Crollo PD, risultati preoccupanti anche nelle regioni “rosse”

Numeri allarmanti per il PD escono dalle urne: dimezzati i comuni guidati. Centro-destra stabile e boom del Movimento 5 Stelle.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Numeri allarmanti per il PD escono dalle urne: dimezzati i comuni guidati. Centro-destra stabile e boom del Movimento 5 Stelle.

Archiviata la pratica delle elezioni amministrative, è tempo di bilanci per i vari schieramenti politici. Fare una stima esatta di quanti comuni amministri l’uno o l’altro partito non è semplice, perché in molte realtà medio-piccole, i simboli ufficiali non vengono spesso nemmeno presentati, per cui è difficile capire a quale coalizione assegnare la vittoria.

Ma la lettura complessiva dei numeri appare chiara: il PD di Matteo Renzi dimezza ai ballottaggi i comuni guidati, passando da 90 a 45. Clamorosamente, il centro-destra riesce a tenerne 34, mentre avanza il Movimento 5 Stelle, che passano da 0 a 19.

E proprio il partito di Beppe Grillo è quello che merita maggiore attenzione: su 20 ballottaggi ne ha vinti 19. Un trionfo, che si spiega con un dato incontrovertibile, ossia che gli elettori di centro-destra voterebbero sempre e comunque, senza grandi difficoltà, un candidato grillino, quando questi si contrappone a un candidato del centro-sinistra.

Crollo PD, evitato il cappotto con Milano

Peccato che i pentastellati non ricambino il favore, come hanno dimostrato i casi di Milano e Bologna, dove i consensi dell’M5S, se fossero stati spostati visibilmente in favore dei candidati di centro-destra, ne avrebbero determinato la vittoria, cosa che non è avvenuta.

Dicevamo, che il partito di Renzi si è dimezzato. Nessuno al Nazareno nasconde il crollo, nemmeno lo stesso premier. E per fortuna l’onore lo ha salvato Milano, senza cui il crollo dei democratici sarebbe stato totale. Preoccupante, però, è il consenso in forte calo nelle cosiddette regioni “rosse”, come la Toscana, dove tra gli altri a Sesto Fiorentino ha stravinto un candidato della sinistra radicale, oppure a Grosseto, che è andata al centro-destra.

 

 

 

Regioni rosse voltano spalle a PD

Questi dati sono ancora più allarmanti, se si considera che in teoria il premier giocava in casa. E anche quando vince, il risultato sottolinea la fatica. Pensiamo a Bologna, città “rossa” per eccellenza. L’uscente Virginio Merola è stato riconfermato, ma è stato costretto al ballottaggio e cosa ancora più preoccupante per il PD, ha ottenuto un magro 55% contro una candidata leghista, diciamocelo, non proprio forte. E va sottolineato anche che il sindaco bolognese è tra i meno renziani in corsa a queste amministrative. Dunque, Renzi perde e quando vince usa spesso volti non proprio del suo “cerchio magico”.

E al Sud, le difficoltà per il PD crescono vertiginosamente, come dimostrano gli esiti in Sicilia, dove a potersi dire soddisfatti sarebbero centro-destra e grillini. Nella stessa Campania, non solo i dem non sono approdati al ballottaggio a Napoli, terzo Comune d’Italia, ma hanno perso anche a Benevento contro l’ex ministro Clemente Mastella.

Segnale allarmante per referendum costituzionale

Il segnale negativo per il governo c’è tutto. La rappresentazione plastica del flop di Renzi è Torino, dove l’uscente Piero Fassino, pur non considerato tra i sindaci impopolari, è stato battuto probabilmente più per una sorta di rigetto elettorale nei confronti del PD nazionale e dell’esecutivo.

La saldatura spontanea tra 5 Stelle e centro-destra alle urne è profeta di sventure per i democratici. Insieme, fanno la maggioranza assoluta degli elettori; insieme, riuscirebbero a far naufragare il referendum costituzionale voluto dal premier sulle sue riforme, rispedendolo direttamente nell’Arno.

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Politica