Crisi Venezuela: Maduro nomina suo possibile successore, rimpasto all’Economia

Nel bel mezzo di una crisi economica gravissima, il presidente Maduro rimpasta il governo del Venezuela. Cambia qualche nome, ma la sostanza è la stessa.

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Nel bel mezzo di una crisi economica gravissima, il presidente Maduro rimpasta il governo del Venezuela. Cambia qualche nome, ma la sostanza è la stessa.

Rimpasto di governo in Venezuela, dove con l’arrivo del nuovo anno, il presidente Nicolas Maduro ha voluto lanciare un segnale di cambiamento alla popolazione, per quanto si tratti solamente di cambiare qualche faccia. Al ministero delle Finanze va Ramon Lobo, che ricoprirà anche la carica di vice-presidente all’Economia.

“Avrai il compito di guidare con mano ferma il controllo dell’economia”, ha detto Maduro al neo-ministro, già deputato socialista, in diretta televisiva. Per quanto Lobo divenga la principale autorità economica del paese andino, i nomi che contano saranno altri. Al ministero del Petrolio, infatti, Eulogio Del Pino viene sostituito da Nelson Martinez, già a capo di Citgo, la raffineria nel Texas controllata dalla compagnia petrolifera statale PDVSA. Sarà lui il volto del Venezuela per l’OPEC.

Un altro nome importante è quello di Tarek El Aissami, 42 anni, che prende il posto del settantenne Aristobulo Isturiz alla carica di vice-presidente, diventando così il nuovo numero due del regime chavista, possibile successore di Maduro, oggetto di una petizione popolare delle opposizioni perché lasci il posto prima della scadenza naturale tra due anni. (Leggi anche: Crisi Venezuela, perché nemmeno la risalita del petrolio salverebbe l’economia)

Inflazione esplosa con l’offerta di moneta

Cosa cambia per la morente economia venezuelana? Praticamente, nulla. Tutti i nuovi nomi arrivano dalla solita cerchia del Partito Socialista, in cui non esiste alcuna opposizione o anche solo un minimo dissenso sulle politiche del presidente in carica, che hanno ridotto al collasso l’economia nazionale.

Per capire di cosa parliamo, basterebbe dare uno sguardo a un dato su ogni altro: l’offerta monetaria. Il cosiddetto aggregato M3, che la BCE monitora per stimare l’inflazione in un orizzonte temporale fino a 18 mesi, era di appena 10,6 miliardi di bolivar nel 1998, mentre nel 2010 risultava già esploso a 290 miliardi. Tuttavia, è con Maduro che s’impenna, praticamente triplicando nell’ultimo anno a 7.514 miliardi (ottobre 2016). (Leggi anche: Crisi Venezuela, nei negozi si paga a peso)

 

 

 

 

Carenza di beni e inflazione a 4 cifre

Inevitabile l’impatto sull’inflazione, che quest’anno dovrebbe salire a quattro cifre per il Fondo Monetario Internazionale, attestandosi intorno a 1.600%, anche se non esistono dati ufficiali dal dicembre 2015, quando la crescita tendenziale dei prezzi fu comunicata del 180% dalla banca centrale.

Siamo dinnanzi a un disastro economico di enormi proporzioni. Nel paese manca di tutto, la gente è costretta a sobbarcarsi ore di fila davanti ai negozi per fare la spesa, ma entrando non trova nulla e deve fare così il tour tra i vari punti vendita per acquistare anche solo il minimo per mangiare. (Leggi anche: Crisi Venezuela, perché Maduro si ostina a non dichiarare default?)

E manca pure il denaro

Nelle ultime settimane, se possibile, la crisi è persino degenerata da quando il governo ha annunciato pochi giorni di tempo (scadenza prorogata al 20 gennaio) per portare in banca le banconote da 100 bolivar, prima che siano messe fuori corso. Trattandosi della metà del contante circolante nel paese e non essendo state emesse le nuove banconote tempestivamente, la misura ha privato milioni di venezuelani del denaro sufficiente per anche sperare di fare la spesa.

Si consideri che 100 bolivar varrebbero 10 dollari al cambio fisso ufficiale, ma già scendono ad appena 15 centesimi per il secondo cambio legale, mentre al mercato nero oscillano tra i 3 e i 4 centesimi. Dunque, valgono quasi niente, impossibile confidare sui tagli più piccoli, perché ne servirebbero vagonate anche solo per fare colazione.Una situazione, che il rimpasto di governo appena annunciato non risolverà di una virgola.  (Leggi anche: Crisi Venezuela, cambio illegale risale)

 

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