Crisi Venezuela: emesso bond per $5 miliardi, prima volta dal 2011

Il Venezuela torna a emettere titoli di stato dopo oltre 5 anni, ma con modalità dubbie. Chi sta dietro all'operazione? Intanto, prosegue la crisi alimentare.

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Il Venezuela torna a emettere titoli di stato dopo oltre 5 anni, ma con modalità dubbie. Chi sta dietro all'operazione? Intanto, prosegue la crisi alimentare.

Il Venezuela ha emesso il suo primo bond sovrano dall’ottobre 2011 e denominati in dollari per un importo complessivo di 5 miliardi, scadenza 2036 e cedola al 6,5%. L’operazione è alquanto sospetta per i modi in cui è stata tenuta. L’emissione è stata collocata presso la banca centrale e il Banco de Venezuela, un istituto statale. I titoli sono stati venduti al cambio fisso ufficiale di 1:10, quando al mercato nero si ha un rapporto di 1 dollaro per ogni 3.200 bolivar e lo stesso stato utilizza un cambio semi-libero di 672 per le importazioni di beni secondari.

Dicevamo, che l’operazione è sospetta, perché di fatto la banca centrale e quella controllata dallo stato hanno comprato i titoli a un cambio evidentemente sfavorevole e al 100% del loro valore nominale, quando sul mercato secondario il titolo con scadenza 2038 e sempre denominato in dollari si aggira intorno al 43%. (Leggi anche: Venezuela, bond in rialzo su accordo OPEC)

Dietro al bond c’è la Cina?

Dunque, se questi titoli dovessero essere girati a terzi o rivenduti sul mercato secondario, gli acquirenti perderebbero all’istante il 60% dell’investimento. Inoltre, l’emissione non è stata autorizzata dall’Assemblea Nazionale, come dovrebbe avvenire per legge, tanto che José Guerra, deputato dell’opposizione ed ex economista alla banca centrale, ha definito il collocamento “illegale”.

Si specula sul fatto che dietro vi possa essere la Cina, che nel marzo del 2015 ha prestato per l’ultima volta a Caracas 5 miliardi di dollari. E’ probabile, infatti, che con questi venti di default, Pechino abbia chiesto rassicurazioni al governo di Nicolas Maduro, spingendolo ad emettere bond a garanzia dei propri crediti. Ad oggi, il governo cinese ha prestato denaro al Venezuela, facendoselo rimborsare in parte con esportazioni di petrolio gratis, pari a 800.000 barili al giorno, oltre un terzo dell’attuale produzione complessiva del paese andino. (Leggi anche: Crisi Venezuela, prestiti Cina in forse)

 

 

 

 

Contrabbando di cibo da parte dei militari

Intanto, l’Associated Press ha denunciato domenica scorsa il contrabbando di generi alimentari da parte dei militari venezuelani, siano essi soldati semplici o generali, che li venderebbero al mercato nero a prezzi 100 volte superiori a quelli imposti dalla legge. Nel paese è in corso una gravissima carenza di ogni tipo di bene, a causa dell’impossibilità di importare prodotti dall’estero per l’assenza di dollari e per via delle norme restrittive sulla produzione, che disincentivano l’offerta interna. (Leggi anche: Venezuela, perché Maduro si ostina a non dichiarare default)

La carenza di beni sta contribuendo a farne esplodere i prezzi, tanto che quest’anno l’inflazione è attesa a quattro cifre dal Fondo Monetario Internazionale, dopo che presumibilmente sarebbe esplosa oltre il 700% nel 2016. Ad aggravare la crisi c’è anche la recente decisione di Maduro di ritirare dalla circolazione le banconote da 100 bolivar, quelle dal taglio più alto e pari al 48% dell’intero cash venezuelano.

Il governo ha nuovamente prorogato la scadenza, oltre la quale le banconote ritirate non potranno più essere scambiate in banca, dal 2 al 20 gennaio. Nel frattempo, la carenza anche di nuove banconote sta rendendo ancora più difficile fare acquisti, quando già risultava arduo fare la spesa anche portandosi dietro valigie di soldi, visto che gli scaffali dei supermercati sono vuoti. Ad essere piene sembrano solo le tasche dei militari e dei funzionari pubblici. (Leggi anche: Venezuela, banconote 100 bolivar valide al 2 gennaio: dollari restano scarsi)

 

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