Crisi Venezuela, annunciato ennesimo tasso di cambio e l’import crolla ancora

Ennesimo cambio in Venezuela, dove il bolivar ha quasi azzerato il suo valore sotto il regime di Maduro. Importazioni crollate di un quarto a gennaio, mancano dollari per comprare anche cibo e medicine.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Ennesimo cambio in Venezuela, dove il bolivar ha quasi azzerato il suo valore sotto il regime di Maduro. Importazioni crollate di un quarto a gennaio, mancano dollari per comprare anche cibo e medicine.

Nel corso di un discorso in TV, il presidente Nicolas Maduro ha annunciato l’entrata in vigore dalla prossima settimana di un nuovo tasso di cambio, al posto di quello oggi noto come Dicom, che si affianca al cambio fisso ufficiale di 1:10 contro il dollaro e che esita un rapporto di 710. Considerando che al mercato nero, un dollaro viene scambiato contro 3.000 bolivar, nemmeno la piattaforma di semi-mercato sta garantendo al Venezuela l’accesso sufficiente alla valuta pesante, la cui carenza è stimata intorno ai 10-12 miliardi di dollari. E così, dopo un’infinità di tentativi di dribblare il mercato con la creazione di cambi artificiali, eccone un ennesimo in arrivo, che quasi certamente si rivelerà del tutto inadeguato a consentire al paese di intrattenere sufficienti scambi commerciali con l’estero.

Non si conoscono i dettagli sul nuovo tasso di cambio, ma si può solo presupporre che sarà fissato a livelli più deboli di quelli attuali, ovvero in un range compreso tra i 710 del Dicom e dei 3.000 del mercato nero. (Leggi anche: Default Venezuela evitato dimezzando le importazioni)

Crollano ancora le importazioni in Venezuela

Il 95% del valore delle esportazioni del Venezuela è dato dal petrolio, le cui quotazioni internazionali si sono più che dimezzate rispetto alla metà del 2014, aggravando una crisi già in auge nel paese andino e che si sta trasformando in una vera carestia, con carenza di generi alimentari e persino di medicine. Secondo la società finanziaria Torino Capital, a gennaio le importazioni venezuelane sono diminuite del 23,5% a 800 milioni di euro, segnando un crollo del 73,9% nei 5 anni.

Da quando Maduro è in carica, ovvero da 4 anni, il bolivar ha perso il 99,3% del suo valore, anche in conseguenza di un’inflazione esplosa nel 2016 nel range del 480-720% e attesa per quest’anno al 1.600% dal Fondo Monetario Internazionale. (Leggi anche: Guerra del pane in Venezuela)

L’altra strada percorsa dall’Egitto

La situazione economica è spaventosa, quando sarebbe bastato ricorrere in tempo a una necessaria svalutazione del cambio, consentendo al bolivar di fluttuare liberamente sui mercati e alle importazioni di potere essere effettuate, grazie all’afflusso di valuta straniera, oggi praticamente inesistente. Un esempio di recente è stato offerto dall’Egitto, che alle prime avvisaglie di carenza di beni, per effetto di un cambio fisso sopravvalutato che rendeva scarse le importazioni, ha svalutato la lira, assistendo a un afflusso di dollari e tirando un sospiro di sollievo sul fronte degli scambi commerciali. (Leggi anche: Crisi in stile Venezuela evitata in poche settimane, l’Egitto da una lezione a Caracas)

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, valute emergenti