Crolla l’industria italiana: ordinativi e fatturato a picco

Gli ordini esteri calano più di quelli domestici e la ripresa resta un miraggio da compagna elettorale

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Gli ordini esteri calano più di quelli domestici e la ripresa resta un miraggio da compagna elettorale

Fatturato dell’industria italiana giù del 4,3% nel 2012. E’ quanto pubblica l’Istat, dopo il completamento dei dati dello scorso esercizio con quelli di dicembre. Ma a preoccupare gli analisti è anche il pessimo dato sugli ordinativi, in calo del 9,8%. Poiché si tratta di commesse incassate e, quindi, di produzione futura, ciò implica che l’industria italiana sarà in calo anche nei prossimi mesi. A dicembre, il fatturato cresce dello 0,8% sul mese di novembre, ma l’indice grezzo registra un crollo del 9,2% sullo stesso mese del 2011. Su base mensile, la crescita è data dal +0,5% del mercato domestico e dall’1,5% di quello estero. Drastico il calo del settore auto, con un fatturato giù del 5,8% su novembre e ordinativi che sprofondano del 16,6%. Gli ordini a novembre sono scesi dell’1,8% su base tendenziale e del 15,3% su base annua. Non meno preoccupante è, poi, il dato della ripartizione del calo degli ordini, pari a -2,5% per il mercato estero e all’1,3% per quello interno. Il settore delle costruzioni registra un timido accenno di ripresa su novembre (+1,6%), ma i livelli restano di gran lunga inferiori a quelli del dicembre 2011 (-18,3%). Complessivamente, le costruzioni nel 2012 sono scese del 14% su base annua e del 14,2%, se il dato viene corretto per l’effetto del calendario.  

Crisi economica Italia: nel 2013 il trend difficilmente cambierà

La crisi dell’industria sembra, quindi, evidente. Il dato di dicembre mostra sì un lieve rialzo dai livelli di novembre per il fatturato, ma gli ordinativi in netto calo dimostrano che la risalita è lungi dal realizzarsi e che, anzi, potremmo dover assistere a un 2013 di passione. D’altronde, la previsione di un pil in calo dell’1% anche quest’anno, dopo il -2,2% del 2012, non è un buon segnale per l’industria nazionale, che dovrà fronteggiare ancora tassi di disoccupazione vicini al 12%, un probabile nuovo calo del reddito reale delle famiglie e una congiuntura europea negativa, frutto del contagio della crisi anche in vaste aree finora escluse. In particolare, non gioverà la debolezza della Germania, che seppure la Bundesbank prevede si riprenda già dal trimestre in corso, ha ceduto lo 0,6% del pil nell’ultimo trimestre del 2012, con effetti che saranno visibili negativamente anche sulla nostra economia nei mesi presenti. Non ultimo, attenzione alla Francia, che potrebbe entrare presto in una spirale recessiva non dissimile da quella che ha colpito l’Italia.

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Argomenti: Crisi economica Italia