Crociata finanziaria contro l’Italia, così il Real Madrid fa sistema con le banche

La cassaforte della famiglia Benetton all'assalto della Spagna, dove banche e calcio si mescolano per far fronte contro l'Italia. Il nazionalismo economico è duro a morire in Europa, benché si parli di mercato unico.

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La cassaforte della famiglia Benetton all'assalto della Spagna, dove banche e calcio si mescolano per far fronte contro l'Italia. Il nazionalismo economico è duro a morire in Europa, benché si parli di mercato unico.

Il presidente del Real Madrid, Florentino Perez, è a caccia di banche che sostengano la sua controfferta su Abertis, la società spagnola di gestione di infrastrutture di trasporto e telecomunicazioni. Servono 18,6 miliardi di euro per ribattere alla proposta di 15 miliardi (di cui 3,7 miliardi in azioni) dell’italiana Atlantia, la holding della famiglia Benetton. Perez guida la Actividades de Contruccion y Servicios SA (ACS), che controlla la tedesca Hochtief.

Ha già ammassato il sostegno di istituti per complessivi 15 miliardi e gli serve ancora coprire la differenza di 3,6 miliardi per cercare di impedire agli italiani di controllare parte della rete viaria spagnola. Atlantia e Abertis gestirebbero insieme 19.000 km di autostrade in 19 stati europei. Se andasse in porto, sarebbe la più grande acquisizione di una società tricolore dal 2007, anno in cui Enel rilevò il controllo di Endesa. (Leggi anche: Atlantia verso guerra di prezzo con ACS)

Se ne parlerà probabilmente nei primi mesi del 2018, perché serviranno tempo per verificare l’andamento della controfferta di ACS-Hochtief e le relative autorizzazioni del governo spagnolo. Quest’ultimo, per bocca del ministro dell’Energia, Alvaro Nadal, ha ribadito la necessità per Atlantia di ottenere il via libera di Madrid, trattandosi di un’infrastruttura strategica nazionale. E torna il concetto di nazionalità all’interno della stessa UE per proteggere interessi industriali rilevanti da possibili scalate straniere. Un motivetto, a dire il vero, che abbiamo sentito intonare negli ultimi mesi proprio in Italia e sul caso Telecom, anche se più come ritorsione per la sfrontata nazionalizzazione operata dal governo francese di Stx e ai danni della nostra Fincantieri.

Mercato unico europeo solo a parole

Si fa tanto parlare di mercato unico, ma quando i capitali si spostano in maniera consistente da uno stato all’altro, s’invocano gli spiriti nazionali contro le scorrerie esterne. Atlantia continua a restare potenzialmente favorita, se è vero che Criteria Caixa, che detiene complessivamente il 22% del capitale di Abertis, ha da tempo dichiarato di preferire la sua offerta a quella ispanico-tedesca, mentre la stessa Abertis, detentrice di quasi l’8% del capitale in forma di azioni proprie, pur vedendo di buon occhio la proposta italiana, alla fine ha preferito non aderirvi formalmente.

Se Abertis andrà in mano a ACS-Hochtief, rischia di subire un deterioramento delle proprie condizioni patrimoniali, con un rapporto tra debito netto ed Ebitda in ascesa dal 4,5 attuale al 6,7-6,8. Agli oltre 14 miliardi di passività della spagnola, infatti, si sommerebbero i 18,6 miliardi dell’offerta finanziata a debito e gli 1,2 miliardi del debito consolidato di ACS-Hochtief. A questi livelli, Abertis potrebbe subire un declassamento del rating. Si consideri che al 31 dicembre 2016, Atlantia mostrava un rapporto debito netto/Ebitda a 3,37, mentre la rivale si attestava a circa 0,6. Tuttavia, mentre i Benetton finanzierebbero buona parte dell’operazione con uno scambio azionario e con la cessione del 15% di Autostrade per l’Italia (3,4 miliardi di euro gli incassi attualmente stimabili dalla vendita), Perez orchestrerebbe il mantenimento dell’ibericità di Abertis a colpi di debiti. Anche Atlantia si trova adesso costretta ad aumentare la propria offerta, verosimilmente di 3 miliardi. (Leggi anche: OPA Abertis, ad Atlantia servono 3 miliardi in più per rilanciare)

Il sogno di dare vita al primo gruppo europeo attivo nella gestione delle autostrade sembra alla portata, anche se dovrà scontrarsi con le possibili barricate di Madrid, intenta a non perdere il controllo di un asset strategico (ehm, Abertis è catalana!). E se l’1 ottobre il governo spagnolo è stato in grado di inviare a Barcellona la Guardia Civil per impedire che si celebrasse il referendum indipendentista, figuriamoci se si farà tanti problemi a negare a una società italiana di acquisire parte delle infrastrutture iberiche. In fondo, anche in questo caso andrebbe in scena il tentativo della Spagna di riappropriarsi del controllo di un pezzo di Catalogna sul piano finanziario. E tra “tradimento” spagnolo sul voto per l’assegnazione della sede EMA ed esproprio da parte del presidente francese Emmanuel Macron della maggioranza regolarmente conquistata da Fincantieri in Stx, siamo già consapevoli che non sarà (solo) il mercato con cui i Benetton si dovranno confrontare nei prossimi mesi.

 

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