Crisi Venezuela, dubbi su attentato contro Maduro. La speranza resta nei dollari

Attentato dubbio contro il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. Le immagini raccontano di un fuggi fuggi alla parata militare, mentre la crisi economica nel paese andino degenera.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Attentato dubbio contro il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. Le immagini raccontano di un fuggi fuggi alla parata militare, mentre la crisi economica nel paese andino degenera.

Nel corso di una parata militare per festeggiare l’81-esimo anniversario della Guardia Nazionale, due droni carichi di esplosivo hanno attentato alla vita del presidente Nicolas Maduro e dell’alta dirigenza del governo. Uno è esploso sopra il palco in cui il capo dello stato stava tenendo il suo discorso, un altro davanti. Maduro è rimasto illeso, mentre un video riprende il fuggi fuggi tra i soldati, sette dei quali risultano feriti non gravemente. Il ministro dell’Interno, Nestor Luis Reverol, ha comunicato che sei “terroristi” sono stati arrestati e altri verranno fermati, confermando che l’atto sarebbe stato un tentativo di decapitare i vertici governativi nazionali, in collaborazione con “gruppi di Miami”. Dunque, Caracas accusa più o meno esplicitamente l’America di avere cercato di assassinare il suo presidente, avvalendosi del sostegno degli esuli venezuelani.

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L’episodio divide gli analisti tra chi sostiene che potrebbe essere stato un tentativo del regime di giustificare una ulteriore compressione delle libertà interne per mettere a tacere le opposizioni in una fase economica sempre più drammatica e chi, al contrario, spiega che le immagini dei militari che fuggono davanti a Maduro per salvare la pelle avrebbero indebolito l’immagine del regime, che della sua forza ne ha un punto cruciale di propaganda.

La situazione economica è praticamente indicibile. L’inflazione corre verso il milione percento e il pil quest’anno dovrebbe diminuire per il quinto anno consecutivo, del 18% stando al Fondo Monetario Internazionale. Venerdì, l’Assemblea Costituente, un organo non riconosciuto sul piano internazionale e istituito per esautorare di ogni potere l’Assemblea Nazionale in mano alle opposizioni, ha approvato una norma, che consentirebbe il libero scambio di valuta estera, sinora impedito dai rigidi controlli sul sistema dei cambi. Per il vice-presidente Taresk El-Aissami, si tratterebbe di una “grande opportunità”, di “un nuovo inizio” per il Venezuela. In effetti, se la novità fosse applicata in maniera estesa, potrebbe contribuire largamente a risolvere tanti dei problemi economici di Caracas, originati proprio dalla politica del “bolivar fuerte” introdotta da Hugo Chavez nel 2003 e che ha portato il paese andino alla fame con il collasso delle quotazioni del petrolio. Dal 20 agosto, verranno emesse nuove banconote con 5 zeri in meno, al fine di contrastare psicologicamente l’esplosione quotidiana dei prezzi.

Il sistema dei cambi favorevole alla casta

Stando al cambio ufficiale, un dollaro equivale a 172.800 bolivares, ma al mercato nero di bolivares ne servono 3,8 milioni contro un dollaro. Da quando Maduro è al potere, ossia dall’aprile 2013, il cambio ha perso il 99,9% del suo valore. Nel paese è impossibile trovare valuta straniera e ciò è all’origine del collasso del bolivar, con prezzi in ascesa praticamente di ora in ora. L’unica speranza finora arriva dalle rimesse in dollari degli emigranti. Mediamente, chi vive all’estero invia alle famiglie tra 70 e 100 dollari al mese, denaro prezioso per chi lo riceve, in quanto ha la possibilità di conservare il potere di acquisto e di acquistare a prezzi vantaggiosi i beni disponibili, nonché di permettersi beni e servizi indisponibili al resto della popolazione. Persino l’acqua corrente scarseggia ormai nel paese e in alcuni villaggi arriva con una frequenza di non oltre una volta ogni due settimane. Chi ha dollari, però, riesce ad acquistare l’acqua dalle società private, permettendosi il “lusso” di lavarsi.

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Le probabilità che i controlli sul cambio siano del tutto allentati restano basse. Il governo non ha mai preso in seria considerazione l’ipotesi di giungere a un sistema valutario basato sul libero mercato. Arrivati a questo punto, non ci si spiega il perché, visto che non ha davvero senso mantenere in vita un cambio disfunzionale, che ha già provocato uno dei tassi di inflazione più alti al mondo nella storia. In realtà, da tempo vi spieghiamo come alla base di questa ostinazione non vi è stata solo e tanto la rigidità ideologica “chavista”, quanto un sistema di corruzione diffuso. I pochi privilegiati (militari, burocrati, esponenti del governo, etc.) che hanno sinora avuto accesso ai dollari attraverso il canale ufficiale si sono potuti permettere di moltiplicare in pochi minuti la quantità di denaro loro disponibile, attraverso il disallineamento crescente con il cambio illegale.

Facciamo un esempio: chi oggi avesse la possibilità ancora di scambiare bolivares contro dollari a un tasso di 172.800, riuscirebbe a portare immediatamente la valuta americana così incassata al mercato nero, facendosela pagare oltre una ventina di volte in più. Dunque, scambio 1 milione di bolivares contro 5,8 dollari, che al mercato nero mi equivalgono a 22 milioni di bolivares. Chiaramente, questo gioco è finito per moltiplicare la moneta in circolazione, alimentando l’iperinflazione. Ad ogni modo, chi ancora riesce a compiere queste operazioni e ad accedere al cambio privilegiato ottiene i benefici, scaricando sul resto della popolazione solo miseria. Possibile che un siffatto meccanismo perverso sarà spezzato per via legislativa? Nutriamo forti dubbi a proposito. Ad oggi, il regime di Maduro ha dimostrato di essere capace di tutto, anche di tollerare la malnutrizione in cui ha fatto sprofondare gran parte della popolazione venezuelana, pur di non retrocedere di un millimetro rispetto ai privilegi della casta “chavista”, l’unica sua vera alleata per il mantenimento del potere.

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, economie emergenti, valute emergenti