Venezuela svaluta bolivar del 65%, ma il cambio resta confuso e troppo forte

Bolivar svalutato del 65% in Venezuela, dove il governo genera ancora più confusione sul sistema di cambio, fonte di miseria e corruzione. Oggi l'asta per distribuire dollari a individui e imprese.

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Bolivar svalutato del 65% in Venezuela, dove il governo genera ancora più confusione sul sistema di cambio, fonte di miseria e corruzione. Oggi l'asta per distribuire dollari a individui e imprese.

Mentre il Venezuela sprofonda ogni giorno nell’abisso con violenze di piazza, che stanno degenerando persino in linciaggio fatali ai danni di sospetti spie al soldo del governo, il suo governo annuncia per oggi l’ennesimo sistema di cambio tra bolivar e dollari, il quinto in quattro anni per l’esattezza. Parliamo del cosiddetto Dicom, un’asta per l’assegnazione di dollari a quanti – cittadini e imprese – ne facciano richiesta, in un’economia dove non esiste più valuta straniera disponibile per importare alcunché dall’estero.

I primi potranno domandare fino a 400 dollari ogni trimestre, le seconde fino a 400.000 al mese al tasso di cambio compreso nel range di 1.800-2.200, quando sulla piattaforma semi-libera istituita due anni fa, un dollaro viene ancora scambiato contro 728 dollari. Ignoto l’importo che verrò distribuito, che certamente risulterà di gran lunga inferiore alla fame di dollari del mercato.

A conti fatti, è come se il governo di Nicolas Maduro stesse svalutando il cambio di una media del 65%. Può sembrare tanto, ma considerando che al mercato nero un dollaro scambia oggi a più di 5.900 bolivar, saremmo ancora lontanissimi dall’avere individuato un equilibrio. Il tasso fisso ufficiale, utilizzato solamente per le importazioni di cibo e medicine, resta di 10, ovvero quasi 600 volte più forte di quello illegale, ma più attendibile. (Leggi anche: Crisi Venezuela, annunciato ennesimo tasso di cambio)

Crisi Venezuela ha origine dal cambio confuso

L’estrema confusione generate dalla complessità nel sistema di cambio sarebbe proprio all’origine di questa devastante crisi per il Venezuela. Nel 2003, l’allora comandante in capo Hugo Chavez introdusse un cambio fisso contro il dollaro per arrestare la fuga dei capitali. L’esperimento resse fino al 2013, data della sua morte, quando le distanze tra il cambio ufficiale e quello vigente sul mercato nero iniziarono ad ampliarsi, a seguito anche del crollo delle quotazioni del petrolio, che per Caracas significa il 95% del valore delle sue esportazioni. Da allora, sotto Maduro, il bolivar sul mercato nero ha perso il 99,6%.

Svalutare il cambio ufficiale viene percepito come un rischio per Caracas, che teme di non essere così più nelle possibilità di onorare il debito estero.

Senonché, il mancato default ricade sulle spalle dei suoi 30 milioni di abitanti, che ogni giorno fanno i conti con una carenza di beni primari stimata all’80%, costretti a lunghe file davanti ai negozi per accedervi e scoprire dopo ore di attesa che gli scaffali sono vuoti. (Leggi anche: Crisi Venezuela, bolivar dovrà essere sostituito)

Moneta si moltiplica e popolazione soffre la miseria

In realtà, l’istituzione di almeno due sistemi di cambio è anche fonte di corruzione e possibile reale motivazione per cui Maduro si ostina a non lasciare fluttuare il bolivar sul mercato, nonostante un’inflazione esplosa intorno al 700% e che quest’anno potrebbe schizzare oltre il 2.000% per il Fondo Monetario Internazionale. Al cambio fisso ufficiale, è noto, possono accedere solamente alti funzionari dello stato e militari. Essi sono gli unici, quindi, a potere scambiare bolivar contro dollari a un cambio di appena 10:1, quando un attimo dopo potrebbero ri-scambiare i dollari così ottenuti a un tasso di quasi 730 sul Simadi, la piattaforma semi-libera gestita dal governo, o a uno di 5.900 sul mercato nero.

Dunque, il “fortunato” che riuscisse, per ipotesi, a scambiare 10.000 bolivar al tasso fisso di 10, otterrebbe 1.000 dollari. Subito dopo, potrebbe portare tale valuta pesante al mercato nero, ottenendo 5,9 milioni di bolivar, oppure al Simadi, riscuotendone 730.000, realizzando un profitto prossimo al 100% in entrambi i casi. I pochi vicini al governo, quindi, continuerebbero ad arricchirsi, aumentando esponenzialmente la moneta in circolazione come la moltiplicazione biblica dei pani e dei pesci, ma facendo pagare lo scotto al resto della popolazione, caduta nella miseria più cupa, tra prezzi stellari e beni inesistenti. (Leggi anche: Perché Maduro si ostina a non dichiarare default?)

 

 

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