Crisi Venezuela: prestiti Cina in forse, giallo in una Caracas senza dollari

La crisi in Venezuela potrebbe diventare ancora più estrema con il presunto diniego della Cina di nuovi prestiti. Il paese è senza liquidità, mancano i dollari ed è emergenza umanitaria.

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La crisi in Venezuela potrebbe diventare ancora più estrema con il presunto diniego della Cina di nuovi prestiti. Il paese è senza liquidità, mancano i dollari ed è emergenza umanitaria.

Il ministro del Petrolio del Venezuela, Euologio Del Pino, ha smentito le indiscrezioni riportate dagli organi di stampa stranieri, secondo le quali la Cina avrebbe negato al paese sudamericano nuovi prestiti. Il rappresentante del governo di Caracas ha spiegato, invece, che con Pechino vi sarebbero “ottimi rapporti”, confermati di recente da un accordo di collaborazione tra le aziende dei due paesi per lo sfruttamento del giacimento di petrolio nella cintura di Orinoco dal valore di 5 miliardi di dollari.

La Cina ha prestato al Venezuela di Hugo Chavez prima e di Nicolas Maduro adesso ben 60 miliardi di dollari sin dal 2007, di cui 20 ancora da restituire. Nessun altro paese dell’America Latina ha goduto di prestiti così ingenti. Parte di questi viene rimborsata ad oggi con la fornitura gratuita di greggio, pari a 579.000 barili al giorno nel 2015. (Leggi anche: Venezuela in ginocchio, dalla Cina altri aiuti)

Allarme Venezuela con crisi petrolifera

Quest’anno, però, la produzione petrolifera venezuelana sta subendo un duro colpo, a causa degli scarsi investimenti realizzati per potenziare le estrazioni, con il risultato che Caracas si trova da tempo a produrre meno greggio (-25% dal 1999) e a prezzi più bassi, viste le quotazioni internazionali più che dimezzate negli ultimi due anni.

Non sappiamo se il governo cinese si stia rifiutando di rinnovare i prestiti in scadenza, ma se lo facesse, sarebbero seri guai per i venezuelani, alle prese da parecchi mesi con una vera emergenza umanitaria, scatenata dalla mancanza di dollari a sufficienza per le importazioni di beni dall’estero. E per un’economia, che importa il 70% dei beni che consuma, il problema è gravissimo. (Leggi anche: Venezuela, petrolio importato dagli USA)

 

 

 

Prestiti Cina, è giallo

Le riserve valutarie della banca centrale ammontano ad appena 12 miliardi, di cui solo un paio prontamente liquide. Da qui ai prossimi 5-6 mesi, Caracas dovrà rimborsare diversi miliardi di debiti in scadenza, ragione per cui la crisi di liquidità si fa ogni giorno più seria, tanto che Del Pino è stato il principale fautore dell’accordo OPEC per contenere la produzione di petrolio e cercare così di sostenere i prezzi, dato che la materia prima rappresenta quasi del tutto le esportazioni venezuelane (95-96%).

Per il ministro, sarebbe già soddisfacente che le quotazioni risalissero tra i 50 e i 60 dollari per avere liquidità necessaria per investire negli impianti e potenziare le estrazioni.

Che la Cina stia perdendo appetito nel Venezuela lo dimostrerebbe anche un dato: dal 2010 allo scorso anno, le sue aziende hanno investito nel paese sudamericano la media di 2,5 miliardi all’anno, mentre nei primi sei mesi del 2016 lo hanno fatto per soli 300 milioni. (Leggi anche: Petrolio, ottimismo su accordo OPEC eccessivo)

Crisi Venezuela allarmante

L’inflazione venezuelana è stimata intorno al 700%, mentre quest’anno il pil dovrebbe crollare di un altro 8%, dopo aver ceduto tra il 5% e il 6% nel 2015. Un sondaggio realizzato nel mese scorso ha trovato che circa la metà dei venezuelani sarebbe disposto a lasciare il paese, se solo fosse permesso. (Leggi anche: Venezuela, Maduro inseguito dalla folla)

La grave crisi umanitaria in corso fa il paio con l’emergenza politica. Il presidente Maduro non è intenzionato a mollare la carica e ha segnalato che il referendum richiesto dalle opposizioni per cacciarlo in anticipo non si terrà prima dell’inizio dell’anno prossimo, accrescendo così la frattura istituzionale tra governo e Congresso, quest’ultimo per la prima volta dal 1998 a maggioranza di destra, dopo il trionfo elettorale del dicembre scorso.

 

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