Crisi verso la fine? Debito pubblico italiano oltre il 132% del Pil nel 2014

La stime del Tesoro vedono al rialzo il debito anche l'anno prossimo. E i margini di manovra sul deficit sono nulli, a causa del rimborso dei debiti della Pubblica Ammnistrazione

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La stime del Tesoro vedono al rialzo il debito anche l'anno prossimo. E i margini di manovra sul deficit sono nulli, a causa del rimborso dei debiti della Pubblica Ammnistrazione

Ancora una pessima notizia sul fronte dei conti pubblici italiani. Il Tesoro rivedrà al rialzo le stime precedenti sul rapporto tra debito pubblico e pil per il 2014. Si attesterà al 132,2% e non al 129%, come precedentemente indicato. Per quest’anno, invece, il debito chiuderà al 130,4%, anch’esso in rialzo dal 127% del 2012.

L’annuncio ufficiale avverrà solo venerdì, ma le anticipazioni parlano di una sorta di allarme anche sul fronte del deficit, con Via XX Settembre che avverte che non sarà possibile superare la soglia del 3% del pil, perché l’Italia rientrerebbe nella lista nera delle economie con deficit eccessivo.

Certo, l’Italia sembra in ottima compagnia. Se a maggio siamo usciti dalla procedura d’infrazione per l’eccesso di deficit, avendo chiuso il 2012 al 3% e prevedendosi un 2,9% per quest’anno, la Francia ha da qualche giorno ammesso che non potrà tenere fede agli impegni e non centrerà l’obiettivo del deficit sotto il 3% nemmeno l’anno prossimo. Per non parlare della Spagna, il cui debito è salito al 92,2% del pil, livello più che doppio rispetto all’ultimo anno pre-crisi, il 2007.

L’Italia sta comunque facendo meglio dei partner europei, ma i livelli di partenza del debito pubblico erano così alti (106%), che non possiamo permetterci lo stesso alcuno sforamento. Anche perché, come ha detto domenica il Prof Alberto Alesina, il nostro paese non ha alcuna credibilità politica in Europa, non avendo attuato alcuna riforma pattuita con Bruxelles. Insomma, nessuno ci concederebbe ancora più tempo per riportare il deficit sotto il 3%, permettendoci di ri-sforare. In cambio di cosa? Di vuote promesse? E da parte di un governo che potrebbe cadere da un momento all’altro?

 

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Il guaio è che l’Italia presenta qualche problema sul fronte proprio del deficit pubblico. Il governo Monti si era impegnato a rispettare il limite del 2,9% del pil, a ridosso della soglia massima consentita dal Patto di stabilità. Sarebbe stato del 2,4%, ma sono stati caricati 8 miliardi (0,5% del pil) per la realizzazione di opere pubbliche, all’interno dei famosi 40 miliardi di rimborsi dei debiti della PA verso le imprese.

Sebbene le entrate finora abbiano mostrato una dinamica positiva e nonostante la recessione, preoccupa l’andamento del fabbisogno di cassa, pari a 50 miliardi alla fine di luglio, quando nel luglio del 2012 era di 28 miliardi. E fatti salvi almeno 3 miliardi per i minori introiti dalla prima rata IMU di giugno (2,4 miliardi) e dal rinvio dell’aumento dell’IVA ad ottobre (1 miliardo), che sono stati coperti con tagli alle spese e altre entrate, i conti non tornano lo stesso.

Lo dimostra la risposta del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che sulla polemica dei rimborsi, considerati fattore di rischio per la tenuta dei nostri conti pubblici dalla BCE, ha affermato che i 20 miliardi di quest’anno non debbano essere conteggiati come deficit, ma solo come debito, in quanto finanziati con l’emissione di titoli di stato (debito). A questo punto, la domanda è: la Commissione potrà mai accettare che un’emissione di nuovo debito non venga considerata deficit, per quanto una tantum, quando lo sarebbe per definizione.

Evidente, poi, che sull’aumento continuo del debito stia pesando non tanto la componente del disavanzo fiscale, quanto quella della crescita, che con la più lunga recessione in corso dal Secondo Dopoguerra, diventa un addendo negativo per le variazioni dell’indebitamento pubblico. Data la bassa inflazione, infatti, la crescita nominale del pil nel 2013 sarà negativa, aggiungendosi così al deficit un altro mezzo punto percentuale nel rapporto debito/pil. Il tipico gatto che si morde la coda.

 

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