Crisi Venezuela: emergenza medica, economia collassata, ma default incerto

In Venezuela è emergenza medica, oltre che alimentare. Eppure, il default non datelo così per certo.

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In Venezuela è emergenza medica, oltre che alimentare. Eppure, il default non datelo così per certo.

Chiunque abbia avuto modo di metter piede in Venezuela ha descritto una situazione talmente grave sul piano economico, che quasi non ci si crede che un paese emergente nel 2016 possa vivere in uno stato così degradante. Le file davanti ai negozi e supermercati sono arrivate a durare anche 16 ore ed entrando si può solo fare uno slalom tra scaffali vuoti. Manca di tutto, dal cibo alle medicine, dai pannolini al dentifricio. L’igiene personale è ormai pressoché impossibile da curare adeguatamente, mentre gli intervistati dai media stranieri raccontano di non poter mangiare due volte al giorno, perché non è più possibile reperire cibo a sufficienza per pranzo e cena.

Emergenza medica, economia Venezuela già collassata

La situazione starebbe persino peggiorando, secondo Human Rights Watch, che accusa il presidente Nicolas Maduro di non ammettere le proprie responsabilità e di trovare colpevoli tra la “destra” e gli americani per allontanare da sé l’onta del fallimento di una politica monetaria scriteriata.

Dal 2000 al 2013, ultimo anno disponibile per le stime, i casi di morte per cancro sono più che raddoppiati dai 60 ai 140 ogni 100.000 abitanti. Oggi come oggi, oltre 40.000 persone nel paese da 30 milioni di abitanti sono in attesa di un intervento ospedaliero, mentre 5.000 aspettano un trapianto. Il 90% degli ospedali non dispone più del materiale occorrente per stampare i risultati delle radiografie e sono numerosi i medici costretti a visionarli attraverso le foto da cellulare.

Default Venezuela non così certo

Il paese è già collassato economicamente, ma non per questo è detto che andrà in default, nonostante dai cds emerga un rischio fallimento al 91% entro i prossimi 5 anni. Questo, perché la carenza di dollari per onorare i debiti non preoccupa più di tanto il governo di Caracas, che già negli ultimi due anni ha compresso oltre l’immaginabile le importazioni, sacrificando i consumi della popolazione e colpendo le loro condizioni di vita.

La compagnia petrolifera statale PDVSA dovrà rimborsare entro la fine di quest’anno 4,1 miliardi di dollari, ma il fondo Aberdeen ritiene che non ci sarebbero problemi in tal senso, perché Caracas avrebbe dimostrato di avere a cuore la custodia dell’affidabilità creditizia del paese sopra ogni altra cosa.

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