target. (Leggi anche: Prezzi petrolio crollano, accordo OPEC non basta)

Produzione petrolio USA continua a crescere

Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, l’anno prossimo vi sarà un aumento della domanda mondiale di 1,4 milioni di barili al giorno e nell’ultimo trimestre del 2018 dovrebbe per la prima volta essere superata la soglia dei 100 milioni. Tuttavia, la produzione non-OPEC è attesa in crescita di 1,5 milioni di barili, ovvero di 100.000 barili al giorno in più della domanda, di cui 700.000 nei soli USA, grazie al nuovo boom dello “shale”. (Leggi anche: Petrolio e dollaro, il grafico che inchioda le quotazioni)

A questo punto, quindi, il rapporto tra domanda e offerta resterebbe inalterato ai livelli di quest’anno, a patto che l’OPEC prorogasse il taglio della produzione a tutto l’anno prossimo dal marzo 2018 a cui è stato già esteso di 9 mesi, finanche spingendosi per aumentarne lievemente l’entità. Il problema è che quand’anche lo facesse, economie produttrici come Libia, Nigeria e Iran continuano ad estrarre greggio a ritmi più elevati, in parte avendo già neutralizzato gli sforzi del cartello al quale appartengono.

Rischio recessione mondiale con calo prezzi petrolio

Secondo Fereidun Fesharaki, fondatore e ceo del gruppo di consulenza FGE, i prezzi del petrolio dovrebbero scendere l’anno prossimo nel range 30-35 dollari e restarvi per un bel po’. Contrariamente a quanto sosterrebbero un po’ tutti gli altri economisti, egli paventa il rischio che un tracollo dei prezzi non solo non stimoli la domanda, ma al contrario ne provocherà un calo, mandando l’economia mondiale in recessione.

Secondo l’uomo, che dall’inizio degli anni Ottanta monitora i mercati energetici del Pacifico asiatico e nel Medio Oriente, quando le quotazioni crollano, le economie produttrici rimangono colpite e in esse scema la fiducia di imprese e consumatori con conseguente calo della domanda, la quale a sua volta trascinerebbe l’intera economia mondiale in recessione.

Lungi dall’essere una spiegazione poco credibile, d’altra parte è quanto sia accaduto negli anni appena trascorsi, con una sorta di circolo vizioso tra crollo dei prezzi petroliferi e rallentamento dell’economia mondiale. I paesi emergenti, dove si concentra il grosso della produzione di materie prime, rappresentano ormai oltre il 40% dell’economia globale e un loro problema non resta confinato, ma si trasmette anche alle economie avanzate. (Leggi anche: La BCE guarda al petrolio, ecco perché)

 

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, Economia Europa, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio