Crisi Venezuela, perché il “paradiso socialista” di Maduro starebbe cadendo

La caduta del regime di Nicolas Maduro in Venezuela potrebbe essere vicina. A segnarlo sarebbe il maxi-acquisto di bond della compagnia petrolifera statale PDVSA da parte dell'americana Goldman Sachs.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La caduta del regime di Nicolas Maduro in Venezuela potrebbe essere vicina. A segnarlo sarebbe il maxi-acquisto di bond della compagnia petrolifera statale PDVSA da parte dell'americana Goldman Sachs.

Proseguono le imponenti manifestazioni di piazza nelle principali città del Venezuela contro il regime chavista di Nicolas Maduro. Il vice-presidente dell’Assemblea Nazionale, Freddy Guevara, ha lanciato un appello a tutte le forze dell’opposizione per bloccare i lavori della Costituente “truffa” messa in piedi dal governo per riformare la Costituzione, un tentativo che gli avversari del regime vedono quale escamotage per dribblare il Parlamento, nelle mani proprio degli oppositori sin dalla fine del 2015. Giugno, spiega Guevara, sarà il mese definitivo per cacciare Maduro e ripristinare la libertà nel paese.

Nel frattempo, i morti caduti nelle strade venezuelane sono saliti a oltre una sessantina. Per questo, l’uomo ha invitato i suoi concittadini a resistere alla “perdita della speranza, alla repressione e alla stanchezza” e a continuare a restare in piazza per abbattere il regime. (Leggi anche: Venezuela svaluta bolivar del 65%)

Goldman Sachs compra bond PDVSA

Insomma, siamo ormai a un apparente giro di boa: le opposizioni tentano la spallata a ogni costo contro Maduro, incapace di risolvere una crisi economica devastante, con un’inflazione a 3-4 cifre e un tasso di carenza di beni primari stimato intorno all’80%.

Eppure, a leggere le cronache finanziarie di oggi non sembra che siamo sull’orlo del collasso. Goldman Sachs ha acquistato la settimana scorsa bond della compagnia petrolifera statale PDVSA, emessi nel 2014 e con scadenza nel 2022, per un controvalore nominale di 2,8 miliardi, ma per appena 865 milioni di dollari, ovvero al 31% del loro valore e a sconto di circa un altro 31% rispetto ai prezzi di mercato. (Leggi anche: Goldman Sachs ci crede e compra bond)

Finanza USA scommette sulla caduta di Maduro

Le cifre sono imponenti e suggerirebbero fiducia da parte di un grosso investitore americano per la tenuta finanziaria a Caracas. Proprio questo dato dovrebbe allarmare Maduro, perché gli analisti hanno carpito da questa operazione la scommessa della banca d’affari USA per una fine imminente del regime chavista nel Venezuela, cosa che farebbe più raddoppiare il valore delle obbligazioni di PDVSA, nei fatti assimilate ai titoli del debito pubblico locale.

Dunque, Goldman Sachs ha fatto incetta di titoli venezuelani, ritenendo che a Caracas potrebbe presto avvenire un “regime change”, quando sono già trascorse diverse settimane dall’inizio delle manifestazioni in grande stile, indette dalle opposizioni. E’ anche probabile che l’istituto abbia colto tale sensazione dagli sviluppi a Washington. (Leggi anche: Venezuela, golpe in arrivo? Scende in campo Papa Francesco)

Trump sempre più critico contro Venezuela

L’amministrazione Trump ha incrementato le sue critiche contro le brutali repressioni del governo venezuelano contro gli oppositori, con il presidente USA a definire la situazione nel paese “una disgrazia per l’umanità”, mentre il Tesoro ha comminato sanzioni contro gli otto giudici della Corte Suprema di Caracas, che hanno spogliato nei fatti l’Assemblea Nazionale di ogni potere, favorendo vistosamente il regime.

Poca roba, intendiamoci, ma è il segno che l’America di Trump non intende accettare più di tanto un’escalation della crisi economico-finanziaria del paese, che rischia di destabilizzare l’intera area, creando altri potenziali conflitti con la Russia, che del governo di Maduro è amico in funzione anti-USA. (Leggi anche: Accuse USA di narcotraffico)

Timori USA su crisi Venezuela

A Washington c’è preoccupazione per la possibile fine che farebbero svariati assets petroliferi venezuelani, a partire dalla raffineria nel Texas di Citgo, nel caso di default del paese. Avendo Russia e Cina insieme ancora 50 miliardi di prestiti da riscuotere e garantiti dall’industria petrolifera, gli americani temono che i russi, in particolare, possano mettere le mani su assets strategici presenti persino sul loro territorio, ad oggi di proprietà di Caracas. E in un’epoca di quasi “russofobia”, tale probabilità basta e avanza per destare allarme. (Leggi anche: Allarme USA, petrolio alla Russia con default)

Evidentemente, Goldman Sachs intravede un intervento più diretto e vicino degli USA per porre fine al regime di Maduro, approfittando proprio delle violazioni palesi e quotidiane dei diritti umani nel paese. Acquistare oggi titoli venezuelani potrebbe avere avuto molto senso, se si ritiene che il paese andino abbia raggiunto il suo punto più basso e in un futuro non più lontano cambierà direzione sotto un nuovo governo nelle mani delle attuali opposizioni.

Male che vada, Goldman potrà confidare nella tenacia con cui il governo chavista dimostra di volere evitare a ogni costo il default. Avendo acquistato al 31% del loro valore titoli che verranno rimborsati tra 5 anni al 100%, oltre alla cedola già generosa del 12,75%, significherebbe per la banca d’affari realizzare una plusvalenza del 222%, ovvero qualcosa come oltre il 26% all’anno, che porterebbe il rendimento complessivo intorno al 40%. Insomma, se Maduro cade, meglio è, dato che i prezzi s’impennerebbero; se resterà al suo posto e continuerà a ripagare i debiti, nessun problema. Almeno, non per i banchieri. (Leggi anche: Perché Maduro si ostina a non dichiarare default)

 

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, Crisi paesi emergenti, economie emergenti